Il Tirreno

PIOMBINO

L’arpeggio degli dei si ascolta al museo: ecco le postazioni

di Cecilia Cecchi
Gran pubblico al museo per l'inaugurazione delle nuove postazioni dedicate alla musica
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Gran pubblico al museo per l'inaugurazione delle nuove postazioni dedicate alla musica

Ghizzani Marcìa (Parchi): «Così diamo più accessibilità» Camilli (Soprintendenza): «Faremo tornare alcuni reperti»

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PIOMBINO. Suoni e strumenti degli Etruschi nelle sale del museo. Premendo il tasto della consolle, si ascolta Apollo che suona la cetra: riprodotta come dal medaglione dell’Anfora d’argento di Baratti.
In tanti all’inaugurazione delle postazioni dedicate alla musica antica in Cittadella.

Viaggio di musica e suoni per poter conoscere ed apprezzare sempre più l’archeologia, mantenendo stretto contatto tra ricerca e condivisione: come si fa già con visite guidate agli scavi in corso, e successiva valorizzazione con conferenze e esposizioni.
Si pensa a quanto scavato negli anni e pure ai reperti più conosciuti nel mondo come l’Apollo di Piombino a Parigi (in Cittadella una copia) o i carri dell’omonima tomba di Baratti (a Piombino solo una volta, nei primi anni Novanta). Più risorse culturali come opportunità di – valido – sviluppo turistico.

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«L’inaugurazione – dice il presidente Parchi Val di Cornia Francesco Ghizzani Marcìa – rientra nel percorso cominciato nel 2016. Seconda tappa del “museo in tutti i sensi” con postazioni multimediali che vanno ad aumentare l’accessibilità, arricchendo l’offerta. Più l’appeal trasversale del suono che ci consente di dare un’ambientazione sonora alla vita degli antichi. Tutto basato – aggiunge – su uno studio scientifico di ricostruzione degli strumenti antichi. Ricerca sonora che quest’anno, per la prima volta, è stata fatta anche sul campo, con concerti nella necropoli di Baratti e teatralizzando le visite all’Acropoli di Populonia. Anche con le esibizioni dei “Rasenna Echoes” di cui fanno parte pure Cinzia Murolo, archeologa, curatrice del museo di Piombino e Francesco Landucci che ha realizzato gli strumenti. Tutto per scardinate l’idea che l’archeologia è muta – sottolinea – I reperti hanno molto da raccontare... Oltre alla cetra di Apollo? Landucci ha inserito il suono del corno decorato, simbolo di potere, ritrovato nella tomba dei carri».

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Ecco una delle sepolture più conosciute di Baratti e i carri, dal museo archeologico di Firenze sempre in giro per il mondo, possibile vederli qui magari in ricostruzione 3D? «La tecnologia offre mille possibilità – risponde Ghizzani – Ma siamo già in contatto col Louvre, che ha dimostrato grande disponibilità, per ospitare l’originale dell’Apollo di Piombino, importante capire quanto può costare un’impresa del genere. Al di là di carri e Apollo, di fama mondiale, lavoriamo con la Soprindendenza per mostre temporanee di molti reperti recuperati negli anni, durante gli scavi».

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Basta inscatolare tutto in magazzini chiusi. «Abbiamo in studio diversi programmi – conferma Andrea Camilli, funzionario archeologo della Soprintendenza, coordinatore d’area con la tutela di Populonia e della Val di Cornia – Intendiamo fare tutto il possibile nell’ottica della ridistribuzione dei materiali. L’intenzione è riportare a Populonia o Baratti, per mostre temporanee e poi al museo di Piombino diversi pezzi, come già accaduto per il corredo della bambina romana nella necropoli etrusca subito restaurato ed esposto».

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Persino il nuovo percorso museale, nato da un progetto di archeologia sperimentale, è tutt’ora in corso. «Oltre 10 anni di ricerca nel campo della musica etrusca e romana – spiega Cinzia Murolo –, dove Francesco Landucci ha messo in campo tutta la sua esperienza di musicista e ricostruttore di strumenti dell’antichità. Al primo piano del museo, nella stanza ricostruttiva di un banchetto etrusco – prosegue – è possibile vedere e toccare strumenti come il cosiddetto aulòs, una sorta di doppio flauto, lo strumento più utilizzato dagli Etruschi, e ascoltare brani musicali, composti in modo sperimentale, ma del tutto verosimili. Al secondo piano accanto al modellino tattile sonoro dell’Anfora di Baratti, un’altra postazione, dove è collocata, tra gli altri strumenti del corteo del dio Dioniso e della dea Cibele, una grande cetra ricostruita sul modello di quella raffigurata nell’ovale dell’anfora come attributo del dio Apollo. Grazie a Claudio Gennai per gli scatti della giornata».

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Tutto grazie anche al finanziamento della Regione per la riqualificazione del museo. «Con Landucci lavoriamo da circa due anni – conclude Murolo –, coadiuvati dai maggiori musicologi, per questa ricerca che sta portando novità e riscuote nel pubblico grande entusiasmo. La musica unisce tutto il mondo. Una strada intrapresa da 2016, creando tre modelli tattili-visivi auditivi, compresa l’Anfora d’argento. Con la responsabile del parco di Baratti Marta Coccoluto, l’estate scorsa, Landucci ha pure lavorato per la sonorizzazione della tomba dei carri...». Archeologia, studi, musica, museo, senza più barriere fisiche o culturali. Non è più solo un progetto.

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