Il Tirreno

«Si parte da una prima accoglienza, ma abbiamo assistenti sociali e anche avvocati»

La violenza verso la donna è in preoccupante ascesa. Nei primi 10 mesi del 2017 sono state114 le vittime di omicidio volontario e il 70% delle violenze avviene dentro le mura di casa. Un triste...

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La violenza verso la donna è in preoccupante ascesa. Nei primi 10 mesi del 2017 sono state114 le vittime di omicidio volontario e il 70% delle violenze avviene dentro le mura di casa. Un triste consuntivo che ci deve far riflettere.

Lo evidenzia il quarto rapporto di Eures sul femminicidio in Italia, diffuso in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne che si celebra oggi, 25 novembre.

“La Val di Cornia, pur non collezionando i numeri di certe realtà molto più complesse, in fatto di violenza sulle donne non è esente da situazioni ad alto rischio-spiega la psicopedagoga Eliana Ghini, punto di riferimento del Centro Donna antiviolenza di Piombino (Centro Donna Antiviolenza Via Lerario 92-94 Tel. 056549419 mail: centroantiviolenza@tiscali. it). “La solitudine è in un certo senso un’altra forma di violenza– afferma Ghini– e quello che vogliamo dare a chi viene da noi è la sensazione di non sentirsi solo. Un passo avanti, anche se piccolo, perché la solitudine è la peggiore condizione, crea isolamento e non aiuta a prendere nessuna decisione”.

“La paura di non essere creduta, di essere sbagliata, di non contare niente– puntualizza la dottoressa Eliana– fa sì che chi subisce violenza non abbia il coraggio di denunciare. Un coraggio che, grazie al nostro apporto, pur se dopo un percorso non facile spesso arriva”.

Come funziona il vostro punto d’ascolto?

“C’è una prima accoglienza a cura di un educatore professionale, in cui si cerca di capire qual è la vera esigenza della persona che si rivolge al Centro. In seguito intervengono la psicologa, l’assistente sociale o, se necessario, anche l’avvocato. Il tutto in forma totalmente gratuita”.

La classe sociale e la cultura influiscono su certe situazioni al limite?

“La violenza è trasversale, non dipende dalla cultura e neppure dallo stato sociale, ma attraversa tutte le categorie”.

Quando una donna violentata deve uscire di casa per proteggersi dal suo aguzzino, avete una soluzione da sottoporle?

“Nella nostra zona purtroppo non ci sono ancora case rifugio. Quando c’è bisogno scatta l’aiuto, attraverso i servizi sociali, ma si tratta solo di emergenza”.

Quali sono gli altri centri antiviolenza in provincia di Livorno?

“In questi giorni abbiamo partecipato a un bando regionale e sono previsti due punti d’ascolto: uno all’Elba e l’altro a Cecina. A Donoratico poi c’è lo sportello Iaia, basato sul volontariato e nato nel 2014, dopo la morte violenta di Ilaria Leone, la diciannovenne uccisa e abbandonata in un oliveto a Castagneto Carducci. Mentre a Livorno esistono due centri e una casa rifugio”.

In Val di Cornia ci sono molte donne straniere. Vengono da voi a denunciare una violenza subita o temono le reazioni del loro partner?

“Le straniere quando denunciano sanno già cosa vogliono e difficilmente tornano sui loro passi, mentre le italiane sono più portate ai ripensamenti, al “cosa dirà la gente”o, peggio ancora, al pensiero di poter cambiare il loro uomo, cosa impossibile, perché un individuo abituato ad aggredire sia fisicamente che psicologicamente non tornerà mai sui suoi passi”.

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