La manifestazione
Indagine a tempo record
di Alessandro De Gregorio
Gli elogi del procuratore alle forze dell’ordine. Anche il sindaco ringrazia
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PIOMBINO. Un episodio che ha sconvolto tutti. Compresi gli amici della vittima e quelli dell’assassino.
Vittima e assassino: entrambi lasciano figli. Quello di Fadhel Hamdi non potrà mai più rivedere suo padre, ucciso a 32 anni nella notte tra lunedì e martedì a colpi di pistola e poi bruciato nel proprio appartamento di via Ferrer. Quelle di Marco Longo cresceranno con il padre in carcere, perché stando così le cose difficilmente potrà evitare l’ergastolo il trentatreenne siciliano residente a Venturina, autore di un omicidio assurdo quanto efferato. Un omicidio aggravato dai futili motivi (il recupero di un telefonino non pagato e sottrattogli dal tunisino) e premeditato: Longo, guardia giurata, era uscito dalla sua abitazione di Venturina non solo armato con una Beretta 7.65, ma dopo aver modificato quella pistola aggiungendovi un silenziatore artigianale.
Un omicidio che per una settimana aveva fatto ipotizzare anche scenari inquietanti, in parte frutto della messinscena allestita dallo stesso Longo per depistare le indagini, come il corpo incatenato al letto e le monete lasciate sugli occhi. E così c’è chi aveva parlato di faide, di racket, di guerre di droga. E di mafia nordafricana. Perché c’era anche chi aveva già il colpevole in canna e, naturalmente, in un certo immaginario popolare l’assassino doveva essere un connazionale di Hamdi o comunque “di quella razza lì”. Invece, alla fine, le cose si sono svelate e la verità è apparsa in tutta la sua banalità disarmante: due amici che litigano per un debito, per un telefonino ripreso in pegno, e la lite che si trasforma in massacro.
Risolto il giallo (ma le indagini sono ancora in corso e non sono esclusi altri sviluppi) c’è ora chi tace, chi non ci crede e chi tira un sospiro di sollievo. Anche al pensiero che, in fondo, queste forze dell’ordine spesso bistrattate il loro lavoro lo sanno fare.
Ieri mattina a Livorno, durante la conferenza stampa, il procuratore capo Ettore Squillace Greco, il questore Orazio D’Anna e il comandante provinciale dei carabinieri Alessandro Magro hanno avuto parole di grande ammirazione il primo, di grande soddisfazione gli altri, per il modo con cui polizia e carabinieri hanno collaborato scoprendo l’autore dell’omicidio a tempo record, nel giro di quattro giorni. «E’ una vittoria dello Stato – ha aggiunto il colonnello dei carabinieri Armando Ago, comandante del Ros – una risposta immediata e concreta all’allarme sociale e alla percezione di insicurezza dei cittadini che generano questi episodi».
Anche il sindaco Massimo Giuliani, sulla propria bacheca Facebook, ha scritto un post: «L'episodio che negli ultimi giorni ha angosciato e scosso la nostra città sta trovando un epilogo positivo. Pur nella consapevolezza che le indagini sono tuttora in corso non posso far altro che ringraziare, partendo dall'Arma dei carabinieri e dalla polizia di Stato e tutte le altre forze dell'ordine, compresa la nostra polizia municipale, che hanno partecipato alle operazioni complesse e delicate che hanno portato a un arresto poche ore fa di quello che viene ritenuto il responsabile dell'efferato omicidio dei giorni scorsi. Un risultato importante che conferma la qualità, professionalità e abnegazione dei rappresentanti delle forze dell'ordine a Piombino. Un grazie a nome della nostra città».
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Vittima e assassino: entrambi lasciano figli. Quello di Fadhel Hamdi non potrà mai più rivedere suo padre, ucciso a 32 anni nella notte tra lunedì e martedì a colpi di pistola e poi bruciato nel proprio appartamento di via Ferrer. Quelle di Marco Longo cresceranno con il padre in carcere, perché stando così le cose difficilmente potrà evitare l’ergastolo il trentatreenne siciliano residente a Venturina, autore di un omicidio assurdo quanto efferato. Un omicidio aggravato dai futili motivi (il recupero di un telefonino non pagato e sottrattogli dal tunisino) e premeditato: Longo, guardia giurata, era uscito dalla sua abitazione di Venturina non solo armato con una Beretta 7.65, ma dopo aver modificato quella pistola aggiungendovi un silenziatore artigianale.
Un omicidio che per una settimana aveva fatto ipotizzare anche scenari inquietanti, in parte frutto della messinscena allestita dallo stesso Longo per depistare le indagini, come il corpo incatenato al letto e le monete lasciate sugli occhi. E così c’è chi aveva parlato di faide, di racket, di guerre di droga. E di mafia nordafricana. Perché c’era anche chi aveva già il colpevole in canna e, naturalmente, in un certo immaginario popolare l’assassino doveva essere un connazionale di Hamdi o comunque “di quella razza lì”. Invece, alla fine, le cose si sono svelate e la verità è apparsa in tutta la sua banalità disarmante: due amici che litigano per un debito, per un telefonino ripreso in pegno, e la lite che si trasforma in massacro.
Risolto il giallo (ma le indagini sono ancora in corso e non sono esclusi altri sviluppi) c’è ora chi tace, chi non ci crede e chi tira un sospiro di sollievo. Anche al pensiero che, in fondo, queste forze dell’ordine spesso bistrattate il loro lavoro lo sanno fare.
Ieri mattina a Livorno, durante la conferenza stampa, il procuratore capo Ettore Squillace Greco, il questore Orazio D’Anna e il comandante provinciale dei carabinieri Alessandro Magro hanno avuto parole di grande ammirazione il primo, di grande soddisfazione gli altri, per il modo con cui polizia e carabinieri hanno collaborato scoprendo l’autore dell’omicidio a tempo record, nel giro di quattro giorni. «E’ una vittoria dello Stato – ha aggiunto il colonnello dei carabinieri Armando Ago, comandante del Ros – una risposta immediata e concreta all’allarme sociale e alla percezione di insicurezza dei cittadini che generano questi episodi».
Anche il sindaco Massimo Giuliani, sulla propria bacheca Facebook, ha scritto un post: «L'episodio che negli ultimi giorni ha angosciato e scosso la nostra città sta trovando un epilogo positivo. Pur nella consapevolezza che le indagini sono tuttora in corso non posso far altro che ringraziare, partendo dall'Arma dei carabinieri e dalla polizia di Stato e tutte le altre forze dell'ordine, compresa la nostra polizia municipale, che hanno partecipato alle operazioni complesse e delicate che hanno portato a un arresto poche ore fa di quello che viene ritenuto il responsabile dell'efferato omicidio dei giorni scorsi. Un risultato importante che conferma la qualità, professionalità e abnegazione dei rappresentanti delle forze dell'ordine a Piombino. Un grazie a nome della nostra città».
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