Sicurezza
Povertà, anche Venturina chiede aiuto all’Avis
In aumento le famiglie (al momento sono 32) sostenute dal progetto Buon fine Ma c’è pure chi si vergogna della propria situazione e rifiuta gli aiuti alimentari
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CAMPIGLIA. Il disagio sociale connesso alla crisi economica colpisce anche Venturina. I numeri, certo, non sono alti come quelli di Piombino, dove la San Vincenzo de’ Paoli distribuisce circa 15.000 pasti all’anno ai bisognosi, ma «la situazione è peggiorata. Si registra infatti un aumento del numero di famiglie che chiedono aiuto per sopperire alle necessità della vita», dice Renato Capitani, presidente della sezione Avis del comune di Campiglia.
Avis è impegnata da oltre un anno, come associazione capofila, nel progetto Buon fine, iniziativa volta alla distribuzione di alimenti alle famiglie in difficoltà. Nell’iniziativa sono coinvolti anche il Comune, l’Asl, la Consulta del sociale, Unicoop Tirreno, i panifici Acquafresca e Moscardini di Venturina e la cooperativa Terre dell’Etruria. Nato nel 2013, il servizio Buon fine era in un primo momento gestito da Auser, fino al subentro di Avis a febbraio 2016. Attualmente sono 32 le famiglie che usufruiscono degli aiuti alimentari, cinque delle quali residenti a Riotorto, per un totale di 16 bambini e 76 adulti.
«Le famiglie bisognose sono indirizzate qui dagli assistenti sociali. Sono nuclei, sia formati da italiani, 18 su 32, sia composti da stranieri, con un Isee molto basso». I volontari di Avis, quindici in tutto, il martedì e il venerdì, all’orario di chiusura dei negozi, fanno tappa nei panifici Acquafresca e Moscardini per prendere pane e focaccia in avanzo. La sera, poi, passano dal punto vendita della Coop, dove trovano soprattutto prodotti vicini alla data di scadenza. Il martedì pomeriggio, infine, i volontari si recano nella sede di Terre dell’Etruria, la quale mette a disposizione frutta e verdura. I prodotti donati dai negozi sono destinati alla composizione dei pacchi alimentari, che vengono ritirati dalle famiglie due volte a settimana. La quantità di cibo a disposizione dei bisognosi, poi, aumenta in occasione delle raccolte alimentari organizzate annualmente fuori dai supermercati.
«Lo scorso anno sono state due e ci hanno permesso di distribuire anche pasta, olio e pomodori», dice Capitani. Coloro che risultano destinatari degli aiuti di Buon fine devono poi recarsi ogni tre mesi dagli assistenti sociali per rinnovare il proprio mandato. «C’è stato anche chi ha deciso di rinunciare al pacco perché nel frattempo ha trovato un lavoro. Però, in generale, l’impressione è che il disagio sia aumentato nel tempo, considerando anche che da noi vengono solo le persone che hanno avuto il coraggio di rivolgersi all’Asl. Ma c’è anche chi, pur essendo in difficoltà, si vergogna della propria situazione e non cerca aiuto».
Claudia Guarino
Avis è impegnata da oltre un anno, come associazione capofila, nel progetto Buon fine, iniziativa volta alla distribuzione di alimenti alle famiglie in difficoltà. Nell’iniziativa sono coinvolti anche il Comune, l’Asl, la Consulta del sociale, Unicoop Tirreno, i panifici Acquafresca e Moscardini di Venturina e la cooperativa Terre dell’Etruria. Nato nel 2013, il servizio Buon fine era in un primo momento gestito da Auser, fino al subentro di Avis a febbraio 2016. Attualmente sono 32 le famiglie che usufruiscono degli aiuti alimentari, cinque delle quali residenti a Riotorto, per un totale di 16 bambini e 76 adulti.
«Le famiglie bisognose sono indirizzate qui dagli assistenti sociali. Sono nuclei, sia formati da italiani, 18 su 32, sia composti da stranieri, con un Isee molto basso». I volontari di Avis, quindici in tutto, il martedì e il venerdì, all’orario di chiusura dei negozi, fanno tappa nei panifici Acquafresca e Moscardini per prendere pane e focaccia in avanzo. La sera, poi, passano dal punto vendita della Coop, dove trovano soprattutto prodotti vicini alla data di scadenza. Il martedì pomeriggio, infine, i volontari si recano nella sede di Terre dell’Etruria, la quale mette a disposizione frutta e verdura. I prodotti donati dai negozi sono destinati alla composizione dei pacchi alimentari, che vengono ritirati dalle famiglie due volte a settimana. La quantità di cibo a disposizione dei bisognosi, poi, aumenta in occasione delle raccolte alimentari organizzate annualmente fuori dai supermercati.
«Lo scorso anno sono state due e ci hanno permesso di distribuire anche pasta, olio e pomodori», dice Capitani. Coloro che risultano destinatari degli aiuti di Buon fine devono poi recarsi ogni tre mesi dagli assistenti sociali per rinnovare il proprio mandato. «C’è stato anche chi ha deciso di rinunciare al pacco perché nel frattempo ha trovato un lavoro. Però, in generale, l’impressione è che il disagio sia aumentato nel tempo, considerando anche che da noi vengono solo le persone che hanno avuto il coraggio di rivolgersi all’Asl. Ma c’è anche chi, pur essendo in difficoltà, si vergogna della propria situazione e non cerca aiuto».
Claudia Guarino
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