Il Tirreno

Luigi, una vita in radio con Piombino nel cuore

di M. ANTONIETTA SCHIAVINA
Luigi, una vita in radio con Piombino nel cuore

Da ragazzino ha battuto la timidezza iniziando la carriera da “voce della città” Ma il momento più luminoso è quando in Cambogia ha abbracciato la sua Aurora

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Il momento più luminoso della vita di Luigi Faucci è stato dall’altra parte del mondo, in Cambogia, dieci anni fa, quando dopo un’attesa lunghissima, fatta di dubbi, caparbie speranze e cocenti delusioni, è uscito dall’albergo dove alloggiava e sulla strada ha visto arrivare su una motoretta scassata una giovane donna che stringeva in braccio uno scricciolo di bimba, Aurora. Quella piccola, aspettata per cinque tormentati anni, era finalmente pronta a farsi abbracciare, diventando figlia di Luigi e di sua moglie Concetta a tutti gli effetti. Una gioia e un’emozione difficile da raccontare anche per uno come lui, abituato a stare ai microfoni della sua radio e a parlare sulle onde di Radio Piombino a tanta gente e su tanti argomenti.

«Aurora – il cui nome cambogiano è Sherenek – racconta Faucci – ora ha 15 anni, è una ragazza intelligente, affettuosa, serena, studiosa e dice che da grande vuole fare la psicologa... All’inizio, quando mia moglie ha espresso il desiderio di adottare un bambino, non mi sentivo pronto per una cosa così importante. Ma poi ho deciso, e da quel momento la mia unica paura è stata di strappare una creatura già molto sfortunata dal suo mondo. Come avrebbe reagito? Come si sarebbe posta nei nostri confronti? Poi quando l’ho vista, sporca, con i pantaloni troppo stretti e i sandali rotti (li abbiamo tenuti per ricordo di quel momento magico) ho capito che avevamo fatto la cosa giusta».

Nella vita Luigi Faucci c’è stata anche un’altra creatura che lo ha fatto crescere come uomo: la radio...

«Una seconda figlia che ho iniziato ad amare e frequentare a 17 anni, agli albori dell’emittenza locale, quando aprirono a Campiglia Radio Etruria. Ero un ragazzino timidissimo, con un’infanzia complessata per via degli occhiali che, a quei tempi, non facevano tendenza come adesso, tanto che a scuola mi chiamavano “quattr’occhi”... Dopo Radio Etruria arrivò Radio Piombino Centrale. Ci andavo tutti i giorni all’avanscoperta per vedere come era fatta e cosa si faceva: allora gli studi radiofonici erano aperti al pubblico, un punto di ritrovo dove tutti potevano stare giornate intere, ma il proprietario, Silvano Galligani, mi buttava continuamente fuori perché mi ritrovava sempre tra i piedi».

E lei?

«Uscivo da una porta e rientravo dall’altra».

Ma la sua timidezza?

«Sparita. Ero affascinato da quel mezzo di comunicazione che mi permetteva il contatto con gli altri senza quelle paure che avevano accompagnato la mia infanzia».

Mamma e babbo approvavano la sua passione o erano contrari?

«Approvavano, anche perché la radio mi distoglieva dal fare le vasche in corso Italia o dal perdere tempo con compagnie non sempre raccomandabili».

Oltre a frequentare la radio locale ascoltava anche emittenti nazionali?

«Radio Montecarlo ma non più di tanto. Era proprio l’idea della radio del territorio che mi attirava, perché rappresentava la voce della mia città».

Una passione che nel tempo è aumentata.

«Proprio così, anche se per un lungo periodo l’ho considerata soltanto un hobby perché dopo la laurea ho iniziato a lavorare per un concessionario di automobili. Ci andavo quando potevo, finito il lavoro e in tutti i giorni di festa, fino al 1990. Poi la legge Mammì obbligò ad assumere gli speaker, gli studi radiofonici non furono più accessibili a chiunque, bisognava seguire delle regole ben precise e cambiarono molte cose».

Ma non la sua passione.

«Al contrario, aumentò e, nel 1995, quando la concessionaria di auto è fallita, senza aspettare la manna dal cielo, mi sono buttato nella ricerca di pubblicità per la radio. Dopo Radio Piombino centrale nacque Radio Costa Etrusca, che poi si divise in Radio Costa Etrusca e Radio centro Mare, dove faceva lo speaker anche il nostro ex sindaco Gianni Anselmi. Praticamente eravamo arrivati all’assurdo delle tre radio in un territorio ristretto: una guerra fra poveri. Radio Piombino centrale fu venduta a Radio Flash Livorno che trasmetteva un po’ da Livorno e un po’ da Piombino. Per un anno continuai a fare soprattutto il lavoro di raccolta sponsor e poi, per una serie di situazioni spiacevoli di concorrenza, decisi di mollare, andando a Radio Cuore dove restai tre anni. Nel frattempo Radio Costa Etrusca aveva cambiato nome in Radio Piombino 25, la gestione lasciava e mi chiamarono a far parte della cooperativa che se ne sarebbe occupata. Così abbandonai Radio Cuore per dedicarmi dell’unica radio locale rimasta, cercando di risollevarne le sorti. E, quando presi completamente le redini in mano tolsi 25 lasciando solo Piombino».

Un nome che in un certo senso l’ha condizionata. O no?

«Secondo qualcuno, a mio parere poco illuminato, legare la radio a Piombino ha rappresentato un limite. Ma io che ho fatto questa scelta per dare un’impronta forte alla città, non la penso così. E l’ho spiegato più volte ai cosiddetti super informati, portando a esempio Radio Subasio, una delle radio private più “antiche” con copertura interregionale, considerata una superstation pur portando il nome del vicino monte Subasio».

Radio a parte a Piombino Luigi Faucci ci vive bene?

«Certo! È la mia città. Fra noi c’è una specie di amore– odio, ma poi nella gara prevale sempre l’amore. Ed è una città che ha angolo bellissimi, come Calamoresca dove da ragazzo quando ero un po’ in crisi andavo da solo a guardare il mare».

Pensa che si potrebbe fare di più per valorizzare il territorio?

«Sì, ma non solo a livello amministrativo. Le amministrazioni possono avere le loro colpe, ma ne abbiamo anche noi e bisognerebbe che ogni cittadino si prendesse le proprie responsabilità».

Torniamo alla sua radio. Come viene accolta dagli ascoltatori?

«Benissimo, sia dagli ascoltatori che dalle aziende che vi investono in pubblicità. Ma, cosa che non mi spiego e mi dispiace, è più ascoltata e considerata in provincia di Grosseto, sull’Amiata e nei territori lontani che nella città che la ospita».

Parliamo di sua moglie. È piombinese?

«Lei è arrivata con la famiglia che si è spostata per lavoro dalla Puglia».

Come è avvenuto il vostro incontro?

«Facevo lo speaker in una trasmissione serale a Radio Piombino centrale, lei mi ascoltava sempre, mi mandava le dediche e un giorno ha voluto incontrarmi».

Ha dato un volto alla voce. Non è rimasta delusa?

«No. È andata bene. Siamo insieme da 27 anni».

Grazie alla radio. Ma si ricorda la prima volta che ha parlato a un microfono?

«Me la ricordo eccome. Ho pensato: “Oddio! Poi ho detto buonasera ed è passato tutto».

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