Gioco
Stare in salute con gusto, la lezione di Vittoriana
di M. ANTONIETTA SCHIAVINA
Dietista e scrittrice piombinese, rivela i segreti dell’alimentazione di qualità «Ho sempre pensato che il cibo sia una parte importante della nostra esistenza»
6 MINUTI DI LETTURA
Un libro per far conoscere i cibi che possono aiutarci ad avere una vita di qualità e a comprendere quali sono le nostre reali necessità quotidiane, ma anche come la mancanza di alcuni alimenti possa, con il tempo, determinare squilibri a livello organico. A scriverlo Vittoriana Susini, dietista e divulgatrice alimentare piombinese, per ricordare a tutti che «il cibo è cultura, rispetto delle tradizioni, storia, educazione, ma anche un modo per riappropriarci delle nostre radici e di quei gusti ormai purtroppo quasi dimenticati».
Nel suo nuovo saggio “In salute con gusto” si parla dei cereali integrali, semi oleosi, legumi, frutta secca e oleosa, frutta fresca, e ortaggi...
«Prodotti che la natura ci offre, con cui dovremmo alimentarci per star bene. Il cibo ci aiuta a costruire il nostro corpo e ci sono alimenti che, senza imporre grandi sacrifici, permettono di ottenere una buona forma fisica, come ho cercato di spiegare rivolgendomi a tutti, ai vegetariani, ai vegani, ma anche a chi, a corto di idee sulla preparazione quotidiana, vorrebbe provare qualcosa di nuovo, iniziando un cammino di ricerca gustativa e discostandosi il più possibile al prodotto industriale».
Quando ha deciso che si sarebbe occupata di alimentazione e salute?
«Ho sempre pensato che il cibo fosse una parte importante della nostra esistenza e ho sempre avuto un rapporto particolare con la natura, un’empatia indiscussa che avvalorava molte mie idee in campo nutrizionale già moti anni anni fa. Il mio cammino poi è stato pieno di incontri ed esperienze che mi hanno portato ad avvicinarmi all’alimentazione, studiando molto, facendo tanta pratica e riuscendo a capire quanto sia importante mangiare in modo equilibrato».
Oggi è soddisfatta del suo lavoro?
«Direi di sì. Educare a una vita più sana e consapevole, informando e facendo in modo che ciò che viene insegnato si recepisca, più che un lavoro ormai per me è una missione».
Che tipo di alimentazione segue in privato?
«Sono vegetariana, con la variante di un po’ di pesce in situazioni in cui non ne posso fare a meno».
Come si muove fra i fornelli?
«Cucinare e soprattutto sperimentare cose nuove mi diverte e alcuni piatti come i dolci sono la mia specialità. La crostata di uva, la crema vegetale e quella a base di pane speziato, per esempio, ricevono parecchi consensi, così come i miei dolci vegetariani natalizi».
Suo marito e sua figlia seguono la sua linea o hanno un altro modo di approcciarsi al cibo?
«Loro mangiano ancora carne e pesce, ma solo due o tre volte alla settimana, però con il tempo si stanno avvicinando al mio modo di pensare».
Vittoriana Susini è stata una bambina mangiona o inappetente?
«Inappetente: la mamma mi rincorreva sul pianerottolo di casa con il piatto in mano».
Ma avrà avuto dei cibi che le piacevano?
«Pochi. Volevo sempre pasta poco condita e odiavo la carne, soprattutto il suo odore, che ancora oggi mi provoca fastidio, anche se mi obbligavano a mangiarla perché ero anemica: una vera e propria tortura».
A quali profumi è legata la sua infanzia?
«I miei genitori come i nonni paterni erano contadini. E io ricordo il profumo della ribollita che cuoceva nel pentolone, ma soprattutto quello del pane che la nonna preparava una volta alla settimana. Certe tradizioni nella mia famiglia esistono ancora. Non consumiamo prodotti in scatola, merendine o cibi industriali, ma prepariamo quasi tutto in casa...Il mio babbo coltiva ancora un meraviglioso orto e io, forse legata a quei ricordi, preparo sempre il pane con la pasta madre e cucino molte zuppe».
Cosa non manca mai sulla tavola di casa sua?
«La verdura cruda e cotta, i semi oleosi che consumo anche a colazione e un buon olio extra vergine di oliva da usare crudo».
Alimentazione sana dunque come stile di vita. Ma il primo libro che ha pubblicato non è stato un ricettario bensì una raccolta di poesie.
«Da ragazza mi dilettavo a trasferire sui fogli le mie sensazioni, i miei ricordi, le mie aspettative. Uno zio materno autore di libri di poesie fu colpito dai miei scritti e mi incitò a continuare. Poi lui ebbe un incidente e morì. E dopo poco iniziai ad avere come la sensazione di sentirmi guidata da una mano che mi costringeva a scrivere... Le idee, le immagini, le parole affioravano sempre di più, catapultandomi in quel vortice di emozioni profonde da cui non riuscivo a distaccarmi. Così decisi di raccogliere tutto in un libro, anche in memoria di quello zio poeta».
