Il Tirreno

Quelli che aiutano i bambini in difficoltà e i loro genitori

di Claudia Guarino
Quelli che aiutano i bambini in difficoltà e i loro genitori

L’associazione “Ci sono anch’io Onlus” opera dal 2008 «Vorremmo solo un maggior sostegno delle istituzioni»

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PIOMBINO. Nelle stradine strette del centro storico, in alcune ore del giorno, i raggi del sole non riescono a farsi largo tra i palazzi. È mattina quando andiamo in via Giuseppe Garibaldi e l’aria fredda dell’inverno striscia indisturbata tra i vicoli. Al civico 15/A fa capolino una saracinesca grigia che, aperta per metà, incornicia un cartello bianco e azzurro su cui è scritto “Ci sono anch’io Onlus”. L’associazione, costituita nel 2008, è nata dall’iniziativa di alcuni genitori che, avendo figli in difficoltà, hanno deciso di unirsi per cercare soluzioni.

“Ci sono anch’io”, in particolare, è impegnata nella tutela dei minori affetti da disturbi dell’apprendimento e dell’età evolutiva, come ritardo del linguaggio o deficit psico-fisico-relazionale. Dal 2016 è attivo anche un progetto mirante ad aiutare i bambini affetti da autismo, sostenuto dai donatori della campagna “Sporcatevi le mani” della fondazione “I Bambini delle Fate” e prevede una terapia di acquaticità svolta in piscina. «Cerchiamo di operare nel migliore dei modi possibile. Ci avvaliamo del lavoro di psicologi, logopedisti e fisioterapisti al fine di favorire la crescita dei bambini e la loro integrazione all’interno di scuola e società – dice Paola Barberi, presidente dell’associazione – Dobbiamo poi ricordarci che anche i genitori hanno bisogno di aiuto». Affrontare il disagio dei propri figli è qualcosa che mette alla prova e scava dentro. Spesso le famiglie perdono la propria intimità e smarriscono la dimensione quotidiana, per questo «sono organizzate sedute di psicoterapia e lezioni di tango», aggiunge Barberi. Perché dietro ogni bambino in difficoltà c’è una famiglia, la quale ha bisogno di un sostegno per lottare ogni giorno al fianco dei propri figli. Per questi ultimi, invece, sono organizzati vari servizi. Uno di essi è la circomotricità le cui attività, seguite da medici specializzati, si tengono in palestra e sono finalizzate a favorire l’acquisizione della consapevolezza del proprio corpo, attraverso la fruizione di un ambiente stimolante. Ci sono poi trattamenti svolti in acqua e attività di pet therapy, come l’ippoterapia.

«Una o due volte a settimana andiamo in pullman al Circolo ippico Palazzi di Follonica e portiamo i bambini a svolgere attività con i cavalli insieme a una psicoterapeuta – racconta Barberi – In primo luogo c’è la conoscenza dell’animale, che viene accarezzato e spazzolato, poi si sale in sella. Il cavallo è utile perché favorisce la verbalizzazione e genera stimolazione sensoriale».

Oltre alle sedute individuali sono organizzate anche attività di gruppo, per favorire lo sviluppo di competenze relazionali, e azioni miranti alla conoscenza della natura come la costruzione dell’orto. Circomotricità, acquaticità e ippoterapia per favorire la stimolazione sensoriale e prendere consapevolezza del proprio corpo dunque. Scopi che sono alla base anche delle lezioni di Tai chi, servizio attivo da due anni che prevede una decina di lezioni miranti a favorire anche lo sviluppo della coordinazione. Dal primo gennaio è inoltre attivo il progetto “Un giorno in più”, finalizzato ad allietare il tempo libero attraverso uscite e gite sul territorio. «Sono attività organizzate il sabato e la domenica, quindi i volontari magari lasciano da parte la propria famiglia per partecipare – sostiene Barberi – Ma lo facciamo volentieri, abbiamo formato un bel gruppo e non sentiamo la fatica. Vorremmo solo un maggiore sostegno delle istituzioni, non per forza economico. A volte fa piacere anche solo la presenza».

Per far fronte alle varie attività, l’associazione usufruisce della piscina, messa a disposizione dalla Società nuoto Piombino, e della palestra Coop, disponibile attraverso l’affiliazione alla Uisp. Ci sono poi i locali del Centro giovani utilizzati per incontri e colloqui, e la sede di via Garibaldi. «Dal 2015 - conclude Elisa Zanotti, referente dei volontari - con l’aumento dei servizi e delle problematiche pervasive, come l’autismo, il gruppo dei volontari è cambiato. Il volontario viene impiegato subito per la logistica e l’organizzazione di eventi, ma prima di entrare in contatto co i bambini deve intraprendere un percorso motivazionale con la psicologa e una serie di formazioni. Non tutti sono adatti a stare con i bambini, a maggior ragione se questi vivono situazioni di disagio. Non si diventa volontari per rispondere ai propri bisogni, è necessario essere un foglio bianco».

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