Sicurezza
«Abbiamo agito in base alla legge»
Cinghiali e polemiche: Pasquini (polizia provinciale) replica agli animalisti
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PORTOFERRAIO. Non si spegne la polemica sui due cinghiali di Carpani, catturati e messi nel recinto di Acquacavalla al Buraccio: Animal Project che critica la Regione con un post su Facebook di Simona Manzi: «La Regione ci ha negato l’affidamento dei cinghialini, che avrebbero vissuto nella fattoria Pimpinella come dei cagnolini. Si fanno accarezzare, rispondono al richiamo, non hanno paura dell’uomo. Sono stati catturati e non si sa se verranno abbattuti o portati in un recinto per addestrare i cani da caccia».
Replica Stenio Pasquini della polizia provinciale che ha gestito la cattura: «I recinti addestramento cani sono previsti dalla legge 157/92. Possono essere gestiti solo da imprenditori agricoli singoli e\o associati, oppure da associazioni venatorie; devono essere autorizzati dalla Regione e devono avere un regolamento di gestione. L’accesso all’interno dell’area addestramento è riservato a chi possiede un permesso individuale rilasciato dall’organismo di gestione. La recinzione deve essere idonea a evitare la fuoriuscita degli animali. Il recinto privato proposto da Animal Project non aveva tali caratteristiche. Sussiste inoltre un tassativo divieto per i privati di detenere cinghiali a qualsiasi scopo».
Pasquini cita la legge 221/2015 che all’articolo 7 stabilisce che «è vietata l’immissione di cinghiali, su tutto il territorio nazionale, a eccezione delle aziende faunistico-venatorie e delle aziende agri-turistico-venatorie, adeguatamente recintate e delle aree di cui all’art. 10 comma 8 lettera E legge 157\92, aree addestramento cani».
La situazione che si è protratta per mesi nella periferia portoferraiese secondo Animal Project si era determinata dal fatto che la scorsa estate era stata uccisa dalla provinciale la madre dei due piccoli. «Una tesi che non ha nessun riscontro oggettivo - replica Pasquini - Noi abbiamo agito come agenti venatori, incaricati dalla Regione su richiesta dei cittadini esasperati. Capitano tali azioni di abbattimenti di ungulati che devastano giardini, orti e pertinenze abitative, nell’isola». Poi Pasquini chiarisce la dinamica della cattura dei due ungulati, avvenuta con una gabbia fornita dall’Atc, collocata in un canneto, in un campo incolto, nei pressi degli Orti: «Abbiamo scoperto, con un sopralluogo fatto con Sergio Polastri, guardia venatoria, che i due animali si rifugiavano in quella zona, ed è stato Mauro Arrighi, uno del tre poliziotti provinciali isolani, a scoprire giovedì che gli ungulati erano rimasti nella trappola. Quindi sono stati trasportati nell’area protetta di addestramento cani di Acquacavalla del Buraccio alto, vasta circa 5 ettari, con fitta macchia, recinto autorizzato dalla Regione, l’unica struttura a norma isolana. Staranno lì anni ben curati, per addestrare i giovani cani di razza segugio, non tali però da stressare troppo i selvatici che sono considerati, dai gestori dell’area, un vero e proprio “capitale” da preservare. Solo quando i cinghiali diventano troppo grandi e aggressivi e tentano di caricare e colpire i cani, vengono trasferiti in altra area oppure abbattuti ai sensi di legge. Grave l'errore di dare da mangiare ai cinghiali, cosa che è avvenuta per mesi in zona Orti».
Stefano Bramanti
Replica Stenio Pasquini della polizia provinciale che ha gestito la cattura: «I recinti addestramento cani sono previsti dalla legge 157/92. Possono essere gestiti solo da imprenditori agricoli singoli e\o associati, oppure da associazioni venatorie; devono essere autorizzati dalla Regione e devono avere un regolamento di gestione. L’accesso all’interno dell’area addestramento è riservato a chi possiede un permesso individuale rilasciato dall’organismo di gestione. La recinzione deve essere idonea a evitare la fuoriuscita degli animali. Il recinto privato proposto da Animal Project non aveva tali caratteristiche. Sussiste inoltre un tassativo divieto per i privati di detenere cinghiali a qualsiasi scopo».
Pasquini cita la legge 221/2015 che all’articolo 7 stabilisce che «è vietata l’immissione di cinghiali, su tutto il territorio nazionale, a eccezione delle aziende faunistico-venatorie e delle aziende agri-turistico-venatorie, adeguatamente recintate e delle aree di cui all’art. 10 comma 8 lettera E legge 157\92, aree addestramento cani».
La situazione che si è protratta per mesi nella periferia portoferraiese secondo Animal Project si era determinata dal fatto che la scorsa estate era stata uccisa dalla provinciale la madre dei due piccoli. «Una tesi che non ha nessun riscontro oggettivo - replica Pasquini - Noi abbiamo agito come agenti venatori, incaricati dalla Regione su richiesta dei cittadini esasperati. Capitano tali azioni di abbattimenti di ungulati che devastano giardini, orti e pertinenze abitative, nell’isola». Poi Pasquini chiarisce la dinamica della cattura dei due ungulati, avvenuta con una gabbia fornita dall’Atc, collocata in un canneto, in un campo incolto, nei pressi degli Orti: «Abbiamo scoperto, con un sopralluogo fatto con Sergio Polastri, guardia venatoria, che i due animali si rifugiavano in quella zona, ed è stato Mauro Arrighi, uno del tre poliziotti provinciali isolani, a scoprire giovedì che gli ungulati erano rimasti nella trappola. Quindi sono stati trasportati nell’area protetta di addestramento cani di Acquacavalla del Buraccio alto, vasta circa 5 ettari, con fitta macchia, recinto autorizzato dalla Regione, l’unica struttura a norma isolana. Staranno lì anni ben curati, per addestrare i giovani cani di razza segugio, non tali però da stressare troppo i selvatici che sono considerati, dai gestori dell’area, un vero e proprio “capitale” da preservare. Solo quando i cinghiali diventano troppo grandi e aggressivi e tentano di caricare e colpire i cani, vengono trasferiti in altra area oppure abbattuti ai sensi di legge. Grave l'errore di dare da mangiare ai cinghiali, cosa che è avvenuta per mesi in zona Orti».
Stefano Bramanti
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