Gioco
«Le acciaierie così muoiono, Calenda ci deve convocare»
di Cristiano Lozito
Solo a luglio il via della causa sull’inadempienza intentata contro Cevital Il sindacato chiede un incontro al ministro e si dice pronto alla mobilitazione
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PIOMBINO. I tempi della battaglia legale con Cevital rischiano di dare la spallata finale alle speranze di una ripresa dell’attività produttiva, visto che la prima udienza della causa avviata dal commissario Piero Nardi è fissata per il mese di luglio. Tempi lunghi e Governo in uscita mentre la fabbrica è semiparalizzata (il treno rotaie si fermerà di nuovo il 16 senza prospettive di ripartenza) sono dunque le principali preoccupazioni, espresse ieri mattina in una conferenza stampa da Fim, Fiom e Uilm.
I sindacati hanno chiesto un incontro urgente al ministro Carlo Calenda, annunciando la ripresa delle mobilitazioni se in tempi brevi la situazione in qualche modo non si sbloccherà. Ossia se, come hanno detto i sindacati, «Issad Rebrab non si deciderà a cedere lo stabilimento».
«Abbiamo condiviso obiettivi e strategie del Governo – dice Fausto Fagioli, segretario Fim – ma adesso da Calenda ci aspettiamo garanzie sulla messa in sicurezza del reddito (gli ammortizzatori scadono a dicembre di quest’anno ndr), ma anche sulla ripresa della produzione. Speriamo di non assistere a speculazioni politiche in chiave elettorale, ma ora il Governo ci deve spiegare come vuole intervenire, visto che ormai è chiaro che Cevital non può e non riesce ad andare avanti».
Dalla società algerina infatti non arrivano notizie da circa un mese, da quando era stata annunciata la visita dei cinesi di Sinosteel, presentati come potenziali partner, che secondo Cevital entro dicembre avrebbero dovuto presentare un piano per gli interventi sull’altoforno e sull’acciaieria. Invece tutto tace, mentre peraltro è di questi giorni la notizia dell’impegno di Sinosteel in importanti progetti in Russia e Bolivia.
«Rebrab ormai si fa i fatti suoi – sostiene Lorenzo Fusco, coordinatore delle rsu Uilm – col mercato abbandonato a se stesso, difficoltà anche per Gsi che non ha semiprodotto per lavorare, mentre sulle rotaie si fatica a rispettare gli ordini. Ora serve un’accelerazione del Governo, visto – conclude Fusco – che sentiamo parlare tanto di necessità delle bonifiche, ma il vero problema è la mancata ripartenza dello stabilimento. Perché Piombino ha bisogno di tornare a produrre acciaio, considerando che in questi anni non mi pare si siano creati nuovi posti di lavoro fuori dalla siderurgia».
«Non vogliamo più essere prigionieri di Cevital – spiega Davide Romagnani – con loro non vogliamo più rapporti e certo su questo punto non torneremo indietro – Rebrab deve solo lasciare, perché altrimenti muore lo stabilimento. Il problema è che i tempi che si preannunciano per la causa legata all’inadempienza non sono compatibili con le esigenze della fabbrica e dei lavoratori. Per questo vogliamo parlare col ministro, che ci spieghi cosa intende fare a questo punto. Poi ci regoleremo, faremo un consiglio di fabbrica, prevedibilmente con le segreterie nazionali e decideremo le nostre mosse. Naturale che se non succede nulla si ripartirà con dure mobilitazioni».
I sindacati hanno chiesto un incontro urgente al ministro Carlo Calenda, annunciando la ripresa delle mobilitazioni se in tempi brevi la situazione in qualche modo non si sbloccherà. Ossia se, come hanno detto i sindacati, «Issad Rebrab non si deciderà a cedere lo stabilimento».
«Abbiamo condiviso obiettivi e strategie del Governo – dice Fausto Fagioli, segretario Fim – ma adesso da Calenda ci aspettiamo garanzie sulla messa in sicurezza del reddito (gli ammortizzatori scadono a dicembre di quest’anno ndr), ma anche sulla ripresa della produzione. Speriamo di non assistere a speculazioni politiche in chiave elettorale, ma ora il Governo ci deve spiegare come vuole intervenire, visto che ormai è chiaro che Cevital non può e non riesce ad andare avanti».
Dalla società algerina infatti non arrivano notizie da circa un mese, da quando era stata annunciata la visita dei cinesi di Sinosteel, presentati come potenziali partner, che secondo Cevital entro dicembre avrebbero dovuto presentare un piano per gli interventi sull’altoforno e sull’acciaieria. Invece tutto tace, mentre peraltro è di questi giorni la notizia dell’impegno di Sinosteel in importanti progetti in Russia e Bolivia.
«Rebrab ormai si fa i fatti suoi – sostiene Lorenzo Fusco, coordinatore delle rsu Uilm – col mercato abbandonato a se stesso, difficoltà anche per Gsi che non ha semiprodotto per lavorare, mentre sulle rotaie si fatica a rispettare gli ordini. Ora serve un’accelerazione del Governo, visto – conclude Fusco – che sentiamo parlare tanto di necessità delle bonifiche, ma il vero problema è la mancata ripartenza dello stabilimento. Perché Piombino ha bisogno di tornare a produrre acciaio, considerando che in questi anni non mi pare si siano creati nuovi posti di lavoro fuori dalla siderurgia».
«Non vogliamo più essere prigionieri di Cevital – spiega Davide Romagnani – con loro non vogliamo più rapporti e certo su questo punto non torneremo indietro – Rebrab deve solo lasciare, perché altrimenti muore lo stabilimento. Il problema è che i tempi che si preannunciano per la causa legata all’inadempienza non sono compatibili con le esigenze della fabbrica e dei lavoratori. Per questo vogliamo parlare col ministro, che ci spieghi cosa intende fare a questo punto. Poi ci regoleremo, faremo un consiglio di fabbrica, prevedibilmente con le segreterie nazionali e decideremo le nostre mosse. Naturale che se non succede nulla si ripartirà con dure mobilitazioni».
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