Sicurezza
La confessione dell’orco in aula «Sono colpevole»
di FEDERICO LAZZOTTI
L’orco si è tolto la maschera nel giorno del processo ammettendo abusi e molestie sulla piccola, ma raccontando anche molto altro di sé e della sua vita: un’infanzia tormentata nella quale a sua...
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L’orco si è tolto la maschera nel giorno del processo ammettendo abusi e molestie sulla piccola, ma raccontando anche molto altro di sé e della sua vita: un’infanzia tormentata nella quale a sua volta è stato vittima di soprusi, le violenze compiute in passato per le quali ha già subito una condanna e la volontà, almeno a parole, di voler intraprendere un percorso di cura che faccia scomparire i mostri che affollano i suoi pensieri sessuali, soprattutto per sua figlia.
È un tuffo negli orrori del corpo e della mente il memoriale di sei pagine, consegnato al giudice, che il bagnino quarantenne condannato a sei anni di reclusione per gli abusi su una bambina ha letto giovedì nell’aula al primo piano del palazzo di giustizia di Livorno dove era in programma l’udienza preliminare del processo che lo vedeva imputato, accusato di un reato orribile: aver approfittato del ruolo di istruttore per assecondare una perversione.
Chi lo ha ascoltato parlare per circa mezz’ora racconta di una confessione tremenda e choccante allo stesso tempo. Una biografia piena di fantasmi che iniziano a comparire a Firenze nei primi anni Ottanta, dove l’imputato ha trascorso l’infanzia, per poi trasferirsi in Val di Cornia, dove nel maggio scorso è stato arrestato dai carabinieri a seguito della denuncia dei genitori della bambina di otto anni molestata in un villaggio turistico. In mezzo un vagare continuo per la Toscana – come hanno ricostruito anche i carabinieri – nell’ossessione di stare il più possibile a contatto con i bambini attraverso quel ruolo di assistente ai bagnanti che gli permetteva di assecondare quelle fantasie malate.
Una deposizione che si sovrappone alla ricostruzione degli investigatori che per quasi un anno hanno indagato sul suo conto con il sospetto – per il momento non confermato – di essere di fronte a un pedofilo seriale. I carabinieri, non a caso, durante le perquisizioni effettuate a casa del quarantenne hanno trovato sul computer video dal contenuto pedopornografico e tra le ricerche recenti sul motore di ricerca parole chiave come «baby» e «sesso».
Inoltre durante le indagini sono emersi comportamenti che hanno gettato ancora più ombre sul suo conto. In particolare nel fascicolo che riguarda la violenza sessuale ai danni della bambina è finita anche una sentenza di primo grado del Tribunale di Firenze che nel 2016 ha condannato l’uomo per gli abusi compiuti sulla sorellastra. Una storia che nel memoriale è stata affrontata dal quarantenne che successivamente si è concentrato sui giorni tra la fine di giugno e il 25 luglio di due anni fa durante i quali sono avvenuti gli abusi sulla piccola di otto anni.
«La professione di maestro di nuoto – spiegavano gli inquirenti all’indomani della misura cautelare eseguita nel maggio scorso – lo fa stare a contatto con i bambini, in più è un individuo che gira molto per la Toscana. Ecco perché, per il timore di una possibile reiterazione del reato, il giudice ha accordato l’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari».
Adesso, oltre alle promesse dell’imputato in aula, c’è una pagina intera di divieti disposti dal magistrato che in questo modo, almeno per i prossimi nove anni, dovrebbe tenere lontano il quarantenne dai minori e dai luoghi frequentati dai bambini. Una magra consolazione, purtroppo, per la piccola vittima e per suoi genitori costretti, per sempre, a vivere con un mostro dentro ai ricordi.
@fedelazzotti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
È un tuffo negli orrori del corpo e della mente il memoriale di sei pagine, consegnato al giudice, che il bagnino quarantenne condannato a sei anni di reclusione per gli abusi su una bambina ha letto giovedì nell’aula al primo piano del palazzo di giustizia di Livorno dove era in programma l’udienza preliminare del processo che lo vedeva imputato, accusato di un reato orribile: aver approfittato del ruolo di istruttore per assecondare una perversione.
Chi lo ha ascoltato parlare per circa mezz’ora racconta di una confessione tremenda e choccante allo stesso tempo. Una biografia piena di fantasmi che iniziano a comparire a Firenze nei primi anni Ottanta, dove l’imputato ha trascorso l’infanzia, per poi trasferirsi in Val di Cornia, dove nel maggio scorso è stato arrestato dai carabinieri a seguito della denuncia dei genitori della bambina di otto anni molestata in un villaggio turistico. In mezzo un vagare continuo per la Toscana – come hanno ricostruito anche i carabinieri – nell’ossessione di stare il più possibile a contatto con i bambini attraverso quel ruolo di assistente ai bagnanti che gli permetteva di assecondare quelle fantasie malate.
Una deposizione che si sovrappone alla ricostruzione degli investigatori che per quasi un anno hanno indagato sul suo conto con il sospetto – per il momento non confermato – di essere di fronte a un pedofilo seriale. I carabinieri, non a caso, durante le perquisizioni effettuate a casa del quarantenne hanno trovato sul computer video dal contenuto pedopornografico e tra le ricerche recenti sul motore di ricerca parole chiave come «baby» e «sesso».
Inoltre durante le indagini sono emersi comportamenti che hanno gettato ancora più ombre sul suo conto. In particolare nel fascicolo che riguarda la violenza sessuale ai danni della bambina è finita anche una sentenza di primo grado del Tribunale di Firenze che nel 2016 ha condannato l’uomo per gli abusi compiuti sulla sorellastra. Una storia che nel memoriale è stata affrontata dal quarantenne che successivamente si è concentrato sui giorni tra la fine di giugno e il 25 luglio di due anni fa durante i quali sono avvenuti gli abusi sulla piccola di otto anni.
«La professione di maestro di nuoto – spiegavano gli inquirenti all’indomani della misura cautelare eseguita nel maggio scorso – lo fa stare a contatto con i bambini, in più è un individuo che gira molto per la Toscana. Ecco perché, per il timore di una possibile reiterazione del reato, il giudice ha accordato l’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari».
Adesso, oltre alle promesse dell’imputato in aula, c’è una pagina intera di divieti disposti dal magistrato che in questo modo, almeno per i prossimi nove anni, dovrebbe tenere lontano il quarantenne dai minori e dai luoghi frequentati dai bambini. Una magra consolazione, purtroppo, per la piccola vittima e per suoi genitori costretti, per sempre, a vivere con un mostro dentro ai ricordi.
@fedelazzotti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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