Gioco
«Unicoop Tirreno rispetti gli accordi»
di Claudia Guarino
Lavoratori e sindacalisti ieri mattina alla sede di Vignale, con loro anche gli operai Aferpi, occupato un tratto dell’Aurelia
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PIOMBINO. Sciopero di otto ore e presidio con occupazione di un tratto della via Aurelia, per chiedere il rinnovo del contratto nazionale e il rispetto degli accordi stipulati il 9 maggio scorso. Ieri mattina, davanti alla sede di Unicoop Tirreno, a Vignale, si sono riuniti lavoratori e rappresentanti sindacali provenienti da tutta la Toscana e dal Lazio. Sventolavano bandiere Filcams Cgil, UilTucs e Fisascat Cisl. Ed erano presenti anche gli striscioni di Camping Cig e Rsu Aferpi, che hanno partecipato alla protesta in segno di solidarietà. Quello che il segretario regionale Fisascat Cisl, Alessandro Gualtieri, ha chiamato un «doppio sciopero», ha unito la protesta per il mancato rinnovo del contratto di lavoro nazionale nelle aziende associate a Federdistribuzione, alla vertenza sul piano di ristrutturazione di Unicoop Tirreno. Riguardo a quest’ultima, in particolare, le sigle sindacali presenti al presidio hanno ribadito che, a loro avviso, Unicoop Tirreno non mostra alcuna intenzione concreta di voler rispettare gli accordi stipulati il 9 maggio relativi a esuberi, uscite volontarie e ammortizzatori.
«Nonostante gli accordi stretti congiuntamente al Ministero – ha affermato Pieralba Fraddanni, segretaria provinciale Filcams Cgil Livorno - non abbiamo risposte rispetto a investimenti, ristrutturazione della sede di Vignale, chiusure e cessioni».
Anche Sabina Bardi è stata della stessa opinione. «Unicoop Tirreno – ha detto la responsabile UilTucs Toscana costa - apre e chiude negozi a proprio piacimento, oltre a non rispettare gli accordi per la riorganizzazione della sede di Vignale. La cooperativa deve dimostrarci, attraverso azioni concrete, che le nostre preoccupazioni per la salvaguardia dei posti di lavoro sono infondate perché, al momento, non siamo assolutamente rassicurati, nonostante Unicoop abbia detto ai lavoratori che tutto sta andando per il meglio».
Si chiedono chiarezza e concretezza dunque. Oltre alla volontà, da parte di Unicoop Tirreno, di rispettare quanto pattuito il 9 maggio, per offrire una prospettiva occupazionale solida e un futuro meno incerto ai lavoratori della cooperativa. «La vertenza Unicoop sta creando problemi di incertezza occupazionale per il futuro. Il nostro lavoro è cambiato perché è più esasperato, non abbiamo più un’organizzazione chiara, mentre vorremmo avere un piano che sia in grado di dirci dove stiamo andando», ha raccontato Francesca, che lavora a Livorno ed è una dipendente della cooperativa. È con questi argomenti che lavoratori e soprattutto membri dei sindacati di categoria si sono dati appuntamento a Vignale, dove è stata anche occupata l’Aurelia. «E’ un nostro diritto impedire che le merci si muovano – ha detto Paolo Andreani, segretario nazionale UilTucs - L’azienda ha cercato di dividere i sindacati e di separare le realtà di Toscana e Lazio. Ma noi siamo qui, oggi, tutti insieme». A fargli eco è stata Fraddanni, secondo la quale «il futuro della cooperazione parte da questo giorno di mobilitazione».
L’annuncio dello sciopero di ieri non era piaciuto a Unicoop Tirreno, che, attraverso una nota, aveva considerato la protesta come un fatto grave «per il periodo nel quale avviene e per le modalità che presenta» e «un’iniziativa indirizzata a penalizzare i risultati economici della cooperativa». I disagi nei punti vendita, d’altra parte, sono risultati abbastanza irrisori. A Piombino, in via Gori, la quasi totalità dei clienti interpellati sull’argomento non aveva idea dello sciopero in corso e tutto scorreva secondo le modalità di ogni giorno. Lo stesso a Venturina dove, stando a quanto ci hanno riferito all’interno del punto vendita, si sono astenuti dal lavoro un paio di dipendenti.
