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Il Pd spinge la Variante «È ben oltre il piano Aferpi»

Il Pd spinge la Variante «È ben oltre il piano Aferpi»

La direzione vota un documento che chiede flessibilità nella ricerca della diversificazione e un nuovo Accordo di programma. Lo strumento urbanistico oggi all’esame del Consiglio

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PIOMBINO. Il Pd dopo il congresso sembra mantenere quell’unità forzosamente realizzata prima del congresso, e in Direzione passa con tutti voti favorevoli e un’astensione un documento politico che da un lato rafforza la scelta della cosiddetta Variante Aferpi (che oggi va in consiglio comunale per l’approvazione) e la maggioranza che sostiene la giunta guidata da Massimo Giuliani, mentre dall’altra ribadisce la volontà di «riorganizzare l’area industriale, funzionale allo sviluppo dei nuovi settori produttivi». La forza del documento viene individuata nella necessità di dotarsi «di una statura progettuale da confrontare con gli altri livelli istituzionali per affrontare la fase di incertezza sul futuro del polo siderurgico».

Al documento approvato in direzione hanno lavorato a lungo col sindaco Giuliani i segretari di federazione Massimiliano Roventini e dell’Unione comunale, Ettore Rosalba, nella stesura c’è la mano della titolare dell’urbanistica, Carla Maestrini, di Gianni Anselmi e di Matteo Tortolini, a dimostrazione dello sforzo di una sintesi unitaria. Del resto sulla «rafforzata unità nella maggioranza e nel partito, nel momento di massima difficoltà del territorio», pone l’accento Giuliani, sostenendo la «riconosciuta esigenza di dare prospettive alla città, anche con la presenza pubblica. Al di là della questione siderurgica, la Variante è valida perché dà spazio a vari motori economici».

Anche per Roventini il documento «dimostra il ritrovato spirito unitario, che sul futuro del territorio ci consentirà di aprire un confronto serio con forze produttive e sindacali».

Dunque il documento sottolinea «la rilevanza della scelta di fondo contenuta nella variante Aferpi sulla collocazione nella macro area a nord della Chiusa delle nuove attività siderurgiche, come un’opzione prioritaria che si pone l’obiettivo di posizionare strategicamente il territorio ben oltre il piano Aferpi».

Questo ovviamente non significa per il Pd chiusura a eventuali progetti di imprenditori siderurgici nel dopo Rebrab, ma piuttosto la volontà di impostare un quadro che consenta un confronto da una posizione meno squilibrata.

La prima proposta del documento è che «di fronte a una nuova procedura pubblica di assegnazione delle aree industriali, si consideri l’opzione di non riassegnare in blocco la titolarità di tutto il compendio ex Lucchini, in particolare delle porzioni di territorio non più interessate da attività siderurgiche».

Inoltre viene proposto di valutare l’ipotesi «della costituzione di un soggetto pubblico di riferimento territoriale al quale attribuire la titolarità delle aree industriali dismesse, finalizzato alla gestione complessiva della riconversione delle aree negli aspetti ambientali (bonifiche), produttivi, urbanistico-attuativi (lottizzazione e assegnazione aree) e che sia in grado di agganciare le azioni nazionali e regionali di promozione economica finalizzate all’attrazione di investimenti».

Inoltre viene citata la necessità di «predisporre un quadro di destinazioni urbanistiche flessibili e di strumenti attuativi anche privati per facilitare la ricerca di investitori», insieme a quella, «nel rispetto delle prerogative dell’Autorità portuale, di avanzare il criterio di concessionare le aree demaniali marittime per sostenere i processi di diversificazione economica in coerenza con le nuove funzioni allocabili nelle aree industriali dismesse e di valutare i nuovi investitori secondo stringenti criteri di mercato, di massimizzazione dell’interesse pubblico, di messa in opera di investimenti, di attrazione di traffici portuali e di creazione di nuovi posti di lavoro».

Infine, oltre alla valutazione sulla possibilità «di valorizzazione degli impianti industriali dismessi per un progetto di archeologia industriale, come un pezzo della diversificazione turistica», viene ribadita la richiesta «di proporre un nuovo Accordo di programma che si ponga l’obiettivo di affrontare poche e chiare priorità, in particolare i nodi della competitività del territorio connessi al contesto ambientale (bonifiche ), al contesto infrastrutturale materiale (viario e ferroviario) e immateriale (innovazione tecnologica e del sapere ), con l’obiettivo di canalizzare tutte le risorse disponibili su questi assi, evitando frammentazioni nell’utilizzo di risorse pubbliche».(cloz)



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