Tre colpi di pistola, è stata un’esecuzione
La Tac sulla salma di Fadhel Hamdi evidenzia anche sevizie con un coltello. Dopo il corpo è stato bruciato
PIOMBINO. Tagli di coltello sul corpo, poi tre colpi di pistola, quindi il fuoco, quando il giovane era già morto, forse per cancellare il Dna. È stata un’esecuzione vera e propria quella di Fadhel Hamdi, 32 anni, tunisino da tempo residente in città, ucciso nella sua abitazione di via Ferrer 74 dopo essere stato legato al letto.
Nella tarda serata di mercoledì 22 la salma del tunisino è stata trasportata nel reparto di medicina legale del Santa Chiara di Pisa, dove il dottor Marco Di Paolo ha effettuato gli accertamenti disposti dal magistrato, il sostituto procuratore Fiorenza Marrara.
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Così prima è stata effettuata una ricognizione esterna del corpo, quasi completamente carbonizzato, quindi è stato deciso di sottoporre la salma a una Tac.
E la tomografia ha evidenziato quanto non era possibile vedere dall’esterno per le condizioni del corpo.
Fadhel Hamdi è stato prima legato al letto, quindi seviziato con un coltello, forse per estorcergli delle informazioni, quindi freddato con tre colpi di pistola (due all’addome, uno alla testa), sparati molto probabilmente con un silenziatore, perché nessuno, nella zona, ha sentito niente.
Il corpo era stato scoperto all’alba di martedì scorso dai vigili del fuoco, chiamati a spegnere quello che sembrava solo un incendio.
Ma quando hanno sfondato la porta hanno trovato sul letto il corpo carbonizzato, il braccio sinistro ancora incatenato alla sponda, una vasta ferita alla testa. Poi le monete sugli occhi, un coltello a terra, quello usato, è stato chiarito dalla Tac, per seviziarlo prima di ucciderlo. Il cellulare, invece, era sotto al corpo.
Proprio su questo stanno lavorando i carabinieri, che hanno in mano le indagini, per capire con chi aveva parlato il giovane prima di essere stato ucciso.
Perché un’altra cosa è chiara: non ci sono segni di effrazione alla porta d’ingresso dell’appartamento e nessuno ha sentito rumori sospetti. Quindi è probabile che il tunisino sia tornato a casa insieme ai suoi aguzzini.
L’incendio, nel quale è rimasta leggermente intossicata anche una signora che abita al piano di sopra, è stato segnalato alle 6,40. Dalle condizioni del corpo e dell’appartamento si pensa che sia stato appiccato un’ora prima.
Telecamere nei paraggi non ce ne sono, la zona è centrale ma anche buia e non ci sono bar o ristoranti. Chi ha ucciso potrebbe aver compiuto il delitto perfetto. A meno che i tabulati del cellulare non svelino qualche indizio in più.
Resta da capire anche il movente. La prima ipotesi è che l’esecuzione sia legata allo spaccio di droga, forse per qualche partita non saldata, ma gli inquirenti si stanno muovendo anche in altre direzioni.
L’appartamento resta sotto sequestro. Sono previsti altri sopralluoghi della scientifica. Intanto si continuano a sentire persone: i vicini, gli amici, la ex moglie. E il giro dei tossicodipendenti, considerando i piccoli precedenti per spaccio di Hamdi.
Non aveva mai “gestito” grandi quantità di roba il giovane tunisino, proprio questo spinge i carabinieri a muoversi anche in altre direzioni. Una “punizione” del genere è difficile che possa essere collegata a modiche quantità.
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