Attenzione
Quegli otto colpi di cannone dal mare
di GIANPIERO VACCARO
La notte di cento anni fa il sommergibile tedesco UB49 cercò di distruggere lo stabilimento
3 MINUTI DI LETTURA
Un sommergibile che spunta dal mare nella notte, otto colpi di cannone indirizzati agli altiforni e alla centrale elettrica dello stabilimento piombinese. E gli artiglieri che prontamente corrono alle batterie per rispondere al fuoco, ricacciando in mare il nemico. Una storia di cento anni fa esatti, un episodio avvenuto durante la Prima Guerra mondiale. Gianpiero Vaccaro, studioso di storia moderna, vero e proprio appassionato del periodo che va tra le due guerre, lo racconta ai lettori del “Tirreno”.
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Otto lampi nella notte seguiti da otto boati nel cuore del polo siderurgico. Così, esattamente cento anni fa, la città di Piombino subiva il suo primo (e unico) attacco nemico della guerra 1915/1918.
Poco prima della mezzanotte del 22 dicembre 1917 il sommergibile tedesco UB49, agli ordini del celebre Kapitänleutnant Hans Joachim Von Mellenthin, emerse dagli abissi a poche miglia dall’isolotto di Palmaiola.
Lungo 55 metri e largo poco meno di 6, con un equipaggio di 35 uomini, faceva parte di un gruppo di moderni “u-boote” inviati in Mediterraneo dalla Kaiserliche Marine in aiuto alla Imperial Regia Marina austroungarica per la lotta al traffico mercantile.
Approfittando della densa foschia e regolandosi con il riverbero delle colate di ghisa contro il cielo nuvoloso, il battello tedesco aprì il fuoco con il cannone da 8, 8 cm L30 in dotazione, mirando alla zona degli altiforni e della centrale elettrica dello stabilimento.
Leggenda vuole che i particolari dell’azione fossero stati pianificati da tempo anche grazie alla testimonianza di tecnici siderurgici tedeschi che avevano lavorato a Piombino prima della guerra e analizzando le belle cartoline illustrate del fotografo Luigi Giovannardi.
I colpi furono da subito ben aggiustati in direzione per cui i marinai, tirando a “forcella” , allungarono progressivamente il tiro sul bersaglio, riuscendo a piazzare alcune granate all’interno della sala macchine della centrale elettrica.
A tanta perizia non corrispose una gran fortuna: i danni furono molto limitati e non ci fu, anche grazie alla professionalità e al coraggio dei lavoratori, nessuna interruzione nell’erogazione dell’energia elettrica. Nonostante il bombardamento, agli altiforni gli operai terminarono regolarmente la colata in corso.
La reazione delle difese costiere fu pronta ed efficace. Immediatamente le stazioni fotoelettriche accesero i loro proiettori e gli artiglieri addetti alle batterie corsero ai posti di combattimento. Particolarmente rapida fu la reazione dei cannoni della batteria da 149G, posizionata nei pressi del Cimitero.
Il sommergibile, per evitare di essere scoperto e cannoneggiato, fu costretto a sospendere il fuoco e si allontanò nella notte. L’UB49 scomparve nel buio, così come era apparso pochi minuti prima, riprendendo la sua caccia: quella stessa notte, poco a Nord di Populonia, gli uomini del comandante Von Mellenthin attaccarono un convoglio, affondando il piroscafo Caboto.
Il cannoneggiamento della città destò un’enorme impressione sulla comunità del tempo, tanto da rimanere a lungo bene impresso nell’immaginario collettivo dei piombinesi.
Il tempo trascorso, tuttavia, rischia di cancellare la memoria di questi episodi minori che sta a noi conservare.
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Otto lampi nella notte seguiti da otto boati nel cuore del polo siderurgico. Così, esattamente cento anni fa, la città di Piombino subiva il suo primo (e unico) attacco nemico della guerra 1915/1918.
Poco prima della mezzanotte del 22 dicembre 1917 il sommergibile tedesco UB49, agli ordini del celebre Kapitänleutnant Hans Joachim Von Mellenthin, emerse dagli abissi a poche miglia dall’isolotto di Palmaiola.
Lungo 55 metri e largo poco meno di 6, con un equipaggio di 35 uomini, faceva parte di un gruppo di moderni “u-boote” inviati in Mediterraneo dalla Kaiserliche Marine in aiuto alla Imperial Regia Marina austroungarica per la lotta al traffico mercantile.
Approfittando della densa foschia e regolandosi con il riverbero delle colate di ghisa contro il cielo nuvoloso, il battello tedesco aprì il fuoco con il cannone da 8, 8 cm L30 in dotazione, mirando alla zona degli altiforni e della centrale elettrica dello stabilimento.
Leggenda vuole che i particolari dell’azione fossero stati pianificati da tempo anche grazie alla testimonianza di tecnici siderurgici tedeschi che avevano lavorato a Piombino prima della guerra e analizzando le belle cartoline illustrate del fotografo Luigi Giovannardi.
I colpi furono da subito ben aggiustati in direzione per cui i marinai, tirando a “forcella” , allungarono progressivamente il tiro sul bersaglio, riuscendo a piazzare alcune granate all’interno della sala macchine della centrale elettrica.
A tanta perizia non corrispose una gran fortuna: i danni furono molto limitati e non ci fu, anche grazie alla professionalità e al coraggio dei lavoratori, nessuna interruzione nell’erogazione dell’energia elettrica. Nonostante il bombardamento, agli altiforni gli operai terminarono regolarmente la colata in corso.
La reazione delle difese costiere fu pronta ed efficace. Immediatamente le stazioni fotoelettriche accesero i loro proiettori e gli artiglieri addetti alle batterie corsero ai posti di combattimento. Particolarmente rapida fu la reazione dei cannoni della batteria da 149G, posizionata nei pressi del Cimitero.
Il sommergibile, per evitare di essere scoperto e cannoneggiato, fu costretto a sospendere il fuoco e si allontanò nella notte. L’UB49 scomparve nel buio, così come era apparso pochi minuti prima, riprendendo la sua caccia: quella stessa notte, poco a Nord di Populonia, gli uomini del comandante Von Mellenthin attaccarono un convoglio, affondando il piroscafo Caboto.
Il cannoneggiamento della città destò un’enorme impressione sulla comunità del tempo, tanto da rimanere a lungo bene impresso nell’immaginario collettivo dei piombinesi.
Il tempo trascorso, tuttavia, rischia di cancellare la memoria di questi episodi minori che sta a noi conservare.
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