Il Tirreno

Rebrab conferma trattative in corso

di Valeria Parrini
Rebrab conferma trattative in corso

Mentre si aggrava la crisi di liquidità sale la preoccupazione dei lavoratori riuniti al Perticale

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PIOMBINO. In centocinquanta, secondo stime sindacali, hanno partecipato all’assemblea del Perticale voluta da Fim, Fiom e Uilm all’indomani dell’incontro lampo col ministro Carlo Calenda. Nuovo incontro a Roma martedì prossimo per dare tempo ai tecnici di preparare gli atti con cui puntare alla cosiddetta “insolvenza prospettica”. Preludio di un nuovo commissariamento. Obiettivo finale, indurre Issad Rebrab a cedere la fabbrica. Intenzione peraltro confermata ieri dal gruppo algerino insieme a trattative in corso con soggetti interessati all’acquisto.

Nel salone del Perticale la preoccupazione è tangibile. Perchè, di là da una prospettiva totalmente incerta, la crisi di liquidità si fronteggia sempre peggio. E anche questo è emerso dagli interventi. L’acquisto in India della nave di blumi necessari a coprire la commessa di rotaie per Rfi potrebbe incidere sul pagamento regolare dello stipendio ai 200 lavoratori che ruotano ogni giorno nei reparti e della quota di cassa integrazione in deroga a carico dell’azienda.

Niente microfono. Si parla a voce alta. C’è chi la perde, la voce. Dall’esasperazione. Perchè dietro le parole ci sono le persone. Lo ricorda Marco Di Rosa, un (ex)operaio della Deca, a pochi minuti dalla conclusione dell’assemblea. Licenziato, come molti colleghi dell’indotto: «Per noi nessuna garanzia fin dall’inizio. E’ mancata una visione che includesse tutti. Dove è un piano B? Si sta qui ad ascoltare tanti discorsi».

Affermazione rivolta alle segreterie sindacali, intervenute con Lorenzo Fusco (Uilm), Fausto Fagioli (Fim) e Davide Romagnani (Fiom) che hanno ricordato i passaggi pricipali della vicenda, tratteggiato il quadro attuale e gli scenari futuri, gravati dal tempo. Che non c’è più. Ci sono invece, per i tre sindacati, gli sbocchi a mare (questione concessioni marittime), i rapporti storici di fornitura con Rfi insieme alle risorse professionali, a costituire un patrimonio da salvaguardare, in grado di rendere appetibile l’acquisto da parte di nuovi imprenditori.

Tutte d’accordo, le tre sigle, sulla necessità di un allontanamento di Rebrab e sulla possibilità che alla fine il fallimento possa essere il male minore.

Di opinione diversa l’Usb. Massimo Lami evidenzia le responsabilità del governo e i rischi che determinerebbe l’uscita di Rebrab. Tanto da sollecitare il ritiro del contenzioso legale. Anche Paolo Francini (Camping Cig) tira in ballo il governo da cui si aspetta un’azione specifica per l’area siderurgica piombinese anche da un punto di vista legislativo come per Taranto mentre Claudio Lucchesi (Ugl) ipotizza un intervento di Rfi per l’acquisizione dei treni di laminazione, riprendendo un’affermazione attribuita al governatore Enrico Rossi.

Fonti vicine a Cevital avrebbero evidenziato che i contatti con i possibili acquirenti sarebbero messi in difficoltà dalle pressioni ricevute, anche tramite media, con le ultime dichiarazioni sulla vicenda. Secondo le stesse fonti, Cevital avrebbe anche chiesto aiuto al governo per individuare possibili acquirenti, che conferma ci siano, ma che questo aiuto non ci sarebbe stato.

«Bene la ferma presa di posizione del ministro dello sviluppo economico su Aferpi», afferma il sottosegretario Silvia Velo. «Concordo pienamente - dice - sulla scelta di puntare a far dichiarare l'insolvenza prospettica dell'algerina Cevital».

Per Velo «si tratta indubbiamente della strada più rapida per riprendere in mano le acciaierie, da affidare all'amministrazione straordinaria, garantendo così continuità all'attività industriale e allo stesso tempo lasciando spazio a imprenditori realmente interessati a Piombino, asset strategico dell'acciaio a livello nazionale. Rebrab - chiude la parlamentare - ha fatto perdere al territorio e al governo due anni, dimostrando tutta la sua inaffidabilità. Ora sta tentando di lasciare i lavoratori in un inaccettabile limbo. Questo non glielo consentiremo».

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