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Aferpi: Calenda studia nuove mosse legali

Aferpi: Calenda studia nuove mosse legali

Ma Rebrab resiste e compra semiprodotti per il treno rotaie nonostante il divieto algerino di esportare capitali all’estero

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PIOMBINO. Il presidente Sergio Mattarella ha sciolto le Camere, ma il Governo resta comunque in carica, e in questo quadro il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, sembra intenzionato a sparare tutte le sue cartucce per tentare di risolvere i due dossier più importati rimasti sul tavolo, e cioè l’Ilva di Taranto e le acciaierie di Piombino.

Se su Taranto si è aperto uno spiraglio col ritiro di “mezzo” ricorso da parte del Governatore Michele Emiliano, a Piombino la situazione resta bloccata.

Per questo Calenda – dopo varie riunioni che si sono tenute anche vicino a Natale – vuol tentare altre mosse per stringere Issad Rebrab e convincerlo ad aprire a una vera trattativa per la cessione di Aferpi.

Dopo il pignoramento dei conti, poi assorbito dalla richiesta di 80 milioni di danni al Gruppo algerino, Calenda chiede alla sua squadra legale di studiare un passo ulteriore per sbloccare la situazione.

Perché la richiesta di risoluzione del contratto, avanzata al Tribunale di Livorno, rischia di essere esaminata tra qualche mese, e comunque servirebbe poi un secondo grado di giudizio.

Tutto ciò mentre Rebrab al momento sembra convinto ancora a resistere con l’obiettivo in ogni caso di recuperare la maggior parte del denaro investito a Piombino, impresa comunque difficile visto che Sajjan Jindal, pur interessato all’affare, in questa situazione vuole pagare il meno possibile per lo stabilimento.

Inoltre il riavvio seppur per un breve periodo del treno rotaie, nel giro di tre mesi riporterà un po’ di liquidità nelle casse, così da allontare il rischio insolvenza, la condizione per peggiore per Cevital, che porterebbe dritto alla risoluzione del contratto e a un nuovo commissariamento.

Certo in questo senso fa riflettere l’improvvisa capacità di Rebrab di rimettere in circolo denaro su Aferpi per l’acquisto dei blumi, dopo mesi di rubinetti chiusi. Per le due navi col semiprodotto Rebrab ha investito una quindicina di milioni, una contraddizione rispetto alla tesi dell’impossibilità di esportare capitali da quel Paese, che sarebbe alla base delle sue difficoltà a sviluppare il piano industriale delle acciaierie.

Ieri intanto Antonio Gozzi, che a gennaio lascerà la presidenza di Federacciai per la scadenza del suo mandato, in un’intervista al Sole 24 Ore ha ribadito il suo giudizio su Rebrab e sul progetto per Piombino: «l’investitore algerino non è mai stato credibile – ha detto – La situazione è difficile, ed è determinata dal fatto che non si è voluto prendere atto della realtà, per perseguire un’ipotesi industriale comprensibile da un punto di vista romantico, ma inattuabile».(cloz)



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