Il Tirreno

«Ci sentiamo abbandonati e in pericolo»

di Alessandro De Gregorio
«Ci sentiamo abbandonati e in pericolo»

Furto nella notte, il bottino ritrovato poco più in là in una casa occupata abusivamente. Lo sfogo di un imprenditore

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PIOMBINO. Gli hanno spaccato la porta e svuotato mezzo negozio. Poi hanno nascosto la refurtiva cento metri più in là, nel cortile di una casa abbandonata. Grazie a una segnalazione, insieme ai carabinieri ha recuperato quasi tutto. Ma Ciro Caputo, 26 anni, non è rincuorato. E non è solo amareggiato. Si sente proprio ferito: «Sono sicuro, è stato uno di quelli che vivono in quella casa abbandonata. Ragazzi ai quali non ho mai negato una sigaretta, due spiccioli, un favore. Gli stessi che vanno a mangiare qui accanto alla mensa dei poveri e che poi magari tornano a rubarci...».

Caputo da un anno e mezzo ha aperto un negozio in via Landi, l’Edilgarden Piombino. Vende materiale sanitario ed edile: rubinetti, rivestimenti, mattonelle eccetera. Intorno alle 4 di mercoledì i ladri, con un martello, hanno spaccato il vetro della porta. Si sono anche feriti, lasciando tracce di sangue in terra. Hanno portato via cassette per wc, miscelatori, un computer, un monitor, una stampante, un cordless. Prima di fuggire, hanno distrutto il modem dell’Adsl. Qualche vicino ha sentito il colpo sulla vetrina, ma nessuno ha visto.

«Mentre i carabinieri eseguivano i rilievi – spiega Caputo – un ragazzo mi ha detto di aver visto qualche oggetto nel cortile di quella casa. Così siamo andati ed era quasi tutto lì, nel giardino, gli oggetti ancora incellofanati e coperti da onduline».

La casa è in fondo a via Landi, al numero 2 di via Lucca. C’è un cancello, in teoria non ci vive nessuno. In realtà ci dormono in tanti. Senzatetto, immigrati, italiani, tossicodipendenti. Mercoledì mattina c’erano solo due persone, fra cui quel Joseph di cui abbiamo parlato ieri sul Tirreno (colui che poi, qualche ora dopo, era andato a creare nuovi problemi al panificio Romagnoli di via Torino). Entrambi sono stati identificati dai carabinieri ma hanno detto di non sapere niente di quegli oggetti.

Caputo ha trascorso il resto della giornata riparando i danni, mettendo a posto, rinunciando a lavorare. Il cordless lo ha trovato ieri, era sotto un’auto. Un migliaio di euro di spese vive, senza considerare il mancato guadagno. «Ma non è tanto il danno – prosegue il giovane – quanto la sensazione di essere abbandonati e in pericolo. Quella casa è sempre piena di gente, la sera è un viavai. E non ne faccio una questione di nazionalità, figuriamoci, sono di origini meridionali e detesto i razzisti. Io parlo di sicurezza e qui niente è sicuro. A cominciare dalle auto che sfrecciano da mattina a sera. Abbiamo chiesto dissuasori, invano. Ma soprattutto quella casa è fuori da ogni controllo. Eppure siamo a 500 metri dal centro».

Una periferia a due passi dal centro. Via Landi evoca ancora la strage del 1998, quando il giovane Simone Cantaridi sterminò la sua famiglia e fece saltare il palazzo. Da allora, a margine di quel terribile caso di cronaca, ci si accorse che via Landi qualche problema ce l’aveva. Anche la casa di via Lucca. Se ne parla da anni ma è sempre lì: un rifugio per disperati ma anche per ladri, spacciatori ed eroinomani.

Mentre parliamo, passa gente a gruppi. È l’ora di pranzo e sono tutti diretti lì accanto, alla San Vincenzo de’ Paoli. Un paio si scambiano alcuni involucri e si salutano: uno va a mangiare, l’altro si dirige verso via Portovecchio. «Alcune di queste persone che vengono tutti i giorni a mangiare vivono in quella casa – conferma Cristina Guerra, volontaria della San Vincenzo -. Da noi ci sono stranieri e italiani, immigrati e padri divorziati. Ogni giorno serviamo una quarantina di pasti. È gente tranquilla, perbene, povera ma dignitosa. Ma non tutti. Non mancano i piantagrane. Tipo Joseph o altri che poi magari ci chiamano “mafiosi”. Sono una minoranza. Però i problemi li creano». Alla San Vincenzo li hanno creati anche di recente, tre giorni prima di Natale, quando qualcuno ha forzato la porta per rubare alcuni panettoni. «Questa zona non è sicura - dice Guerra -. Non lo è mai stata e ora lo è ancora meno. Ne parleremo il 15 con l’assessore Claudio Capuano, anche noi siamo stati invitati alla riunione in Comune».



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