Caso Bonino, il 12 gennaio dal gip
Per i periti del giudice quattro pazienti uccisi da dosi eccessive di eparina
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PIOMBINO. Per chi, come la Procura, non ha dubbi sulla colpevolezza di quell’infermiera, la perizia è una conferma. Perché, su quattordici morti sospette all’ospedale Villamarina, quattro vengono attribuite alla somministrazione di dosi eccessive di eparina, un anticoagulante. E in ogni caso Fausta Bonino, 56 anni, era sempre in servizio. Per chi invece, come la difesa dell’infermiera, siamo di fronte a un fallace accanimento giudiziario dove la vera vittima è proprio la Bonino, quelle 853 pagine sono solo un altro muro di indizi non probanti da scalare.
A firmare la perizia è stato un pool di esperti incaricati dal giudice delle indagini preliminari Fabrizio Nicoletti. La perizia verrà discussa in aula durante l’incidente probatorio del 12 gennaio. Dovrà far luce sull’inchiesta, condotta dal procuratore capo Ettore Squillace Greco e dal sostituto Massimo Mannucci sulla base degli elementi raccolti dai carabinieri del Nas, per una serie di morti sospette avvenute nella Rianimazione dell’ospedale tra il 2014 e il 2015. Elementi per i quali Bonino fu arrestata il 30 marzo 2016, scarcerata dopo 21 giorni e che, dopo un’accesa battaglia giudiziaria già passata dalla Cassazione, è tuttora l’unica indagata.
La perizia si è basata sulle prove di coagulazione eseguite dal laboratorio dell’ospedale di Careggi e i consulenti hanno ripercorso la storia ospedaliera e sanitaria delle quattordici persone scomparse, più quella di Mario Dilo Canessa, ex operaio Magona, considerato dagli investigatori un sopravvissuto. Per lui sono state riscontrate anomalie nei test di coagulazione non attribuibili alle somministrazioni terapeutiche e compatibili con la presenza in circolo di elevate dosi di eparina somministrata poco prima del prelievo di sangue.
Nella perizia i pazienti deceduti sono stati divisi in quattro gruppi. Nel primo i quattro pazienti (Bruno Carletti, Angelo Ceccanti, Mario Coppola e Franca Morganti) la cui morte viene associata a un’elevata concentrazione di eparina nelle provette di sangue inviate a Careggi. Per Carletti, Coppola e Ceccanti, scrivono gli esperti, «il sanguinamento è da attribuire a somministrazione di eparina per via endovenosa». Per Morganti, considerata comunque la malattia della donna (linfoma non Hodgkin), si evidenza «un improvviso sanguinamento, via via a maggior impegno, in plurimi distretti decorso e rapidamente peggiorativo delle condizioni generali. Pertanto, nonostante la compromissione di base del quadro clinico generale, il progressivo peggioramento dell’emodinamica sicuramente vede una compartecipazione causale, legata all’alterazione dell’assetto coagulativo, sino al concretizzarsi del decesso». Anche per lei la presenza di eparina è documentata a Careggi.
Nel secondo gruppo sono stati inseriti Marisa Bernardini, Terside Milianti, Lilia Mischi, Aldo Peccianti, Adriana Salti ed Elmo Sonetti, morti per emorragia ma per i quali non sono state accertate elevate concentrazioni di eparina. Nel terzo gruppo (Marco Fantozzi e Alfo Fischi) sono segnalate emorragie che appaiono però ininfluenti. Nel quarto (Marcella Ferri e Sergio Ghini) non risultano emorragie.
I consulenti dunque hanno risposto alle domande del gip. Domande tecniche, risposte tecniche. Ora si vedrà cosa succederà in udienza. Le indagini, perché siamo ancora in fase di indagini, vanno avanti. Poi verrà il momento in cui si saprà se siamo in presenza davvero di un clamoroso errore giudiziario o di un killer della rianimazione. In questo secondo caso, però, manca ancora il movente.
A firmare la perizia è stato un pool di esperti incaricati dal giudice delle indagini preliminari Fabrizio Nicoletti. La perizia verrà discussa in aula durante l’incidente probatorio del 12 gennaio. Dovrà far luce sull’inchiesta, condotta dal procuratore capo Ettore Squillace Greco e dal sostituto Massimo Mannucci sulla base degli elementi raccolti dai carabinieri del Nas, per una serie di morti sospette avvenute nella Rianimazione dell’ospedale tra il 2014 e il 2015. Elementi per i quali Bonino fu arrestata il 30 marzo 2016, scarcerata dopo 21 giorni e che, dopo un’accesa battaglia giudiziaria già passata dalla Cassazione, è tuttora l’unica indagata.
La perizia si è basata sulle prove di coagulazione eseguite dal laboratorio dell’ospedale di Careggi e i consulenti hanno ripercorso la storia ospedaliera e sanitaria delle quattordici persone scomparse, più quella di Mario Dilo Canessa, ex operaio Magona, considerato dagli investigatori un sopravvissuto. Per lui sono state riscontrate anomalie nei test di coagulazione non attribuibili alle somministrazioni terapeutiche e compatibili con la presenza in circolo di elevate dosi di eparina somministrata poco prima del prelievo di sangue.
Nella perizia i pazienti deceduti sono stati divisi in quattro gruppi. Nel primo i quattro pazienti (Bruno Carletti, Angelo Ceccanti, Mario Coppola e Franca Morganti) la cui morte viene associata a un’elevata concentrazione di eparina nelle provette di sangue inviate a Careggi. Per Carletti, Coppola e Ceccanti, scrivono gli esperti, «il sanguinamento è da attribuire a somministrazione di eparina per via endovenosa». Per Morganti, considerata comunque la malattia della donna (linfoma non Hodgkin), si evidenza «un improvviso sanguinamento, via via a maggior impegno, in plurimi distretti decorso e rapidamente peggiorativo delle condizioni generali. Pertanto, nonostante la compromissione di base del quadro clinico generale, il progressivo peggioramento dell’emodinamica sicuramente vede una compartecipazione causale, legata all’alterazione dell’assetto coagulativo, sino al concretizzarsi del decesso». Anche per lei la presenza di eparina è documentata a Careggi.
Nel secondo gruppo sono stati inseriti Marisa Bernardini, Terside Milianti, Lilia Mischi, Aldo Peccianti, Adriana Salti ed Elmo Sonetti, morti per emorragia ma per i quali non sono state accertate elevate concentrazioni di eparina. Nel terzo gruppo (Marco Fantozzi e Alfo Fischi) sono segnalate emorragie che appaiono però ininfluenti. Nel quarto (Marcella Ferri e Sergio Ghini) non risultano emorragie.
I consulenti dunque hanno risposto alle domande del gip. Domande tecniche, risposte tecniche. Ora si vedrà cosa succederà in udienza. Le indagini, perché siamo ancora in fase di indagini, vanno avanti. Poi verrà il momento in cui si saprà se siamo in presenza davvero di un clamoroso errore giudiziario o di un killer della rianimazione. In questo secondo caso, però, manca ancora il movente.
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