Sicurezza
Indotto, i sindacati insoddisfatti
Filcams e Ugl: «Le parole della Bellanova non bastano». Serenissima, licenziamenti in arrivo
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PIOMBINO. Le parole del viceministro Teresa Bellanova sull’indotto, nell’intervista rilasciata ieri al Tirreno, non convincono del tutto i sindacati del settore, che chiedono maggior chiarezza.
E, soprattutto, chiedono che le aziende dell’indotto diretto, quindi che lavorano esclusivamente per Aferpi, siano agganciate al “treno” della fabbrica, senza avere un provvedimento separato che le esporrebbe a nuovi problemi alla scadenza degli ammortizzatori.
«Non abbiamo ben capito cosa intenda il viceministro – spiega Alberto Sassetti, della Filcams Cgil –, perché quello che a noi interessa è restare legati ad Aferpi, serve a poco un provvedimento separato. Queste sono aziende legate a filo doppio al committente, quindi i loro dipendenti devono avere gli stessi diritti».
La Filcams, quindi, pur registrando un passo avanti che consente nell’immediato alle dipendenti di Cooplat e Serenessima di avere qualche mese di “tranquillità” in più, è comunque preoccupata.
«In questo momento non è chiaro se Aferpi vada avanti con Rebrab o meno. Pare che l’imprenditore algerino sia ormai convinto a vendere. Ma a noi poco importa, perché comunque per la fabbrica, a fine 2018, serviranno nuovi ammortizzatori per andare avanti. E noi dell’indotto vogliamo essere agganciati, non dover scendere di nuovo in piazza per avere un altro provvedimento».
Per Sassetti, quindi, le parole del ministro non sono sufficienti a tranquillizzare le donne dell’indotto.
«Per carità, già andare a fine 2018, anche se aspettiamo l’ufficialità, è qualcosa di positivo. Ma non ci può bastare e aspettiamo parole più chiare. La Bellanova ha detto tutto e niente, perché questo provvedimento “ad hoc” non crediamo che sia sufficiente per le aziende per mantenere una sorta di “presidio” a Piombino».
Per quanto riguarda, in particolare, la Serenissima, c’è il timore che già da lunedì arrivino le lettere alle dipendenti che annunciano la messa in mobilità.
Sulla stessa linea anche Sabrina Nigro dell’Ugl: «Nonostante le parole della viceministro Bellanova la preoccupazione aumenta. Sia perché mancano i decreti attuativi, sia perché si posticipa solo il licenziamento. Mentre per la Serenissima l’impressione è che il tempo sia davvero scaduto».
(g.f.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
E, soprattutto, chiedono che le aziende dell’indotto diretto, quindi che lavorano esclusivamente per Aferpi, siano agganciate al “treno” della fabbrica, senza avere un provvedimento separato che le esporrebbe a nuovi problemi alla scadenza degli ammortizzatori.
«Non abbiamo ben capito cosa intenda il viceministro – spiega Alberto Sassetti, della Filcams Cgil –, perché quello che a noi interessa è restare legati ad Aferpi, serve a poco un provvedimento separato. Queste sono aziende legate a filo doppio al committente, quindi i loro dipendenti devono avere gli stessi diritti».
La Filcams, quindi, pur registrando un passo avanti che consente nell’immediato alle dipendenti di Cooplat e Serenessima di avere qualche mese di “tranquillità” in più, è comunque preoccupata.
«In questo momento non è chiaro se Aferpi vada avanti con Rebrab o meno. Pare che l’imprenditore algerino sia ormai convinto a vendere. Ma a noi poco importa, perché comunque per la fabbrica, a fine 2018, serviranno nuovi ammortizzatori per andare avanti. E noi dell’indotto vogliamo essere agganciati, non dover scendere di nuovo in piazza per avere un altro provvedimento».
Per Sassetti, quindi, le parole del ministro non sono sufficienti a tranquillizzare le donne dell’indotto.
«Per carità, già andare a fine 2018, anche se aspettiamo l’ufficialità, è qualcosa di positivo. Ma non ci può bastare e aspettiamo parole più chiare. La Bellanova ha detto tutto e niente, perché questo provvedimento “ad hoc” non crediamo che sia sufficiente per le aziende per mantenere una sorta di “presidio” a Piombino».
Per quanto riguarda, in particolare, la Serenissima, c’è il timore che già da lunedì arrivino le lettere alle dipendenti che annunciano la messa in mobilità.
Sulla stessa linea anche Sabrina Nigro dell’Ugl: «Nonostante le parole della viceministro Bellanova la preoccupazione aumenta. Sia perché mancano i decreti attuativi, sia perché si posticipa solo il licenziamento. Mentre per la Serenissima l’impressione è che il tempo sia davvero scaduto».
(g.f.)
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