Gioco
Gran curiosità e tanta umiltà sono i dogmi del bravo liutaio
di M. ANTONIETTA SCHIAVINA
Luca Ruggiero ha iniziato a lavorare il legno grazie a un artigiano ebanista Poi è divampata la passione: «Studio violino per migliorarmi nella professione»
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Dedicare la propria vita alla musica, oggi più che mai è una scelta difficile. Non offre grandi prospettive né di guadagni né di carriera e questo non solo per chi gli strumenti li suona, ma anche per chi li costruisce. Come Luca Ruggiero, liutaio piombinese che in un piccolo laboratorio casalingo a Venturina crea strumenti musicali artigianali, seguendoli passo dopo passo come bambini, da cui dopo averli svezzati è sempre difficile separarsi.
Padre ufficiale giudiziario, mamma casalinga, una sorella commercialista. La musica in casa di Luca Ruggiero – trentottenne, single, origini campane – è entrata tanto tempo fa, complice il nonno materno che suonava per hobby l’organetto. Per ritornarvi grazie a lui che, deposto nel cassetto il diploma di ragioniere, dopo una lunga gavetta come ragazzo di bottega di un ebanista del Sud, a un certo punto ha deciso di dare una svolta diversa alla sua vita. Incominciando a costruire violoncelli e violini, unendo l’abilità manuale al sentimento, trasformandosi in breve tempo in uno stimato liutaio a cui artisti di chiara fama si affidano con la massima fiducia.
Da quanto tempo si dedica all’arte della liuteria e perché? «Ho iniziato a lavorare il legno a vent’anni. Imparando sul campo grazie a un artigiano ebanista, conosciuto durante le vacanze dai nonni in Campania, che mi ha insegnato i segreti del mestiere. Affiancato dalla sua esperienza mi sono dedicato al restauro dei mobili e all’intaglio, senza nessuna idea che potesse portarmi fin qui. Poi, durante un corso di formazione per ebanisti, frequentato anche da liutai, ho capito che volevo imparare la loro arte ed è stato quasi automatico entrare in un mondo fino ad allora sconosciuto».
Suona anche qualche strumento o li costruisce soltanto?
«Studio violino da cinque anni, in una scuola privata di Venturina. Una strada questa che ho voluto percorrere per saperne di più su tutte le sfumature di un lavoro artistico bellissimo ma complicato, che bisogna conoscere a fondo per amarlo».
Che studi ha fatto per avvicinarsi alla liuteria?
«Purtroppo nessuno studio specifico. Ho frequentato le superiori diplomandomi in ragioneria. Poi il diploma l’ho messo nel cassetto e ho continuato in modo concreto quello che fino ad allora era per me soltanto un hobby. Oggi la liuteria è la mia unica professione. Un impegno che mi porta via molto tempo ma che mi coinvolge e mi diverte ogni giorno di più. Denso di tecnica ma anche di sentimento. Costruisco strumenti che mi parlano: ognuno con la propria voce e la propria anima. Violini, viole e violoncelli... Recentemente ho dato vita anche a qualche chitarra. E ogni volta è un’emozione nuova, una scoperta, un sogno che diventa realtà».
Qual è la difficoltà maggiore che si deve affrontare nel costruire uno strumento musicale?
«Credo che il problema più difficile di un liutaio sia quello di riuscire a conoscere il risultato di ciò che sta facendo: sapere come suonerà lo strumento che ha creato. Ottenere un bel violino, se si usano legni di qualità è un’arte che si impara e migliora con il tempo, ma avere fra le mani un violino con un buon suono richiede studio e pratica continua. Per capire anche dagli sbagli quali sono le regole da seguire».
Che doti deve avere dunque un buon liutaio?
«Grande curiosità e tanta umiltà, perché il nostro è un mestiere in cui ogni giorno si impara qualcosa di nuovo. Non è sufficiente realizzare uno strumento, bisogna studiare ed esercitarsi. Solo così si può crescere. Una volta acquisite le abilità manuali di base, poi c’è un mondo intero che bisogna conoscere: dalla scelta del legno, ai segreti di un buon falegname che sappia unire i pezzi in modo meticoloso; dalle regole di un arrotino per affilare i ferri del mestiere, o di un buon intagliatore che riesca a curare le parti estetiche dello strumento, e quelle di un abile pittore che applichi la vernice adatta a far risaltare la bellezza del modello e del legno usato. Infine è necessario essere musicisti per provare lo strumento e capirne il suono. Costruire un bel violino se si conoscono le regole di base non è difficile, ma realizzarne uno che abbia il giusto suono è un’arte: dipende dalla manualità, ma non può fare a meno della sensibilità. E la sensibilità non la si impara soltanto sul campo. Dipende dal talento, o c’è o non c’è».