Più in generale, secondo fonti aziendali, ad aver scioperato è stato il 15% del personale impiegato nei negozi e il 25% di quello presente in sede. Per Unicoop, inoltre, «la bassa adesione registrata ha consentito di tenere aperti tutti i punti vendita. Qualche limitata criticità è stata registrata localmente, in particolare a Livorno, ma è stata gestita e ciò ha permesso di garantire, complessivamente, un adeguato livello di servizio». La lotta, comunque, assicurano i sindacati, va avanti. «Entro gennaio ci incontreremo nuovamente con l’azienda – ha detto Fraddanni - Perché l’accordo del 9 maggio deve essere rispettato».
«Nonostante gli accordi stretti congiuntamente al Ministero – ha affermato Pieralba Fraddanni, segretaria provinciale Filcams Cgil Livorno - non abbiamo risposte rispetto a investimenti, ristrutturazione della sede di Vignale, chiusure e cessioni».
Anche Sabina Bardi è stata della stessa opinione. «Unicoop Tirreno – ha detto la responsabile UilTucs Toscana costa - apre e chiude negozi a proprio piacimento, oltre a non rispettare gli accordi per la riorganizzazione della sede di Vignale. La cooperativa deve dimostrarci, attraverso azioni concrete, che le nostre preoccupazioni per la salvaguardia dei posti di lavoro sono infondate perché, al momento, non siamo assolutamente rassicurati, nonostante Unicoop abbia detto ai lavoratori che tutto sta andando per il meglio».
Si chiedono chiarezza e concretezza dunque. Oltre alla volontà, da parte di Unicoop Tirreno, di rispettare quanto pattuito il 9 maggio, per offrire una prospettiva occupazionale solida e un futuro meno incerto ai lavoratori della cooperativa. «La vertenza Unicoop sta creando problemi di incertezza occupazionale per il futuro. Il nostro lavoro è cambiato perché è più esasperato, non abbiamo più un’organizzazione chiara, mentre vorremmo avere un piano che sia in grado di dirci dove stiamo andando», ha raccontato Francesca, che lavora a Livorno ed è una dipendente della cooperativa. È con questi argomenti che lavoratori e soprattutto membri dei sindacati di categoria si sono dati appuntamento a Vignale, dove è stata anche occupata l’Aurelia. «E’ un nostro diritto impedire che le merci si muovano – ha detto Paolo Andreani, segretario nazionale UilTucs - L’azienda ha cercato di dividere i sindacati e di separare le realtà di Toscana e Lazio. Ma noi siamo qui, oggi, tutti insieme». A fargli eco è stata Fraddanni, secondo la quale «il futuro della cooperazione parte da questo giorno di mobilitazione».
L’annuncio dello sciopero di ieri non era piaciuto a Unicoop Tirreno, che, attraverso una nota, aveva considerato la protesta come un fatto grave «per il periodo nel quale avviene e per le modalità che presenta» e «un’iniziativa indirizzata a penalizzare i risultati economici della cooperativa». I disagi nei punti vendita, d’altra parte, sono risultati abbastanza irrisori. A Piombino, in via Gori, la quasi totalità dei clienti interpellati sull’argomento non aveva idea dello sciopero in corso e tutto scorreva secondo le modalità di ogni giorno. Lo stesso a Venturina dove, stando a quanto ci hanno riferito all’interno del punto vendita, si sono astenuti dal lavoro un paio di dipendenti.
Più in generale, secondo fonti aziendali, ad aver scioperato è stato il 15% del personale impiegato nei negozi e il 25% di quello presente in sede. Per Unicoop, inoltre, «la bassa adesione registrata ha consentito di tenere aperti tutti i punti vendita. Qualche limitata criticità è stata registrata localmente, in particolare a Livorno, ma è stata gestita e ciò ha permesso di garantire, complessivamente, un adeguato livello di servizio». La lotta, comunque, assicurano i sindacati, va avanti. «Entro gennaio ci incontreremo nuovamente con l’azienda – ha detto Fraddanni - Perché l’accordo del 9 maggio deve essere rispettato».
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