Il Tirreno

AMBIENTE

Moria di poiane, si teme il veleno

di Cecilia Cecchi
Esemplare di poiana trovato morto nella zona di Populonia stazione (foto Paolo Barlettani)
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Esemplare di poiana trovato morto nella zona di Populonia stazione (foto Paolo Barlettani)

I quattro rapaci recuperati dal Wwf, senza ferite da sparo. Attesi i risultati delle analisi da Grosseto

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CAMPIGLIA. Quattro poiane morte in meno di un mese, l’ultimo rapace recuperato dai volontari Wwf tra Venturina e Suvereto. Ma prima pure a Populonia. Comunque in Val di Cornia.


Preoccupante morìa che si teme provocata da veleno per topi che, entrando nella catena alimentare, causa problemi ai volatili. Neppure l’ultima poiana recuperata viva e visitata dal veterinario Bedini ha potuto essere salvata nonostante le cure e il trasporto a Cruma Lipu di Livorno. «Dalle radiografie – conferma Davide Bedini – nessuna ferita da pallini. Ma per saperne di più bisognerà aspettare i risultati delle analisi». Della stessa opinione anche i veterinari del Cruma. Ad esaminare i resti degli uccelli l’Istituto zooprofilattico sperimentale a Grosseto.

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Il caso preoccupa non poco il Wwf che – intanto – continua ad occuparsi del recupero fauna. «La Regione ha dato l’autorizzazione a gestire gli animali feriti al Cruma Lipu di Livorno – conferma Stefano Gualerci, vice presidente Wwf Livorno –, e di conseguenza questa si estende a tutte le associazioni che collaborano col Cruma, noi compresi. Questo al momento e fino al 31 marzo 2018. L’unica cosa che nell’immediato cambierà – aggiunge – è la nostra impossibilità a poter recuperare gli ungulati (caprioli, daini, cinghiali. . .) perché non abbiamo le giuste competenze e sopratutto non possiamo farlo senza un mezzo adeguato. Questo prima di tutto nel rispetto dell’animale stesso e delle norme di igiene e di corretto soccorso. Facciamo riferimento, in questa scelte – spiega Gualerci – anche al bollettino ufficiale della Regione Toscana (n° 32), a proposito degli “Indirizzi operativi per il soccorso della fauna selvatica omeoterma”, dove in una apposita tabella parla di appropriatezza d’intervento, ovvero quali sono le specie con un livello di azione maggiore rispetto alla loro importanza ecologica. Essendo le specie elencate (insieme ad altre) soggette a piani di riduzione numerica hanno un livello d’intervento con priorità bassa. Pertanto viste le esigue forze, sia umane che economiche – dice ancora –, siamo costretti a fare delle scelte, ed abbiamo sacrificato le specie meno a rischio e per noi più difficili da trattare. Spiegheremo a chi ci contatterà che, in quei casi, sarà compito dei carabinieri forestali intervenire, oppure rivolgersi a strutture più adeguate di noi».


Da fine novembre questa emergenza poiane. «In genere – ricorda Gualerci – gli uccelli soccorsi in questo periodo dell’anno riportano ferite da arma da fuoco o trami da impatto. Ma purtroppo l’uso di topicida o lumachicida può trasformarsi in letale per i predatori che si nutrono di roditori o lumache».
«Tutte e quattro le poiane sono state recuperate in Val di Cornia. Una agonizzante vicino a Poggio all’Agnello. Ma pure sul Promontorio e anche tra Campiglia e Suvereto. Tant’è che sono state richieste delle analisi all’Istituto zooprofilattico sperimentale di Grosseto. Almeno per stabilire se questi rapaci sono morti avvelenati, e allora di che tipo di veleno si tratta». Comunque sia la catena alimentare è lunga ed nell’interesse comunque sarebbe sempre meglio evitare si spargere veleni nell’ambiente.

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