La manifestazione
Pappalardo scrive al sindaco Giuliani sul rischio amianto
L’esponente di Camping Cig: «Gli impianti cadono a pezzi Ci sono pericoli per la salute dei lavoratori e dei residenti?»
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PIOMBINO. Quali rischi per la salute dei cittadini e per quei lavoratori che ancora all’interno degli impianti ex Lucchini? Lo chiede il portavoce del sindacato Camping Cig Francesco Pappalardo, in una lettera inviata al sindaco, al presidente del consiglio comunale, ai consiglieri comunali e all’Ufficio Ambiente del Comune.
«Gli inadempimenti contestati dal Commissario alle società Aferpi e Cevital ci spingono a chiederci se non possano esserci inadempimenti anche sul piano della sicurezza . La situazione della ex area a caldo e in generale degli impianti fermi da anni, appare degradata, con i tamponamenti esterni dei capannoni in preda alla ruggine ed alla corrosione, col rischio di distacchi di lamiere e crolli. Questi potrebbero mettere allo scoperto parti di impianto - sostiene Pappalardo - in cui in passato non si sia proceduto alla sostituzione di materiale contenente amianto ritenuto ad impianti integri, “confinato” e come tale senza rischio di diffusione di fibre nell’ambiente».
Secondo Pappalardo «è urgente dare precise risposte ad alcune domande in relazione al degrado degli impianti: vi è un rischio di infortunio per quei lavoratori che, anche solo occasionalmente, fossero costretti a transitare o intervenire nelle zone degli impianti in dismissione? Vi è un “rischio amianto” per gli addetti incaricati dei “piccoli smantellamenti”, che pare siano in parte già avvenuti? Si sono messe e si metteranno in atto tutte le procedure di prevenzione dovute? Vi è un rischio amianto? Sono stati attivati gli organi tecnici di controllo per una valutazione della situazione? La massima autorità sanitaria locale, (il sindaco ndr) sta esercitando incisivamente i suoi poteri-doveri in materia di protezione della salute dei suoi cittadini?». Una serie di interrogativi leciti, rafforzati dalla consapevolezza che la situazione di abbandono degli impianti pare destinata a durare. «Si devono effettuare azioni di smantellamento e bonifica almeno delle aree più prossime al centro. La realizzazione di queste opere deve essere affidata ai lavoratori disoccupati, primi fra tutti coloro che provengono dall’indotto utilizzando fondi governativi e regionali si devono organizzare per corsi di formazione retribuiti, al termine dei quali i corsisti dovranno essere inseriti nelle imprese idonee e incaricate di procedere alle azioni di smantellamento e bonifica; imprese che dovranno essere prioritariamente quelle locali» conclude Pappalardo.
«Gli inadempimenti contestati dal Commissario alle società Aferpi e Cevital ci spingono a chiederci se non possano esserci inadempimenti anche sul piano della sicurezza . La situazione della ex area a caldo e in generale degli impianti fermi da anni, appare degradata, con i tamponamenti esterni dei capannoni in preda alla ruggine ed alla corrosione, col rischio di distacchi di lamiere e crolli. Questi potrebbero mettere allo scoperto parti di impianto - sostiene Pappalardo - in cui in passato non si sia proceduto alla sostituzione di materiale contenente amianto ritenuto ad impianti integri, “confinato” e come tale senza rischio di diffusione di fibre nell’ambiente».
Secondo Pappalardo «è urgente dare precise risposte ad alcune domande in relazione al degrado degli impianti: vi è un rischio di infortunio per quei lavoratori che, anche solo occasionalmente, fossero costretti a transitare o intervenire nelle zone degli impianti in dismissione? Vi è un “rischio amianto” per gli addetti incaricati dei “piccoli smantellamenti”, che pare siano in parte già avvenuti? Si sono messe e si metteranno in atto tutte le procedure di prevenzione dovute? Vi è un rischio amianto? Sono stati attivati gli organi tecnici di controllo per una valutazione della situazione? La massima autorità sanitaria locale, (il sindaco ndr) sta esercitando incisivamente i suoi poteri-doveri in materia di protezione della salute dei suoi cittadini?». Una serie di interrogativi leciti, rafforzati dalla consapevolezza che la situazione di abbandono degli impianti pare destinata a durare. «Si devono effettuare azioni di smantellamento e bonifica almeno delle aree più prossime al centro. La realizzazione di queste opere deve essere affidata ai lavoratori disoccupati, primi fra tutti coloro che provengono dall’indotto utilizzando fondi governativi e regionali si devono organizzare per corsi di formazione retribuiti, al termine dei quali i corsisti dovranno essere inseriti nelle imprese idonee e incaricate di procedere alle azioni di smantellamento e bonifica; imprese che dovranno essere prioritariamente quelle locali» conclude Pappalardo.
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