Il Tirreno

«Così Rebrab sequestra un territorio»

«Così Rebrab sequestra un territorio»

Dura reazione della Fiom dopo lo scontro fra Calenda e Benikene: ora passino la mano e si torni a produrre acciaio

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PIOMBINO. Le ultime dichiarazioni del ministro Calenda, e poi del Ceo di Aferpi, Said Benikene, sull’intenzione di cedere l’azienda scatenano le reazione della segreteria Fiom – Cgil e delle Rsu Fiom – Cgil di Aferpi – Piombino Logistics.

«Il comitato iscritti Fiom Aferpi – Piombino Logistics assieme alla segreteria provinciale Fiom di Livorno hanno partecipato all’assemblea nazionale Fiom sulla siderurgia “Fondiamo il Futuro”. È stata l’occasione – scrivono – per focalizzare anche la vertenza Piombino attraverso gli interventi della segreteria nazionale Fiom attraverso la relazione di Rosario Rappa e per approfondire il percorso intrapreso dal Governo sul superamento di Cevital ascoltando l’intervento del Ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda».

«Per questa ragione non ci scandalizza sentir definire un imprenditore che intende vendere a quasi il doppio di quanto investito uno speculatore. Ci è chiaro il senso e il concetto che intende esprimere al di la del semplice significato del dizionario». E poco importa se Benikene ha poi chiarito l’intenzione di vendere, ma a un prezzo fissato da una perizia che sarebbe assai inferiore.

«È come – aggiungono – se qualcuno definisse sequestratore un soggetto che sottrae ad un intero territorio la possibilità di afferrare il proprio futuro, la propria prospettiva di sviluppo, tenendo in ostaggio i lavoratori. Ci auguriamo che l’imprenditore recuperi il buon senso e decida di passare la mano e venda ad un soggetto credibile e capace di proporre un piano industriale che veda Piombino a tornare a produrre l’acciaio perché in questa avventura hanno perso più i lavoratori e il territorio di quanto non abbia perso lui con la sua pessima gestione».

«Solo per fare alcuni esempi: basti pensare al mancati redditi generati dal mancato utilizzo delle concessioni portuali a fronte degli ingenti investimenti pubblici, oppure si rifletta sul fatto che i lavoratori (prendiamo il solo settore siderurgico del primo piano industriale) hanno scarsamente lavorato in questi anni. Pertanto, certamente hanno percepito una retribuzione, ma in larga misura ed oggi con lo stabilimento paralizzato la quasi totalità, quella retribuzione quel sostentamento non proviene dalle casse dell’attività aziendale, ma dalle casse dell’Inps ossia dalla collettività».

«In questa fase per far comprendere definitivamente all’imprenditore il cambio di passo, è quanto mai necessario che il Governo e le Istituzioni facciano quadrato per far comprendere con atti concreti, con gli strumenti propri, con le verifiche sugli impegni presi, sul rispetto delle norme, a chi ad oggi ha dimostrato di non essere capace di fare quanto a suo tempo promesso che non ci sono spazi per i rilanci».

©RIPRODUZIONE RISERVATA .

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