Contrariamente a tanti altri mestieri che sono andati al passo con i tempi, la liuteria è rimasta la stessa, oggi come trecento anni fa.
«Proprio così. Non è cambiato niente. Tutto dipende dall’uomo, non dal computer. Ma forse è proprio questa la sua magia».
È vero che uno strumento non è mai uguale all’altro?
«Certamente. Anche se si usano legni della stessa pianta il risultato non sarà mai lo stesso. Il legno è un materiale vivo e come tale subisce cambiamenti continui».
La sua prima creatura?
«Un violino realizzato durante il corso di formazione. Lo tengo esposto nel mio laboratorio e non lo darei via per nulla al mondo».
Quanto tempo impiega per costruire uno strumento?
«Due mesi per uno strumento finito. Quaranta giorni per finirlo in bianco e una ventina per la verniciatura. Su un violino, per esempio, ci possono essere fino a quaranta strati sottilissimi di vernice».
Che clientela approda nel laboratorio di Luca Ruggiero?
«Musicisti e commercianti. Per farmi conoscere vado spesso nei conservatori e ho una pagina facebook. Ma anche un collaboratore-amico che mi aiuta a diffondere il mio lavoro. All’inizio avevo pochissimi clienti, ma col tempo mi sono fatto un nome, anche se il problema della concorrenza esiste, soprattutto con i cinesi che, pur avendo una manualità eccezionale e capacità tecniche straordinarie, vedono nella liuteria non un’arte da coltivare ma un puro e semplice business, a cui molti liutai purtroppo partecipano, vendendo strumenti costruiti in serie e spacciati per creazioni puramente artigianali».
È più felice durante il progetto di uno strumento o quando lo ha terminato?
«All’inizio nel pensare allo strumento da realizzare c’è l’entusiasmo. Ci si riferisce sempre a un autore antico (Stradivari, Guadagnini, Guarneri del Gesù …). Poi c’è la scelta del legno che richiede occhio, sensibilità, e uno studio accurato. La terza fase avviene a opera finita: si monta tutto con un po ’di timore perché poi se quando è il momento lo strumento non suona sono dolori. E se tutto va bene si tira un sospiro di sollievo».
Dal punto di vista economico il lavoro che fa è soddisfacente?
«All’inizio no. Farsi conoscere non è mai facile e per costruire buoni strumenti ci si deve dedicare anima e corpo. Oggi va meglio, anche se il mio non è un mestiere che si può fare solo per soldi. Se non c’è passione si va poco lontano».
Di cosa si occupa quando non lavora?
«La mia è un’esistenza normalissima. Vado in palestra, faccio trekking. Non sono tipo da vita mondana. Fare il liutaio richiede dispendio di energie, per cui quando posso concedermi delle pause cerco soprattutto di riposarmi».
Padre ufficiale giudiziario, mamma casalinga, una sorella commercialista. La musica in casa di Luca Ruggiero – trentottenne, single, origini campane – è entrata tanto tempo fa, complice il nonno materno che suonava per hobby l’organetto. Per ritornarvi grazie a lui che, deposto nel cassetto il diploma di ragioniere, dopo una lunga gavetta come ragazzo di bottega di un ebanista del Sud, a un certo punto ha deciso di dare una svolta diversa alla sua vita. Incominciando a costruire violoncelli e violini, unendo l’abilità manuale al sentimento, trasformandosi in breve tempo in uno stimato liutaio a cui artisti di chiara fama si affidano con la massima fiducia.
Da quanto tempo si dedica all’arte della liuteria e perché? «Ho iniziato a lavorare il legno a vent’anni. Imparando sul campo grazie a un artigiano ebanista, conosciuto durante le vacanze dai nonni in Campania, che mi ha insegnato i segreti del mestiere. Affiancato dalla sua esperienza mi sono dedicato al restauro dei mobili e all’intaglio, senza nessuna idea che potesse portarmi fin qui. Poi, durante un corso di formazione per ebanisti, frequentato anche da liutai, ho capito che volevo imparare la loro arte ed è stato quasi automatico entrare in un mondo fino ad allora sconosciuto».
Suona anche qualche strumento o li costruisce soltanto?
«Studio violino da cinque anni, in una scuola privata di Venturina. Una strada questa che ho voluto percorrere per saperne di più su tutte le sfumature di un lavoro artistico bellissimo ma complicato, che bisogna conoscere a fondo per amarlo».
Che studi ha fatto per avvicinarsi alla liuteria?
