Il Tirreno

Primo espianto «a cuore battente»

di Claudia Guarino
Primo espianto «a cuore battente»

Dichiarata la morte cerebrale di un’anziana, poi il prelievo del fegato. Un intervento così complicato mai eseguito prima a Villamarina

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PIOMBINO. È stata dichiarata la morte cerebrale, dopo una valutazione di sei ore compiuta da un collegio di tre specialisti, e si è proceduto all’espianto degli organi, mantenuti in funzione grazie all’ausilio di macchinari.

Il fegato di una donna di 82 anni è stato quindi prelevato, trasportato a Pisa e trapiantato su un paziente compatibile.

È la prima volta che una procedura così complessa viene eseguita all’interno dell’ospedale di Villamarina. Non era mai successo prima, cioè, che a Piombino si fosse verificato «un accertamento di morte encefalica effettuato da un collegio di medici e seguito dal prelievo, da cadavere a cuore battente, di organi da trapiantare», dice il dottor Michele Casalis, primario del reparto di Anestesia e Rianimazione. Alle ore 23 circa di giovedì 4 gennaio è stata verificata la morte cerebrale di una donna di 82 anni, nata a Suvereto e residente da diversi anni a Bologna, che è andata incontro a una grave emorragia.

La procedura di accertamento, consistente in elettroencefalogramma, valutazioni neurologiche e test di apnea, è durata sei ore ed è stata portata a termine da un collegio tre esperti, il dottor Michele Casalis, anestesista rianimatore, il dottor Renato Bettini, neurologo, e il dottor Irio Galli, medico legale.

Il collegio, dopo aver dichiarato la morte cerebrale della donna, ha chiesto e ottenuto dai suoi familiari l’autorizzazione all’espianto degli organi.

Il fegato, risultato in buone condizioni, è stato prelevato verso le 12 di ieri dai medici dell’Unità operativa di chirurgia generale e trapianti di fegato, équipe pisana diretta dal professor Franco Filipponi. L’organo è stato quindi trasportato a Pisa e trapiantato su un paziente compatibile.

Durante la procedura di espianto, gli organi della donna sono stati mantenuti in attività attraverso l’utilizzo di una serie di macchinari.

Il cuore ha continuato a battere, il fegato è stato perfuso, i reni irrorati, la temperatura corporea è stata mantenuta stabile e il corpo è stato nutrito attraverso sondini.

«Ciò vuol dire che, mentre il paziente è morto, tutti gli organi continuano a funzionare – dice il dottor Michele Casalis – Queste procedure sono complesse e prevedono situazioni organizzative che in periferia non sono semplici da ottenere. La speranza è che, in futuro, quest’attività possa essere implementata anche a Piombino».

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