Proteste
«Pd e governo devono garantire un futuro»
Associazioni e partiti di opposizione uniti contro l’immobilismo: «Il nostro territorio è abbandonato»
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PIOMBINO. Associazioni e partiti a braccetto per denunciare «lo stato di abbandono di questo territorio da parte di governo ed istituzioni a tutti i livelli». Dalla Sinistra italiana a Prc, fino a Fratelli d’Italia e 5 Stelle, Forza Italia e Udc, e associazioni come Lavoro e dignità, Camping Cig, Restiamo Umani, fino a frange della Cgil si sono ritrovate ieri per rendere pubblica la loro posizione sul futuro di Piombino e su quello che (non) si sta facendo.
«La crisi del settore siderurgico (Magona compresa) e del suo indotto, storicamente stati il perno occupazionale del territorio, la crisi del commercio, il lento e progressivo smantellamento dei presidi sanitari, la mancanza di infrastrutture funzionali allo sviluppo economico, ci mettono di fronte ad un disastro sociale - affermano in una nota congiunta - che Piombino e la Val di Cornia non hanno mai conosciuto in tempi recenti. La mancanza di prospettive di vita obbliga i nostri giovani a cercare fortuna altrove e condanna il territorio ad una lenta e progressiva desertificazione. La mancanza di certezze economiche e di lavoro si trasforma in perdita della dignità per centinaia di famiglie».
Secondo partiti e associazioni la strada percorsa fino ad ora «è sbagliata e ci pone drammaticamente di fronte al fallimento di una classe politica e, conseguentemente, di una generazione di cittadini. Non potrà essere ignorato che questi territori sono da anni governati da un partito, oggi Pd, e dai vari alleati, che hanno amministrato Comune, Provincia, Regione e Governo. I pochi e deboli interventi messi in campo dai vari livelli istituzionali sono stati legati ai progetti dell’imprenditore algerino Issad Rebrab e dietro al suo fallimento, peraltro prevedibile, è crollato il castello di carte del “Modello Piombino” portandosi dietro tutte le promesse da campagna elettorale che hanno avuto la sola ed unica funzione di narcotizzare un territorio nel frattempo divenuto refrattario alla lotta ed alla difesa dei propri diritti».
«Questo territorio - proseguono nella disamina assai critica della situazione - rivendica con orgoglio di aver contribuito, con il proprio sudore, con la perdita delle proprie bellezze naturali, dei propri spazi e, purtroppo, anche con la salute di molti cittadini, alla rinascita dell’Italia; fino ad aver costretto il ministero dell’Ambiente a riconoscere Piombino come Sito di interesse nazionale».
Ed ecco allora che «Piombino e la Val di Cornia (ma non solo, erano presenti anche realtà rappresentative dell’isola d’Elba)chiedono a gran voce al Governo di farsi carico del proprio ruolo, garantendo - proseguono - un futuro ad un territorio che lo stesso Governo riconosce come Area di crisi complessa».
«Per risolvere una crisi complessa occorrono interventi straordinari, di natura pubblica e di interesse generale, che possano creare valore aggiunto; in ultima analisi interventi in grado di creare lavoro in un nuovo equilibrio diversificato tra attività industriali, turismo, agricoltura ed altro e consentire il graduale abbandono degli ammortizzatori sociali come fonte di tenuta dell’economia territoriale».
Il Comitato chiede quindi al governo di fare «il proprio dovere garantendo un futuro ai nostri concittadini, programmando l’adeguamento infrastrutturale del territorio, la bonifica dei siti inquinati e la loro restituzione alla città e garantendo il mantenimento dei presidi sanitari, il depotenziamento dei quali implicherebbe la rinuncia a curarsi per un territorio già in profonda crisi sociale.
«La crisi del settore siderurgico (Magona compresa) e del suo indotto, storicamente stati il perno occupazionale del territorio, la crisi del commercio, il lento e progressivo smantellamento dei presidi sanitari, la mancanza di infrastrutture funzionali allo sviluppo economico, ci mettono di fronte ad un disastro sociale - affermano in una nota congiunta - che Piombino e la Val di Cornia non hanno mai conosciuto in tempi recenti. La mancanza di prospettive di vita obbliga i nostri giovani a cercare fortuna altrove e condanna il territorio ad una lenta e progressiva desertificazione. La mancanza di certezze economiche e di lavoro si trasforma in perdita della dignità per centinaia di famiglie».
Secondo partiti e associazioni la strada percorsa fino ad ora «è sbagliata e ci pone drammaticamente di fronte al fallimento di una classe politica e, conseguentemente, di una generazione di cittadini. Non potrà essere ignorato che questi territori sono da anni governati da un partito, oggi Pd, e dai vari alleati, che hanno amministrato Comune, Provincia, Regione e Governo. I pochi e deboli interventi messi in campo dai vari livelli istituzionali sono stati legati ai progetti dell’imprenditore algerino Issad Rebrab e dietro al suo fallimento, peraltro prevedibile, è crollato il castello di carte del “Modello Piombino” portandosi dietro tutte le promesse da campagna elettorale che hanno avuto la sola ed unica funzione di narcotizzare un territorio nel frattempo divenuto refrattario alla lotta ed alla difesa dei propri diritti».
«Questo territorio - proseguono nella disamina assai critica della situazione - rivendica con orgoglio di aver contribuito, con il proprio sudore, con la perdita delle proprie bellezze naturali, dei propri spazi e, purtroppo, anche con la salute di molti cittadini, alla rinascita dell’Italia; fino ad aver costretto il ministero dell’Ambiente a riconoscere Piombino come Sito di interesse nazionale».
Ed ecco allora che «Piombino e la Val di Cornia (ma non solo, erano presenti anche realtà rappresentative dell’isola d’Elba)chiedono a gran voce al Governo di farsi carico del proprio ruolo, garantendo - proseguono - un futuro ad un territorio che lo stesso Governo riconosce come Area di crisi complessa».
«Per risolvere una crisi complessa occorrono interventi straordinari, di natura pubblica e di interesse generale, che possano creare valore aggiunto; in ultima analisi interventi in grado di creare lavoro in un nuovo equilibrio diversificato tra attività industriali, turismo, agricoltura ed altro e consentire il graduale abbandono degli ammortizzatori sociali come fonte di tenuta dell’economia territoriale».
Il Comitato chiede quindi al governo di fare «il proprio dovere garantendo un futuro ai nostri concittadini, programmando l’adeguamento infrastrutturale del territorio, la bonifica dei siti inquinati e la loro restituzione alla città e garantendo il mantenimento dei presidi sanitari, il depotenziamento dei quali implicherebbe la rinuncia a curarsi per un territorio già in profonda crisi sociale.
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