Il Tirreno

COMMERCIANTI CORAGGIOSI

Regalare bellezza oltre la vetreria Petri, una sfida vinta

di Cecilia Cecchi
Franco Petri e Luciana Giannotti (foto Paolo Barlettani)
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Franco Petri e Luciana Giannotti (foto Paolo Barlettani)

Da un negozio aperto dal suocero licenziato dalla Magona «Istituto d’arte a Pisa, dal 1974 qui anche mosaici a colori»

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PIOMBINO. Conchiglie, pesci, corallo (di vetro), ma anche mimosa che fiorisce dai piatti e murrine, tante. Alla parete finestroni da fortezza medievale, che sono mosaici di colori.
Ed è solo la prima delle sale della vetreria artigiana di Franco Petri, in via Carlo Pisacane 80. Così dal 1974, cioè da quando se ne occupa soprattutto Franco, ad aiutarlo la moglie Luciana Giannotti, anche se, in realtà, il negozio esiste da fine anni Cinquanta. «Un piccolo negozio allora. L’aveva aperto mio suocero Libero Giannotti che era stato licenziato dalla Magona dove faceva il vetraio…» racconta Petri.

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Da ricordare che la “Vetreria piombinese” è in via Zara dal 1930, e pur avendo cambiato proprietà dal fondatore Ginanneschi, resta specializzata nella lavorazione di vetri industriali.
Franco Petri, però, ha aggiunto al servizio di sostituzione, installazione e lavorazione artigianale del vetro su misura la sua preparazione e passione per l’arte.

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A fare da sfondo c’è Piombino coi suoi momenti bui, ma si spera oggi come allora apripista di nuove opportunità.
«Sono nato a Cortona – ricorda Franco Petri –. Il mio babbo era ferroviere e siamo stati trasferiti qui. A scuola ho frequentato il ginnasio, c’era già mia sorella. Mi sarebbe piaciuto da subito, andare all’Istituto artistico. Così, quando mia sorella si è iscritta all’Università, ho colto l’occasione per passare anch’io all’Istituto d’arte del vetro a Pisa. E per poter gestire meglio la situazione babbo si era fatto spostare a San Rossore. Poi – aggiunge Petri – Sono andato all’Accademia d’Arte di Firenze, ma era il 1969…. davvero difficile frequentare l’Università in quegli anni, portare avanti lo studio. Anche se ho sempre cercato di dare una mano alla famiglia facendo il cameriere«.
«Ormai in ritardo con tutto, il militare l’ho fatto nella Folgore, a Livorno, per stare vicino ai miei e alla mia fidanzata. Da quando ci siamo incontrati al liceo classico con Luciana non ci siamo più lasciati». Praticamente in negozio, sempre insieme. «Nel 1972 il concorso in ferrovia – dice Franco –. Assunto nel personale viaggiante ma proprio non era il lavoro per me. Ho provato ad andare avanti mantenendo i contatti con l’Istituto d’arte e dando una mano a mio suocero...».

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Istituto d’arte a Pisa, in quegli anni, voleva dire opportunità con la Saint-Gobain: stabilimento a Pisa da fine Ottocento, proprio per la produzione del vetro.

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«Esclusa la soffiatura che ha bisogno di forni speciali come ci sono solo a Venezia e a Colle Val d’Elsa – spiega Petri – le vetrate d’arte sono sempre state la mia passione. Grazie ai contatti con la mia scuola ho avuto accesso agli acidi necessari per fare le incisioni...». Ecco la svolta per la vetreria; impronta artigianale, soprattutto artistica e prime esposizioni fin dalla nascita della Fiera mostra a Venturina. «Tanti restauri con la Soprintendenza, a Lucca, nelle cappelle medievali – conferma – mie le vetrate della chiesa del Gabbro. Coi della Gerardesca abbiamo allestito un laboratorio a Castagneto». Creare bellezza da un’attività anche utile, è già la storia di una sfida vinta.
 

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