Quando ha capito che il suo compito non era assegnare diete ma divulgare la sana alimentazione?
«Dopo dieci anni in cui ho fatto solo la dietista, durante uno stage di floriterapia, grazie a una persona che mi ha raccontato di come aveva recuperato la sua salute con una serie ben specifica di alimenti, ho cercato di saperne di più e ho scoperto il metodo Kousmine, studiato da una ricercatrice russa, Catherine Kousmine, non solo per far dimagrire, ma anche per aiutare il corpo a combattere la malattia. E ho deciso di iniziare un nuovo percorso».
Teenagers, disturbi alimentari e mode. Cosa ne pensa?
«Oggi i giovani vivono sommersi da sollecitazioni esterne che spesso contrastano con i riferimenti familiari. Si appropriano di modelli, ne fanno un esempio da seguire, e il disturbo alimentare nasce proprio dal volersi uniformare a certi canoni oppure dall’attribuire al cibo un concetto diverso da quello che realmente è, arma consolatrice oppure oggetto di piacere. In entrambi i casi si arriva a uno squilibrio con ripercussioni su certi aspetti comportamentali».
Fra cui la bulimia e l’anoressia?
«Pur essendo modi diversi di relazionarsi al cibo, sia la bulimia che l’anoressia hanno in comune il fatto che questo cibo diventa un modo per veicolare le proprie paure e insicurezze».
Il settore della grande distribuzione è spesso percepito come contenitore di cibo poco sano, al contrario di quello artigianale considerato sinonimo di qualità. Lei è d’accordo?
«L’industria alimentare oggi ci propone l’inimmaginabile conducendoci verso la conoscenza di componenti poco congrui alla nostra assimilazione, mentre il prodotto artigianale, in quanto tale, dovrebbe proporre una serie di ingredienti semplici, senza aggiunte chimiche, additivi e altro, attenendosi però anche a certi canoni di genuinità e manipolazioni che riportano alle origini del prodotto».
Oltre allo studio del buon mangiare ha altre passioni?
«Mi occupo di floriterapia. In primavera organizzo incontri con l’associazione Country Communication Centre che ha sede a Baratti ed è stata fondata da una mia amica olandese, Godefrida Van Der Horst, che vive a stretto contatto con la natura cercando di recuperare gli antichi mestieri».
Quali saranno i temi del suo prossimo libro?
«Avevo in progetto di scrivere due saggi di alimentazione e l’ho fatto. Perciò non credo che ne nascerà un terzo. In ogni caso adesso devo pensare a presentare la mia seconda “creatura”, punto di partenza per chi vuol migliorare la propria vita e quella della famiglia, offrendo soprattutto alle nuove generazioni un “piatto di salute” per farle star bene in tutte le stagioni della vita, compresa quella della vecchiaia».
Nel suo nuovo saggio “In salute con gusto” si parla dei cereali integrali, semi oleosi, legumi, frutta secca e oleosa, frutta fresca, e ortaggi...
«Prodotti che la natura ci offre, con cui dovremmo alimentarci per star bene. Il cibo ci aiuta a costruire il nostro corpo e ci sono alimenti che, senza imporre grandi sacrifici, permettono di ottenere una buona forma fisica, come ho cercato di spiegare rivolgendomi a tutti, ai vegetariani, ai vegani, ma anche a chi, a corto di idee sulla preparazione quotidiana, vorrebbe provare qualcosa di nuovo, iniziando un cammino di ricerca gustativa e discostandosi il più possibile al prodotto industriale».
Quando ha deciso che si sarebbe occupata di alimentazione e salute?
«Ho sempre pensato che il cibo fosse una parte importante della nostra esistenza e ho sempre avuto un rapporto particolare con la natura, un’empatia indiscussa che avvalorava molte mie idee in campo nutrizionale già moti anni anni fa. Il mio cammino poi è stato pieno di incontri ed esperienze che mi hanno portato ad avvicinarmi all’alimentazione, studiando molto, facendo tanta pratica e riuscendo a capire quanto sia importante mangiare in modo equilibrato».
Oggi è soddisfatta del suo lavoro?
«Direi di sì. Educare a una vita più sana e consapevole, informando e facendo in modo che ciò che viene insegnato si recepisca, più che un lavoro ormai per me è una missione».
Che tipo di alimentazione segue in privato?
«Sono vegetariana, con la variante di un po’ di pesce in situazioni in cui non ne posso fare a meno».
Come si muove fra i fornelli?
«Cucinare e soprattutto sperimentare cose nuove mi diverte e alcuni piatti come i dolci sono la mia specialità. La crostata di uva, la crema vegetale e quella a base di pane speziato, per esempio, ricevono parecchi consensi, così come i miei dolci vegetariani natalizi».
Suo marito e sua figlia seguono la sua linea o hanno un altro modo di approcciarsi al cibo?