«Purtroppo nessuno studio specifico. Ho frequentato le superiori diplomandomi in ragioneria. Poi il diploma l’ho messo nel cassetto e ho continuato in modo concreto quello che fino ad allora era per me soltanto un hobby. Oggi la liuteria è la mia unica professione. Un impegno che mi porta via molto tempo ma che mi coinvolge e mi diverte ogni giorno di più. Denso di tecnica ma anche di sentimento. Costruisco strumenti che mi parlano: ognuno con la propria voce e la propria anima. Violini, viole e violoncelli... Recentemente ho dato vita anche a qualche chitarra. E ogni volta è un’emozione nuova, una scoperta, un sogno che diventa realtà».
Qual è la difficoltà maggiore che si deve affrontare nel costruire uno strumento musicale?
«Credo che il problema più difficile di un liutaio sia quello di riuscire a conoscere il risultato di ciò che sta facendo: sapere come suonerà lo strumento che ha creato. Ottenere un bel violino, se si usano legni di qualità è un’arte che si impara e migliora con il tempo, ma avere fra le mani un violino con un buon suono richiede studio e pratica continua. Per capire anche dagli sbagli quali sono le regole da seguire».
Che doti deve avere dunque un buon liutaio?
«Grande curiosità e tanta umiltà, perché il nostro è un mestiere in cui ogni giorno si impara qualcosa di nuovo. Non è sufficiente realizzare uno strumento, bisogna studiare ed esercitarsi. Solo così si può crescere. Una volta acquisite le abilità manuali di base, poi c’è un mondo intero che bisogna conoscere: dalla scelta del legno, ai segreti di un buon falegname che sappia unire i pezzi in modo meticoloso; dalle regole di un arrotino per affilare i ferri del mestiere, o di un buon intagliatore che riesca a curare le parti estetiche dello strumento, e quelle di un abile pittore che applichi la vernice adatta a far risaltare la bellezza del modello e del legno usato. Infine è necessario essere musicisti per provare lo strumento e capirne il suono. Costruire un bel violino se si conoscono le regole di base non è difficile, ma realizzarne uno che abbia il giusto suono è un’arte: dipende dalla manualità, ma non può fare a meno della sensibilità. E la sensibilità non la si impara soltanto sul campo. Dipende dal talento, o c’è o non c’è».
Contrariamente a tanti altri mestieri che sono andati al passo con i tempi, la liuteria è rimasta la stessa, oggi come trecento anni fa.
«Proprio così. Non è cambiato niente. Tutto dipende dall’uomo, non dal computer. Ma forse è proprio questa la sua magia».
È vero che uno strumento non è mai uguale all’altro?
«Certamente. Anche se si usano legni della stessa pianta il risultato non sarà mai lo stesso. Il legno è un materiale vivo e come tale subisce cambiamenti continui».
La sua prima creatura?
«Un violino realizzato durante il corso di formazione. Lo tengo esposto nel mio laboratorio e non lo darei via per nulla al mondo».
Quanto tempo impiega per costruire uno strumento?
«Due mesi per uno strumento finito. Quaranta giorni per finirlo in bianco e una ventina per la verniciatura. Su un violino, per esempio, ci possono essere fino a quaranta strati sottilissimi di vernice».
Che clientela approda nel laboratorio di Luca Ruggiero?
«Musicisti e commercianti. Per farmi conoscere vado spesso nei conservatori e ho una pagina facebook. Ma anche un collaboratore-amico che mi aiuta a diffondere il mio lavoro. All’inizio avevo pochissimi clienti, ma col tempo mi sono fatto un nome, anche se il problema della concorrenza esiste, soprattutto con i cinesi che, pur avendo una manualità eccezionale e capacità tecniche straordinarie, vedono nella liuteria non un’arte da coltivare ma un puro e semplice business, a cui molti liutai purtroppo partecipano, vendendo strumenti costruiti in serie e spacciati per creazioni puramente artigianali».
È più felice durante il progetto di uno strumento o quando lo ha terminato?
«All’inizio nel pensare allo strumento da realizzare c’è l’entusiasmo. Ci si riferisce sempre a un autore antico (Stradivari, Guadagnini, Guarneri del Gesù …). Poi c’è la scelta del legno che richiede occhio, sensibilità, e uno studio accurato. La terza fase avviene a opera finita: si monta tutto con un po ’di timore perché poi se quando è il momento lo strumento non suona sono dolori. E se tutto va bene si tira un sospiro di sollievo».
Dal punto di vista economico il lavoro che fa è soddisfacente?
«All’inizio no. Farsi conoscere non è mai facile e per costruire buoni strumenti ci si deve dedicare anima e corpo. Oggi va meglio, anche se il mio non è un mestiere che si può fare solo per soldi. Se non c’è passione si va poco lontano».
Di cosa si occupa quando non lavora?
«La mia è un’esistenza normalissima. Vado in palestra, faccio trekking. Non sono tipo da vita mondana. Fare il liutaio richiede dispendio di energie, per cui quando posso concedermi delle pause cerco soprattutto di riposarmi».
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