Gioco
Venturina, il mistero della famiglia che vive nella baracca di legno
di Annalisa Mastellone
Segnalazioni sulla coppia di rumeni con una bambina Appello di sindaco e servizi sociali: «Aiutateci a trovarli»
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VENTURINA. È mistero attorno alla presenza di una baracca di legno che da mesi ha preso forma all’interno dell’ex fabbrica Incerti, in via Cerrini. In tanti l’hanno segnalata al nostro giornale, ma anche a Comune, carabinieri e servizi sociali. La dimora sembra sia abitata, o sia stata abitata, almeno saltuariamente, da una famiglia rumena. Ma non è una situazione del tutto chiara.
C’è infatti chi giura di vederci sempre un uomo, una donna e una bimba. E in quelle condizioni una famiglia, oltretutto con minore, non può viverci, considerando anche il fatto che l’edificio dell’ex Incerti è pericolante. Siamo in una proprietà privata, ma si tratta di pubblica sicurezza. Secondo altri invece la baracca sarebbe disabitata da tempo ormai. Così come risulta anche ai servizi sociali locali, che hanno seguito già la situazione in passato. La famiglia in questione è arrivata a Venturina qualche anno fa, da Cecina.
Poi per un po’ pare si siano sistemati alla stazione ferroviaria. E successivamente, all’interno della vecchia fabbrica di via Cerrini. Spesso si sono spostati in giro, in zona o più lontano. Le assistenti sociali comunque sono intervenute nei mesi scorsi a tutela soprattutto della bambina, chiedendo ai genitori di farla andare a scuola e trovare altre soluzioni: lì non poteva vivere in quelle condizioni, altrimenti avrebbero dovuto togliergliela. «E da quando è iniziata la scuola – ci hanno assicurato dai servizi sociali – che noi sappiamo, e ce lo ha detto lui, che non ci sono più né la moglie né la minore. E lì, in quella baracca, non ce le abbiamo più trovate. Probabilmente sono tornate in Romania, dove la signora ha altri figli. A volte quella famiglia tornava al paese d’origine. Oppure sono semplicemente andate via da Venturina. E anche lui, che a volte incontriamo in paese, ci ha detto che in quella baracca non ci vive più, da tempo. Dice che si appoggia da amici, altre volte fuori paese. Difficile dire dove con esattezza, perché si sposta spesso, ed è nella loro cultura. E per questo è complicato seguirli. Se qualcuno comunque dovesse vedere in giro la bimba e la mamma, lo segnali subito e direttamente a noi». Invito che fa anche la sindaca Soffritti. Lui chiede l’elemosina davanti alla chiesa di Venturina e in altre zone, e qualcosa racimola ogni tanto. Ma alle volte sparisce.
Diventa così “invisibile”, come altri, pochi (almeno per ora), che sono nelle sue stesse condizioni. Anche in paese cominciano a esserci persone che non si sa dove vivono o che non hanno una casa: senza lavoro, tirano avanti con l’elemosina, frugano nei cassonetti, vanno a prendere da mangiare al “Buon fine”, ma non dicono dove passano la notte. Nelle grandi città ci sono dormitori o altre strutture che possono essere d’aiuto. Ma qui non ci sono strumenti del genere. «Qui non abbiamo servizi per la marginalità estrema – spiegano dai servizi sociali –. Un problema su cui riflettere e che si sta allargando in qualche modo anche in provincia, nelle periferie. Anche se non sono numeri degni di nota, due o tre casi per ora, ma ci sono. Poi ci sono anche persone al margine che resistono perché hanno qualche famigliare che li ospita la notte, però il giorno vagano perché non sanno dove stare e non accettano nemmeno un aiuto. O altre che non si adattano a una convivenza, visto che non c’è possibilità di trovare un appartamento per ognuno e pagare affitto, spese e altro, e preferiscono andare via, non si sa dove. E noi non possiamo obbligare nessuno. Non fanno nulla di male, ma nessuno li vede. E diventa difficile dare delle risposte».
C’è infatti chi giura di vederci sempre un uomo, una donna e una bimba. E in quelle condizioni una famiglia, oltretutto con minore, non può viverci, considerando anche il fatto che l’edificio dell’ex Incerti è pericolante. Siamo in una proprietà privata, ma si tratta di pubblica sicurezza. Secondo altri invece la baracca sarebbe disabitata da tempo ormai. Così come risulta anche ai servizi sociali locali, che hanno seguito già la situazione in passato. La famiglia in questione è arrivata a Venturina qualche anno fa, da Cecina.
Poi per un po’ pare si siano sistemati alla stazione ferroviaria. E successivamente, all’interno della vecchia fabbrica di via Cerrini. Spesso si sono spostati in giro, in zona o più lontano. Le assistenti sociali comunque sono intervenute nei mesi scorsi a tutela soprattutto della bambina, chiedendo ai genitori di farla andare a scuola e trovare altre soluzioni: lì non poteva vivere in quelle condizioni, altrimenti avrebbero dovuto togliergliela. «E da quando è iniziata la scuola – ci hanno assicurato dai servizi sociali – che noi sappiamo, e ce lo ha detto lui, che non ci sono più né la moglie né la minore. E lì, in quella baracca, non ce le abbiamo più trovate. Probabilmente sono tornate in Romania, dove la signora ha altri figli. A volte quella famiglia tornava al paese d’origine. Oppure sono semplicemente andate via da Venturina. E anche lui, che a volte incontriamo in paese, ci ha detto che in quella baracca non ci vive più, da tempo. Dice che si appoggia da amici, altre volte fuori paese. Difficile dire dove con esattezza, perché si sposta spesso, ed è nella loro cultura. E per questo è complicato seguirli. Se qualcuno comunque dovesse vedere in giro la bimba e la mamma, lo segnali subito e direttamente a noi». Invito che fa anche la sindaca Soffritti. Lui chiede l’elemosina davanti alla chiesa di Venturina e in altre zone, e qualcosa racimola ogni tanto. Ma alle volte sparisce.
Diventa così “invisibile”, come altri, pochi (almeno per ora), che sono nelle sue stesse condizioni. Anche in paese cominciano a esserci persone che non si sa dove vivono o che non hanno una casa: senza lavoro, tirano avanti con l’elemosina, frugano nei cassonetti, vanno a prendere da mangiare al “Buon fine”, ma non dicono dove passano la notte. Nelle grandi città ci sono dormitori o altre strutture che possono essere d’aiuto. Ma qui non ci sono strumenti del genere. «Qui non abbiamo servizi per la marginalità estrema – spiegano dai servizi sociali –. Un problema su cui riflettere e che si sta allargando in qualche modo anche in provincia, nelle periferie. Anche se non sono numeri degni di nota, due o tre casi per ora, ma ci sono. Poi ci sono anche persone al margine che resistono perché hanno qualche famigliare che li ospita la notte, però il giorno vagano perché non sanno dove stare e non accettano nemmeno un aiuto. O altre che non si adattano a una convivenza, visto che non c’è possibilità di trovare un appartamento per ognuno e pagare affitto, spese e altro, e preferiscono andare via, non si sa dove. E noi non possiamo obbligare nessuno. Non fanno nulla di male, ma nessuno li vede. E diventa difficile dare delle risposte».
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