Lutto
«Siamo ostaggio di Aferpi, almeno si liberino le aree»
La richiesta di Un’altra Piombino bocciata dalla maggioranza e da Gelichi Tra le proposte quella di un censimento per valutare il possibile riuso
2 MINUTI DI LETTURA
PIOMBINO. Le aree ancora nella disponibilità di Aferpi devono essere liberate. Lo ha chiesto, senza successo, Un’altra Piombino per bocca del consigliere Carla Bezzini nell’ultima seduta del consiglio comunale. La richiesta si fonda sul fatto che il progetto industriale «è chiaramente fallito», per dirla con l’ordine del giorno sulla riconversione di queste aree.
Nel testo se ne chiedeva la liberazione, giudicando intollerabile che «Aferpi possa continuare a tenere in ostaggio un patrimonio immobiliare immenso senza utilizzarlo» per un progetto fallito in tutte le sue declinazioni. Insieme alla parte siderurgica, quella agroindustriale e logistica.
La lista ricorda che si tratta di aree strategiche per il futuro sviluppo del territorio e che quindi è necessario dare avvio, «con la massima urgenza, a tutto ciò che può rendere possibile l'insediamento di nuove attività produttive e di servizio: dalle bonifiche, all’adeguamento delle infrastrutture. Porto, strada 398 fino al porto e ferrovia. Compiti, questi, che rientrano nella responsabilità di un governo ancora latitante».
C’è una parte che però rientra nel raggio d’azione dell’amministrazione locale e delle sue responsabilità: «su questi terreni è urgente una nuova pianificazione urbanistica nella quale devono essere correttamente definiti gli equilibri tra le esigenze del risanamento ambientale e la ripresa economica. Non possiamo accettare che centinaia di ettari possano restare ancora inutilizzati e paralizzati perchè vincolati alle sorti di un imprenditore, così come non possiamo più accettare che progetti improvvisati, calati dall'alto e quasi sempre in contrasto con gli interessi del territorio, se non dannosi, come i fanghi di Bagnoli, l'agroindustria di Rebrab che voleva produrre biodisel o trattare i prodotti provenienti dall'Africa, decidano del nostro futuro».
Con il documento si chiedeva che fosse sollecitata la liberazione di quelle aree, un loro censimento per valutarne la possibilità di riutilizzo o di demolizione, il mantenimento della siderurgia nell'area a nord, lontana dal tessuto urbano, e soprattutto l'avvio di una nuova pianificazione pubblica «capace di individuare le linee di sviluppo, ispirate all'interesse generale e non del singolo imprenditore, in cui inquadrare le attività future, tutte, compresa la siderurgica».
L'ordine del giorno è stato bocciato dal Pd, dai suoi alleati e da Ascolta Piombino (Riccardo Gelichi).
«Le maggioranze che governano il territorio hanno fallito su tutto , in una sequenza drammatica di incapacità e di errori. Siamo - chiude la lista civica - in una situazione di stallo e con ammortizzatori sociali destinati prima o poi a finire. Ma ancora, per una miope protervia, continuano a tenerci in un tunnel sempre più buio. Le opposizioni stanno facendo proposte precise. Le maggioranze continuano a respingerle».(v.p.)
Nel testo se ne chiedeva la liberazione, giudicando intollerabile che «Aferpi possa continuare a tenere in ostaggio un patrimonio immobiliare immenso senza utilizzarlo» per un progetto fallito in tutte le sue declinazioni. Insieme alla parte siderurgica, quella agroindustriale e logistica.
La lista ricorda che si tratta di aree strategiche per il futuro sviluppo del territorio e che quindi è necessario dare avvio, «con la massima urgenza, a tutto ciò che può rendere possibile l'insediamento di nuove attività produttive e di servizio: dalle bonifiche, all’adeguamento delle infrastrutture. Porto, strada 398 fino al porto e ferrovia. Compiti, questi, che rientrano nella responsabilità di un governo ancora latitante».
C’è una parte che però rientra nel raggio d’azione dell’amministrazione locale e delle sue responsabilità: «su questi terreni è urgente una nuova pianificazione urbanistica nella quale devono essere correttamente definiti gli equilibri tra le esigenze del risanamento ambientale e la ripresa economica. Non possiamo accettare che centinaia di ettari possano restare ancora inutilizzati e paralizzati perchè vincolati alle sorti di un imprenditore, così come non possiamo più accettare che progetti improvvisati, calati dall'alto e quasi sempre in contrasto con gli interessi del territorio, se non dannosi, come i fanghi di Bagnoli, l'agroindustria di Rebrab che voleva produrre biodisel o trattare i prodotti provenienti dall'Africa, decidano del nostro futuro».
Con il documento si chiedeva che fosse sollecitata la liberazione di quelle aree, un loro censimento per valutarne la possibilità di riutilizzo o di demolizione, il mantenimento della siderurgia nell'area a nord, lontana dal tessuto urbano, e soprattutto l'avvio di una nuova pianificazione pubblica «capace di individuare le linee di sviluppo, ispirate all'interesse generale e non del singolo imprenditore, in cui inquadrare le attività future, tutte, compresa la siderurgica».
L'ordine del giorno è stato bocciato dal Pd, dai suoi alleati e da Ascolta Piombino (Riccardo Gelichi).
«Le maggioranze che governano il territorio hanno fallito su tutto , in una sequenza drammatica di incapacità e di errori. Siamo - chiude la lista civica - in una situazione di stallo e con ammortizzatori sociali destinati prima o poi a finire. Ma ancora, per una miope protervia, continuano a tenerci in un tunnel sempre più buio. Le opposizioni stanno facendo proposte precise. Le maggioranze continuano a respingerle».(v.p.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
