Sicurezza
indagine suirifiuti pericolosi
Rimateria, Caramassi rimane al suo posto
PIOMBINO. Alla fine nessuno ha chiesto le dimissioni del presidente di Rimateria, Valerio Caramassi. A parte un cittadino con un cartello. Non è stato il solo ad esternare la propria opinione. Sulla...
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PIOMBINO. Alla fine nessuno ha chiesto le dimissioni del presidente di Rimateria, Valerio Caramassi. A parte un cittadino con un cartello. Non è stato il solo ad esternare la propria opinione. Sulla discarica. Sulle bonifiche come occasione di lavoro e di salute. O sulla necessità di fermare la variante Aferpi perchè Aferpi è fuori gioco. Tutti rappresentanti di Camping Cig, presenti in sala consiliare. Tutti con un messaggio appeso al collo.
In punta di diritto. Inchiesta sui rifiuti pericolosi con l’audizione di Caramassi e l’adeguamento definitivo delle novità urbanistiche. Argomenti intrecciati. Il presidente ha ricostruito la vicenda che lo vede indagato insieme ad una cinquantina di persone (16 aziende coinvolte) seguendo la traccia usata in questi giorni sui media, con i sindaci della zona e nell’incontro di martedì con i capigruppo. Sui controlli, tutte azioni eseguite in punta di diritto, per dirla con Caramassi. Che non può escludere l’ingresso di materiale non conforme. Secondo l’inchiesta, toners, stracci imbevuti di olio, farmaci scaduti. «Materiale ampiamente riscontrabile tra i rifiuti urbani», ha ripetuto. «Ma l’inchiesta è sul traffico», ha commentato Francesco Ferrari (Forza Italia) parlando di «difficoltà oggettive incontrate dal progetto Rimateria che non è fallito».
Un corpo gracile. Caramassi si è detto tranquillo, definendo l’azienda parte lesa per le implicazioni della vicenda. Preoccupato, però, dal quadro generale, impiantistico e finanziario. Per il corpo gracile - sono ancora parole sue - ereditato da Asiu.
«Ho assunto l’incarico per dare un sostegno a Piombino. Ma ho un’etica personale. Ora vi ascolto - ha aggiunto - e se qualcuno verrà sfiorato da dubbi sulla correttezza mia o dei miei collaboratori ci ragionerò su per non danneggiare la città». Insomma, avrebbe lasciato campo libero. «Una chiusura minatoria, una caduta di stile che poteva essere evitata», secondo Fabrizio Callaioli (Rifondazione)che ha sottolineato la mancata assunzione di responsabilità da parte della giunta su Asiu.
La diffida. Nelle parole delle opposizioni si è rincorsa più volte l’azione della Regione che di recente ha imposto prescrizioni riscontrando anomalie nelle verifiche e per lo scarico dei camion da analizzare fuori dai capannoni, occupati dal materiale trasferito da altri siti.
Responsabilità politiche. Su questo ha insistito Carla Bezzini (Un’altra Piombino), «con i debiti Asiu finiti sotto il tappeto. Ora, stop ai conferimenti fino a quando la discarica non sarà messa in sicurezza, e uno studio su salute di lavoratori e residenti». La stessa richiesta avanzata da Daniele Pasquinelli (Cinque stelle) e Riccardo Gelichi (Ascolta Piombino) che hanno sollecitato anche un punto sulle bonifiche. La richiesta di costituirsi parte civile è stata avanzata da Sergio Filacanapa (Spirito libero) mentre Rinaldo Barsotti e il sindaco Massimo Giuliani hanno confermato fiducia piena in Caramassi. Assente per impegni istituzionali l’assessore all’ambiente Marco Chiarei. Assente anche all’incontro di martedì.(v.p.)
In punta di diritto. Inchiesta sui rifiuti pericolosi con l’audizione di Caramassi e l’adeguamento definitivo delle novità urbanistiche. Argomenti intrecciati. Il presidente ha ricostruito la vicenda che lo vede indagato insieme ad una cinquantina di persone (16 aziende coinvolte) seguendo la traccia usata in questi giorni sui media, con i sindaci della zona e nell’incontro di martedì con i capigruppo. Sui controlli, tutte azioni eseguite in punta di diritto, per dirla con Caramassi. Che non può escludere l’ingresso di materiale non conforme. Secondo l’inchiesta, toners, stracci imbevuti di olio, farmaci scaduti. «Materiale ampiamente riscontrabile tra i rifiuti urbani», ha ripetuto. «Ma l’inchiesta è sul traffico», ha commentato Francesco Ferrari (Forza Italia) parlando di «difficoltà oggettive incontrate dal progetto Rimateria che non è fallito».
Un corpo gracile. Caramassi si è detto tranquillo, definendo l’azienda parte lesa per le implicazioni della vicenda. Preoccupato, però, dal quadro generale, impiantistico e finanziario. Per il corpo gracile - sono ancora parole sue - ereditato da Asiu.
«Ho assunto l’incarico per dare un sostegno a Piombino. Ma ho un’etica personale. Ora vi ascolto - ha aggiunto - e se qualcuno verrà sfiorato da dubbi sulla correttezza mia o dei miei collaboratori ci ragionerò su per non danneggiare la città». Insomma, avrebbe lasciato campo libero. «Una chiusura minatoria, una caduta di stile che poteva essere evitata», secondo Fabrizio Callaioli (Rifondazione)che ha sottolineato la mancata assunzione di responsabilità da parte della giunta su Asiu.
La diffida. Nelle parole delle opposizioni si è rincorsa più volte l’azione della Regione che di recente ha imposto prescrizioni riscontrando anomalie nelle verifiche e per lo scarico dei camion da analizzare fuori dai capannoni, occupati dal materiale trasferito da altri siti.
Responsabilità politiche. Su questo ha insistito Carla Bezzini (Un’altra Piombino), «con i debiti Asiu finiti sotto il tappeto. Ora, stop ai conferimenti fino a quando la discarica non sarà messa in sicurezza, e uno studio su salute di lavoratori e residenti». La stessa richiesta avanzata da Daniele Pasquinelli (Cinque stelle) e Riccardo Gelichi (Ascolta Piombino) che hanno sollecitato anche un punto sulle bonifiche. La richiesta di costituirsi parte civile è stata avanzata da Sergio Filacanapa (Spirito libero) mentre Rinaldo Barsotti e il sindaco Massimo Giuliani hanno confermato fiducia piena in Caramassi. Assente per impegni istituzionali l’assessore all’ambiente Marco Chiarei. Assente anche all’incontro di martedì.(v.p.)
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