Il Comitato: «Le cave frenano lo sviluppo»
Campiglia, polemica sulla scarsa trasparenza dell’attività «L’edilizia è crollata, l’estrazione deve essere ridotta»
CAMPIGLIA. Il Comitato per Campiglia si dice preoccupato per il nuovo Piano regionale cave a cui sta procedendo la Regione, che avrà effetti sulle cave di Monte Calvi, Monte Valerio e San Carlo. «C’è ambiguità sulle attività estrattive laddove si parla di privilegiare il riuso dei materiali assimilabili agli inerti di cava» denuncia in una nota. E accusa di scarsa informazione il Garante della Regione e l’amministrazione campigliese. Il Cdc ha letto i documenti preliminari al Prc, per capire quali potrebbero essere le ricadute sulla Val di Cornia zsotto due aspetti: la convenienza sociale ed economica della persistenza di cave di inerti, la volontà pubblica di potenziare l’utilizzo degli scarti di lavorazione delle acciaierie in quanto riciclabili». Strumento prioritario di sopravvivenza delle comunità locali, l’attività estrattiva ha generato lavoro e benessere, ma, secondo Primi, ci sono casi in cui ha perso questa funzione, diventando addirittura un ostacolo allo sviluppo di altre attività che creano occupazione e prosperità. «È il caso del turismo in Val di Cornia – precisa – in particolare quello culturale, attivabile per un lungo periodo dell’anno, che è incompatibile con il drammatico impatto paesaggistico determinato dalle attività estrattive. Sotto quest’aspetto il caso del Parco Archeo-minerario di San Silvestro è emblematico visto che una struttura di importanza europea non potrà mai svilupparsi per colpa della presenza della cava di Monte Calvi il cui peso in termini di occupazione è sempre meno significativo considerando che negli 15 anni si sono sviluppati altri e più promettenti settori economici». Che quello estrattivo sia un modello economico da ridimensionare o far scomparire in virtù di altre risorse economiche? Si chiede il Cdc. Altro aspetto, l’individuazione dei materiali oggetto delle attività estrattive: nei documenti preliminari si distingue solo tra materiali per l’industria e costruzioni e materiali per usi ornamentali. «Per meglio valutare l’estrazione effettivamente necessaria – prosegue – andrebbero distinti i materiali indirizzati alle industrie da quelle destinate all’edilizia». Oggi, visto però il crollo del 50% dell’attività edilizia tra il 2007 e il 2014, «sarebbe consigliabile – afferma – utilizzare nelle cave del Campigliese solo quel calcare cristallino puro» richiesto dall’industria chimica, vetraria e altri. Osservazioni che si riallacciano al tema “sottaciuto” nel Pcr dell’uso dei materiali riciclabili e destinabili all’edilizia. «In tutte le pagine – sostiene – si ripete che bisogna privilegiare il riuso dei materiali assimilabili». Tra cui include i rifiuti dell’attività metallurgica (scorie di Piombino) e mineraria (fanghi rossi di Scarlino). «Poi ci si riferisce – aggiunge – quasi esclusivamente alle attività edilizie di demolizione e costruzione. Questo nel caso della Val di Cornia, e non solo, elimina dal conto dei materiali a disposizione i milioni di metri cubi esistenti a Piombino e riutilizzabili con l’impianto di Rimateria». Infine «nel periodo 2014-2024 è previsto un incremento medio annuale nei settori dell’industria estrattiva e della lavorazione di minerali non metalliferi dell’1,1% – precisa –. Questo vuol dire che le previsioni del Paerp di Livorno del 2014 in base al quale sono state dimensionate le concessioni per le cave di Monte Calvi, Monte Valerio e San Carlo sono del tutto campate in aria perché i fabbisogni sono stati fortemente sovrastimati e non si è preso in considerazione l’apporto che i materiali riciclati sono realmente in grado di dare».
Annalisa Mastellone
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