Il dolore
«Siamo con i consumatori e diamo loro un servizio»
di M. ANTONIETTA SCHIAVINA
Rita Nannelli, piombinese, è la nuova direttrice della rivista “free press” edita da Unicoop Tirreno: «Volevo fare la ballerina e invece eccomi qui»
6 MINUTI DI LETTURA
Pragmatica, molto diligente a scuola, un po’capetta con i compagni, Rita Nannelli (classe 1973, piombinese, dal gennaio 2017 direttrice di Nuovo Consumo, il free press di Unicoop Tirreno dal 1991 guidato da Aldo Bassoni) da bambina coltivava molti sogni.
Come quello di fare la ballerina, poi sfumato per ragioni pratiche.
«Ho studiato danza per tanti anni – spiega –. Poi ho dovuto scegliere se studiare o ballare. Così mi sono iscritta a filosofia, laureandomi in soli tre anni. E ho proseguito in un percorso diverso, senza rimpianti per un sogno non realizzato, che in ogni caso mi è servito moltissimo perché mi ha insegnato lo spirito di sacrificio, la disciplina, il senso del bello e dell’armonia. Tutte cose che mi sono state utili nei miei studi filosofici, ma soprattutto nella vita» .
Quando ha incominciato a occuparsi di giornalismo?
«Nel 1996, occasionalmente, collaborando al quindicinale di attualità e cultura Il tempo e l’Idea, diretto dal professor Bruno Di Porto, docente di Storia del Giornalismo all’Università degli Studi di Pisa. Poi, dopo la laurea, ho fatto un’esperienza a Toscana mattina, inserto dell’Unità e ho iniziato a scrivere per Nuovo consumo articoli di cultura e tempo libero, nella parte che chiude il giornale e che esiste ancora. Nel 2000, sono entrata a far parte della redazione e, alla scrittura degli articoli, alle copertine d’attualità, ai pezzi di costume e società – più nelle mie corde – si è aggiunta la cucina redazionale, un lavoro che ancora oggi mi diverte moltissimo. E, nel frattempo, dal 2007 al 2010 ho diretto il giornale del Comune di San Vincenzo».
Come è cambiato da quando lo dirige il suo modo di approcciarsi al mensile rivolto ai consumatori Coop?
«L’impegno è aumentato ma il senso di responsabilità è rimasto lo stesso, così come la passione per un lavoro mai identico, mai noioso. In questi anni (17 da redattrice) sono sempre stata coinvolta nella scelta degli argomenti, nella stesura del menabò, nella “confezione” dei pezzi e ho curato anche i rapporti con collaboratori e giornalisti, con un passaggio che è stato naturale. Adesso ho un brivido in più il momento del “visto si stampi”: quando la macchina è partita non si ferma e quello che è scritto rimane».
Nella nuova versione la rivista si è impoverita come pagine anche se non come contenuti. Ci sono stati consensi o critiche da parte dei lettori?
«Entrambi, come è normale che sia. Anche quando Nuovo Consumo era più folto non mancavano critiche. Ma i nostri lettori non sono mai stati parchi di complimenti. Ci scrivono molto, e questo è un bene. Il dialogo con Coop e con la rivista è aperto: nella la rubrica “Coop risponde” pubblichiamo ogni mese due o tre quesiti che i soci ci hanno sottoposto e anche questo è un servizio».
Aldo Bassoni andando in pensione le ha passato la fiaccola. Vi sentite ancora?
«Sì. Lui mi ha insegnato soprattutto a stare dalla parte del consumatore, che significa anche informarlo in modo chiaro e corretto. E mi ha inculcato il senso dell’informazione come servizio. Il suo modo di interpretare il ruolo di direttore era in sintonia con il mio carattere votato all’autonomia: nessuna pressione o marcatura stretta, ma campo libero e fiducia. Cosa per me importante. Se la creatività la imbrigli troppo si inaridisce».
Adesso lei deve camminare con le sue gambe.
«E lo faccio. Anche se Aldo continua a starmi vicino, sia pure a distanza. Lui fra l’altro scrive occasionalmente per noi anche qualche articolo: un giornalista è per sempre».
Da bambina sognava di fare la ballerina. E adesso cosa sogna Rita Nannelli?
«Sogno e realtà si fondono sempre, come accade al cinema o come è scritto in “La neve di San Pietro”di Leo Perutz, l’ultimo libro che sto leggendo, consigliato dal critico Fabio Canessa proprio nella rubrica libri di NC».
A proposito di libri quali sono gli scrittori che ama di più?
«Marcel Proust, di cui ho letto, anzi studiato, la Recherche – in francese! – sotto la guida del professor Francesco Orlando, uno dei suoi massimi studiosi (con lui ho seguito uno dei corsi monografici più belli dell’università). A seguire c’è Céline con il suo Voyage au bout de la nuit, un capolavoro, che ho letto solo di recente, mea culpa, nei viaggi in autobus per andare negli uffici della Coop a Vignale. Nel panorama contemporaneo i miei scrittori preferiti invece sono Patrick Modiano, molto proustiano nello spirito (non nella scrittura), anche lui scrittore della memoria, dell’oblio, dei luoghi, e Michel Houellebecq, acuto osservatore della realtà nonché narratore originalissimo».