«Loro mangiano ancora carne e pesce, ma solo due o tre volte alla settimana, però con il tempo si stanno avvicinando al mio modo di pensare».
Vittoriana Susini è stata una bambina mangiona o inappetente?
«Inappetente: la mamma mi rincorreva sul pianerottolo di casa con il piatto in mano».
Ma avrà avuto dei cibi che le piacevano?
«Pochi. Volevo sempre pasta poco condita e odiavo la carne, soprattutto il suo odore, che ancora oggi mi provoca fastidio, anche se mi obbligavano a mangiarla perché ero anemica: una vera e propria tortura».
A quali profumi è legata la sua infanzia?
«I miei genitori come i nonni paterni erano contadini. E io ricordo il profumo della ribollita che cuoceva nel pentolone, ma soprattutto quello del pane che la nonna preparava una volta alla settimana. Certe tradizioni nella mia famiglia esistono ancora. Non consumiamo prodotti in scatola, merendine o cibi industriali, ma prepariamo quasi tutto in casa...Il mio babbo coltiva ancora un meraviglioso orto e io, forse legata a quei ricordi, preparo sempre il pane con la pasta madre e cucino molte zuppe».
Cosa non manca mai sulla tavola di casa sua?
«La verdura cruda e cotta, i semi oleosi che consumo anche a colazione e un buon olio extra vergine di oliva da usare crudo».
Alimentazione sana dunque come stile di vita. Ma il primo libro che ha pubblicato non è stato un ricettario bensì una raccolta di poesie.
«Da ragazza mi dilettavo a trasferire sui fogli le mie sensazioni, i miei ricordi, le mie aspettative. Uno zio materno autore di libri di poesie fu colpito dai miei scritti e mi incitò a continuare. Poi lui ebbe un incidente e morì. E dopo poco iniziai ad avere come la sensazione di sentirmi guidata da una mano che mi costringeva a scrivere... Le idee, le immagini, le parole affioravano sempre di più, catapultandomi in quel vortice di emozioni profonde da cui non riuscivo a distaccarmi. Così decisi di raccogliere tutto in un libro, anche in memoria di quello zio poeta».
Quando ha capito che il suo compito non era assegnare diete ma divulgare la sana alimentazione?
«Dopo dieci anni in cui ho fatto solo la dietista, durante uno stage di floriterapia, grazie a una persona che mi ha raccontato di come aveva recuperato la sua salute con una serie ben specifica di alimenti, ho cercato di saperne di più e ho scoperto il metodo Kousmine, studiato da una ricercatrice russa, Catherine Kousmine, non solo per far dimagrire, ma anche per aiutare il corpo a combattere la malattia. E ho deciso di iniziare un nuovo percorso».
Teenagers, disturbi alimentari e mode. Cosa ne pensa?
«Oggi i giovani vivono sommersi da sollecitazioni esterne che spesso contrastano con i riferimenti familiari. Si appropriano di modelli, ne fanno un esempio da seguire, e il disturbo alimentare nasce proprio dal volersi uniformare a certi canoni oppure dall’attribuire al cibo un concetto diverso da quello che realmente è, arma consolatrice oppure oggetto di piacere. In entrambi i casi si arriva a uno squilibrio con ripercussioni su certi aspetti comportamentali».
Fra cui la bulimia e l’anoressia?
«Pur essendo modi diversi di relazionarsi al cibo, sia la bulimia che l’anoressia hanno in comune il fatto che questo cibo diventa un modo per veicolare le proprie paure e insicurezze».
Il settore della grande distribuzione è spesso percepito come contenitore di cibo poco sano, al contrario di quello artigianale considerato sinonimo di qualità. Lei è d’accordo?
«L’industria alimentare oggi ci propone l’inimmaginabile conducendoci verso la conoscenza di componenti poco congrui alla nostra assimilazione, mentre il prodotto artigianale, in quanto tale, dovrebbe proporre una serie di ingredienti semplici, senza aggiunte chimiche, additivi e altro, attenendosi però anche a certi canoni di genuinità e manipolazioni che riportano alle origini del prodotto».
Oltre allo studio del buon mangiare ha altre passioni?
«Mi occupo di floriterapia. In primavera organizzo incontri con l’associazione Country Communication Centre che ha sede a Baratti ed è stata fondata da una mia amica olandese, Godefrida Van Der Horst, che vive a stretto contatto con la natura cercando di recuperare gli antichi mestieri».
Quali saranno i temi del suo prossimo libro?
«Avevo in progetto di scrivere due saggi di alimentazione e l’ho fatto. Perciò non credo che ne nascerà un terzo. In ogni caso adesso devo pensare a presentare la mia seconda “creatura”, punto di partenza per chi vuol migliorare la propria vita e quella della famiglia, offrendo soprattutto alle nuove generazioni un “piatto di salute” per farle star bene in tutte le stagioni della vita, compresa quella della vecchiaia».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
