La protesta
Omicidio, i carabinieri al lavoro sui proiettili
di Guido Fiorini
Dopo la Tac sulla salma adesso è in programma l’autopsia, l’obiettivo è risalire all’arma che ha sparato i tre colpi che hanno ucciso Fadhel Hamdi
2 MINUTI DI LETTURA
PIOMBINO. Dopo che la Tac sulla salma ha evidenziato in modo inequivocabile che la morte di Fadhel Hamdi, 32 anni, è avvenuta per tre colpi di pistola, sparati da distanza ravvicinata alla testa e all’addome del giovane tunisino, adesso l’autopsia approfondita, in programma in questi giorni, dovrà dare nuovi elementi utili alle indagini.
Il giovane tunisino, che molto probabilmente è salito insieme ai suoi aguzzini nell’appartamento di via Ferrer, è stato prima legato al letto, poi seviziato con un coltello, molto probabilmente per ottenere informazioni, quindi è stato ammazzato con tre colpi di pistola. Infine il corpo, ormai senza vita, è stato bruciato, forse con l’intenzione di nascondere il più possibile l’identità della vittima.
I carabinieri, dall’esame autoptico, si aspettano di avere elementi che consentano di risalire all’arma del delitto, magari qualche frammento di proiettile che possa essere inviato al Racis (Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche) di Roma per essere analizzato. Spesso i proiettili, infatti, conservano tracce del percussore e della canna che possono consentire di risalire all’arma, in particolare se questa ha sparato in altre occasioni già note.
Una cosa è certa, le indagini non si fermano allo spaccio di droga, ma stanno allargandosi anche ad altri “settori” della malavita. Difficile che un piccolo spacciatore come Hamdi, che ha sempre gestito modiche quantità di droga, avesse un debito così ingente da essere giustiziato e seviziato. Si lavora anche sul cellulare della vittima, molto danneggiato dal fuoco, per trovare eventuali collegamenti.
Il giovane tunisino, che molto probabilmente è salito insieme ai suoi aguzzini nell’appartamento di via Ferrer, è stato prima legato al letto, poi seviziato con un coltello, molto probabilmente per ottenere informazioni, quindi è stato ammazzato con tre colpi di pistola. Infine il corpo, ormai senza vita, è stato bruciato, forse con l’intenzione di nascondere il più possibile l’identità della vittima.
I carabinieri, dall’esame autoptico, si aspettano di avere elementi che consentano di risalire all’arma del delitto, magari qualche frammento di proiettile che possa essere inviato al Racis (Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche) di Roma per essere analizzato. Spesso i proiettili, infatti, conservano tracce del percussore e della canna che possono consentire di risalire all’arma, in particolare se questa ha sparato in altre occasioni già note.
Una cosa è certa, le indagini non si fermano allo spaccio di droga, ma stanno allargandosi anche ad altri “settori” della malavita. Difficile che un piccolo spacciatore come Hamdi, che ha sempre gestito modiche quantità di droga, avesse un debito così ingente da essere giustiziato e seviziato. Si lavora anche sul cellulare della vittima, molto danneggiato dal fuoco, per trovare eventuali collegamenti.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