Lei è anche una grande appassionata di cinema. Quali sono i suoi film del cuore?
«Più che altro ho un regista del cuore: Alfred Hitchcock. Uno che nel fare i suoi film pensava innanzitutto allo spettatore. Da Nodo alla gola (forse il mio preferito) a Rebecca la prima moglie... Del grande Alfred mi hanno sempre colpito la raffinatezza della forma e la capacità di scandagliare la psiche umana, che è il più grande enigma».
Veniamo al suo privato. È figlia unica?
«Unica e contenta. Tra cugini e amici la mia casa è sempre stata così affollata da non conoscere il sentimento della solitudine. Anzi, forse a mancarmi è stato talvolta il silenzio».
Che cosa le hanno insegnato più di tutto i suoi genitori?
«Il rispetto degli altri e di se stessi: se non ti rispetti come puoi pretendere che gli altri lo facciano? Mi hanno insegnato a non perdermi d’animo anche quando il mare è agitato e poi un grande senso del dovere che in mio padre, impiegato comunale in pensione, uomo di grande intelligenza e spirito di sacrificio– è sempre stato spiccatissimo. Da mia madre invece ho ereditato la vitalità, che lei ha sempre avuto in modo incontenibile... Etrusca e Siliano sono ancora una bella coppia, diversissimi di carattere ma complementari e nonostante qualche piccola discussione caratteriale (chiuso lui apertissima lei, sobrio e riservato lui, esuberante lei) stanno insieme da 45 anni!»
Parliamo di amicizia. Fra i compagni della sua infanzia si vede ancora con qualcuno?
«Purtroppo i miei coetanei sono quasi tutti in giro per il mondo, visto che da queste parti non fioccano posti di lavoro e quelle che frequento ora sono amicizie dell’età adulta».
Veniamo alla sua città, Piombino. Ci vive bene o ci si sente stretta?
«Amo Piombino ma ci litigo anche e proprio larga larga non ci sto. Mi mancano le mostre, i concerti, le conferenze... Però basta prendere un treno per assaporare un po’ di mondo e poi l’estate, il sole e il mare sulle mancanze ci mettono una pezza».
Se fosse obbligata ad andare via dove le piacerebbe vivere?
«Sarei indecisa tra Venezia, Trieste e Roma».
Dal 2004 al 2009 è stata Consigliere comunale di maggioranza a Piombino, eletta nelle liste Ds. Sulla base di questa esperienza come vede oggi la politica?
«Domanda di riserva?»
Come quello di fare la ballerina, poi sfumato per ragioni pratiche.
«Ho studiato danza per tanti anni – spiega –. Poi ho dovuto scegliere se studiare o ballare. Così mi sono iscritta a filosofia, laureandomi in soli tre anni. E ho proseguito in un percorso diverso, senza rimpianti per un sogno non realizzato, che in ogni caso mi è servito moltissimo perché mi ha insegnato lo spirito di sacrificio, la disciplina, il senso del bello e dell’armonia. Tutte cose che mi sono state utili nei miei studi filosofici, ma soprattutto nella vita» .
Quando ha incominciato a occuparsi di giornalismo?
«Nel 1996, occasionalmente, collaborando al quindicinale di attualità e cultura Il tempo e l’Idea, diretto dal professor Bruno Di Porto, docente di Storia del Giornalismo all’Università degli Studi di Pisa. Poi, dopo la laurea, ho fatto un’esperienza a Toscana mattina, inserto dell’Unità e ho iniziato a scrivere per Nuovo consumo articoli di cultura e tempo libero, nella parte che chiude il giornale e che esiste ancora. Nel 2000, sono entrata a far parte della redazione e, alla scrittura degli articoli, alle copertine d’attualità, ai pezzi di costume e società – più nelle mie corde – si è aggiunta la cucina redazionale, un lavoro che ancora oggi mi diverte moltissimo. E, nel frattempo, dal 2007 al 2010 ho diretto il giornale del Comune di San Vincenzo».
Come è cambiato da quando lo dirige il suo modo di approcciarsi al mensile rivolto ai consumatori Coop?
«L’impegno è aumentato ma il senso di responsabilità è rimasto lo stesso, così come la passione per un lavoro mai identico, mai noioso. In questi anni (17 da redattrice) sono sempre stata coinvolta nella scelta degli argomenti, nella stesura del menabò, nella “confezione” dei pezzi e ho curato anche i rapporti con collaboratori e giornalisti, con un passaggio che è stato naturale. Adesso ho un brivido in più il momento del “visto si stampi”: quando la macchina è partita non si ferma e quello che è scritto rimane».
