Il Tirreno

Il commercio non regge, aumentano le chiusure

di Luigi Cignoni
Il commercio non regge, aumentano le chiusure

Prezzi degli affitti, pressione fiscale e vendite on line penalizzano i negozianti. Confcommercio: la stagionalità diventi di 9 mesi per non pagare tasse maggiorate

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PORTOFERRAIO. Sconti del 70 ma anche dell’80% su tutti gli articoli. La scritta a caratteri cubitali campeggia sulla vetrina di un negozio di abbigliamento nella zona del porto. Ma non si tratta di sconti stagionali, bensì di cessazione dell’attività commerciale.

Un’ennesima bottega costretta ad alzate bandiera bianca. La punta di un malessere che da tempo serpeggia in città, la coda estrema di una crisi economica difficile da mettersi dietro alle spalle.

E in Darsena medicea, come dire in piazza Martiri dell’Oliveta a Portofino o in corso Vittorio Colonna a Ischia, cioè in luoghi di assoluto richiamo dal punto di vista turistico più fotografati e reclamizzati, un altro negozio chiude i battenti. «Non ci si fa più a stare al passo – dicono i responsabili – Troppe spese. Troppo alti gli affitti e troppi balzelli. Ma soprattutto non circola denaro».

E’ così da tempo. Un’emorragia, questa, difficile da tamponare. Sono decine gli esercizi pubblici che hanno abbassato recentemente la saracinesca in centro storico. Ma anche nell’immediata periferia. «Per esempio – commenta un altro esercente - i negozi di ferramenta prima prosperavano. Ora sono ridotti a uno in via Carducci e uno più piccolo e ridimensionato alle Antiche Saline».

«Il commercio – sostiene Franco De Simone, presidente della Confesercenti - è il primo settore dell’economia elbana a risentire dei cambiamenti. E’ in atto una rivoluzione sotto i nostri occhi che sta trasformando le strategie di vendita. In un futuro non molto lontano – continua – non vedremo più le commesse dietro ai banconi a servirci, bensì sarà tutto computerizzato. Ne dobbiamo prendere atto. Questi sono i tempi. E francamente devo ammettere che me ne dispiace, soprattutto per chi non riesce ad adattarsi. Però una cosa mi preme evidenziare – aggiunge De Simone – Continuando di questo passo vedremo i nostri centri storici a poco a poco svuotarsi. A catalizzare la gente e a spingerla in città sono i negozi. Nel momento in cui mancheranno, ne pagheremo le conseguenze in termini di servizi e di varie prestazioni».

La presenza di esercizi commerciali nei vari centri storici dell’Elba è indispensabile per far sì che continuino a essere abitati. L’altra faccia è l’abbandono. Ne è fermamente convinta ad esempio la sindaca di Marciana, Anna Bulgaresi, che ha chiesto ai commercianti una turnazione perché non cessino l’attività durante la stagione invernale, per rispetto soprattutto della popolazione residente anziana.

Franca Rosso, presidente della Confcommercio, ha una proposta. Anzi un patto sociale da formulare e (perché no) stringere con gli elbani. «In primo luogo – puntualizza – con gli amministratori pubblici. Li invitiamo a considerare la stagionalità non più su 6 bensì su 9 mesi, come ha previsto la stessa Regione. Ecco perché alcune aziende al sesto mese cessano per non dover pagare maggiorata la tassa sui rifiuti. Così pure il suolo pubblico. In seconda battuta mi rivolgo agli elbani, che diano lavoro a chi ha investito sul territorio e non alla grande distribuzione che farà pure prezzi scontati, ma quei soldi non torneranno più all’Elba. Cerchiamo in tutte le maniere di salvaguardare l’economia della nostra isola. Perché se non agiremo in questa maniera – conclude con molto realismo Rosso – andremo a finire male. E allora sarà un guaio per tutti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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