Nella nuova versione la rivista si è impoverita come pagine anche se non come contenuti. Ci sono stati consensi o critiche da parte dei lettori?
«Entrambi, come è normale che sia. Anche quando Nuovo Consumo era più folto non mancavano critiche. Ma i nostri lettori non sono mai stati parchi di complimenti. Ci scrivono molto, e questo è un bene. Il dialogo con Coop e con la rivista è aperto: nella la rubrica “Coop risponde” pubblichiamo ogni mese due o tre quesiti che i soci ci hanno sottoposto e anche questo è un servizio».
Aldo Bassoni andando in pensione le ha passato la fiaccola. Vi sentite ancora?
«Sì. Lui mi ha insegnato soprattutto a stare dalla parte del consumatore, che significa anche informarlo in modo chiaro e corretto. E mi ha inculcato il senso dell’informazione come servizio. Il suo modo di interpretare il ruolo di direttore era in sintonia con il mio carattere votato all’autonomia: nessuna pressione o marcatura stretta, ma campo libero e fiducia. Cosa per me importante. Se la creatività la imbrigli troppo si inaridisce».
Adesso lei deve camminare con le sue gambe.
«E lo faccio. Anche se Aldo continua a starmi vicino, sia pure a distanza. Lui fra l’altro scrive occasionalmente per noi anche qualche articolo: un giornalista è per sempre».
Da bambina sognava di fare la ballerina. E adesso cosa sogna Rita Nannelli?
«Sogno e realtà si fondono sempre, come accade al cinema o come è scritto in “La neve di San Pietro”di Leo Perutz, l’ultimo libro che sto leggendo, consigliato dal critico Fabio Canessa proprio nella rubrica libri di NC».
A proposito di libri quali sono gli scrittori che ama di più?
«Marcel Proust, di cui ho letto, anzi studiato, la Recherche – in francese! – sotto la guida del professor Francesco Orlando, uno dei suoi massimi studiosi (con lui ho seguito uno dei corsi monografici più belli dell’università). A seguire c’è Céline con il suo Voyage au bout de la nuit, un capolavoro, che ho letto solo di recente, mea culpa, nei viaggi in autobus per andare negli uffici della Coop a Vignale. Nel panorama contemporaneo i miei scrittori preferiti invece sono Patrick Modiano, molto proustiano nello spirito (non nella scrittura), anche lui scrittore della memoria, dell’oblio, dei luoghi, e Michel Houellebecq, acuto osservatore della realtà nonché narratore originalissimo».
Lei è anche una grande appassionata di cinema. Quali sono i suoi film del cuore?
«Più che altro ho un regista del cuore: Alfred Hitchcock. Uno che nel fare i suoi film pensava innanzitutto allo spettatore. Da Nodo alla gola (forse il mio preferito) a Rebecca la prima moglie... Del grande Alfred mi hanno sempre colpito la raffinatezza della forma e la capacità di scandagliare la psiche umana, che è il più grande enigma».
Veniamo al suo privato. È figlia unica?
«Unica e contenta. Tra cugini e amici la mia casa è sempre stata così affollata da non conoscere il sentimento della solitudine. Anzi, forse a mancarmi è stato talvolta il silenzio».
Che cosa le hanno insegnato più di tutto i suoi genitori?
«Il rispetto degli altri e di se stessi: se non ti rispetti come puoi pretendere che gli altri lo facciano? Mi hanno insegnato a non perdermi d’animo anche quando il mare è agitato e poi un grande senso del dovere che in mio padre, impiegato comunale in pensione, uomo di grande intelligenza e spirito di sacrificio– è sempre stato spiccatissimo. Da mia madre invece ho ereditato la vitalità, che lei ha sempre avuto in modo incontenibile... Etrusca e Siliano sono ancora una bella coppia, diversissimi di carattere ma complementari e nonostante qualche piccola discussione caratteriale (chiuso lui apertissima lei, sobrio e riservato lui, esuberante lei) stanno insieme da 45 anni!»
Parliamo di amicizia. Fra i compagni della sua infanzia si vede ancora con qualcuno?
«Purtroppo i miei coetanei sono quasi tutti in giro per il mondo, visto che da queste parti non fioccano posti di lavoro e quelle che frequento ora sono amicizie dell’età adulta».
Veniamo alla sua città, Piombino. Ci vive bene o ci si sente stretta?
«Amo Piombino ma ci litigo anche e proprio larga larga non ci sto. Mi mancano le mostre, i concerti, le conferenze... Però basta prendere un treno per assaporare un po’ di mondo e poi l’estate, il sole e il mare sulle mancanze ci mettono una pezza».
Se fosse obbligata ad andare via dove le piacerebbe vivere?
«Sarei indecisa tra Venezia, Trieste e Roma».
Dal 2004 al 2009 è stata Consigliere comunale di maggioranza a Piombino, eletta nelle liste Ds. Sulla base di questa esperienza come vede oggi la politica?
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