Sicurezza
La Trailer se ne va, ventuno licenziati
di Guido Fiorini
Commesse di Aferpi finite, l’azienda smobilita. Giuseppe Gucciardo (Filt-Cgil): «Queste famiglie sono alla disperazione»
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PIOMBINO. Altri ventuno vanno a casa con la Naspi, acronimo di “Nuova assicurazione sociale per l'impiego”, ma il cui vero significato è che ti hanno licenziato.
Sono lavoratori di serie B dell’indotto, traditi da un accordo per Piombino che fa acqua da tutte le parti e da istituzioni che li hanno messi in un cassetto, come se le loro famiglie non mangiassero ogni giorno come quelle della grande fabbrica.
E poco conta se anche la fabbrica il futuro non ce l’ha, ma almeno chi ci ha lavorato in qualche modo sopravvive con gli ammortizzatori sociali.
Stavolta il dramma colpisce i ventuno dipendenti rimasti della Trailer, florida azienda bresciana nel ramo della logistica che, però, a Piombino non ha più commesse.
Spostavano l’acciaio, fino a qualche tempo fa, ora non c’è rimasto niente da spostare, nonostante le recenti dichiarazioni di Benikene sul piano industriale “già pronto”. In realtà gli impianti arrugginiscono, quindi la Trailer, dal 17 novembre scorso, ha caricato sui camion i muletti e le altre attrezzature e ha smobilitato dal promontorio.
L’azienda era uno storico fornitore di servizi logistici dell’acciaieria, l’inizio delle attività risale agli inizi degli anni ’90, il servizio comprendeva magazzinaggio, assistenza ai laminatoi e spedizioni.
Purtroppo, la mancata realizzazione dell’accordo di programma ha reso vano ogni tentativo di restare a galla per azienda e dipendenti. Dal 2013, i lavoratori hanno fatto enormi sacrifici per tenersi il lavoro, sacrifici vanificati da scelte politiche sbagliate.
La Filt/Cgil di Livorno adesso dà voce ai lavoratori che da venerdì sono disoccupati e si unisce al coro di chi chiede gran voce un immediato piano di rilancio per la città.
«L’azienda è rimasta tenacemente aggrappata a Piombino – ci spiega Giuseppe Gucciardo, della Filt Cgil - sperando che prima o poi l’attività della fabbrica riprendesse. Ma quando gli ammortizzatori sociali sono terminati hanno dovuto alzare bandiera bianca. Non per mancanza di volontà, ma per mancanza di commesse. Loro facevano logistica interna, spostavano i prodotti finiti, li immagazzinavano, li preparavano per la spedizione. Con la produzione ferma, di fatto il contratto è risolto. E 21 famiglie sono a casa, con la Naspi».
La Naspi vale qualche centinaio di euro al mese, ma già dal quarto di disoccupazione il netto cala del 3% e ogni mese il taglio si somma, fino a un massimo di due anni, peraltro non garantiti per tutti. In sostanza, a una famiglia non basta per sopravvivere.
«Serve a poco adesso dire che l’allarme l’avevamo lanciato da tempo. Ho sperato fino all’ultimo di sbagliarmi, ma ora la situazione è sotto agli occhi di tutti. Queste sono famiglie rimaste senza più tutele. Sono tutti lavoratori da 35 a 55 anni, in età dove non è facile trovare una nuova collocazione. Qualcuno potrà dire che sono “solo” 21, un centesimo rispetto ai 2000 di Aferpi, ma a forza di centesimi questa città sta andando in ginocchio. Tutto l’indotto è alla disperazione, a dicembre andranno a casa anche le lavoratrici di Serenissima e Cooplat».
@guifiorini . ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Sono lavoratori di serie B dell’indotto, traditi da un accordo per Piombino che fa acqua da tutte le parti e da istituzioni che li hanno messi in un cassetto, come se le loro famiglie non mangiassero ogni giorno come quelle della grande fabbrica.
E poco conta se anche la fabbrica il futuro non ce l’ha, ma almeno chi ci ha lavorato in qualche modo sopravvive con gli ammortizzatori sociali.
Stavolta il dramma colpisce i ventuno dipendenti rimasti della Trailer, florida azienda bresciana nel ramo della logistica che, però, a Piombino non ha più commesse.
Spostavano l’acciaio, fino a qualche tempo fa, ora non c’è rimasto niente da spostare, nonostante le recenti dichiarazioni di Benikene sul piano industriale “già pronto”. In realtà gli impianti arrugginiscono, quindi la Trailer, dal 17 novembre scorso, ha caricato sui camion i muletti e le altre attrezzature e ha smobilitato dal promontorio.
L’azienda era uno storico fornitore di servizi logistici dell’acciaieria, l’inizio delle attività risale agli inizi degli anni ’90, il servizio comprendeva magazzinaggio, assistenza ai laminatoi e spedizioni.
Purtroppo, la mancata realizzazione dell’accordo di programma ha reso vano ogni tentativo di restare a galla per azienda e dipendenti. Dal 2013, i lavoratori hanno fatto enormi sacrifici per tenersi il lavoro, sacrifici vanificati da scelte politiche sbagliate.
La Filt/Cgil di Livorno adesso dà voce ai lavoratori che da venerdì sono disoccupati e si unisce al coro di chi chiede gran voce un immediato piano di rilancio per la città.
«L’azienda è rimasta tenacemente aggrappata a Piombino – ci spiega Giuseppe Gucciardo, della Filt Cgil - sperando che prima o poi l’attività della fabbrica riprendesse. Ma quando gli ammortizzatori sociali sono terminati hanno dovuto alzare bandiera bianca. Non per mancanza di volontà, ma per mancanza di commesse. Loro facevano logistica interna, spostavano i prodotti finiti, li immagazzinavano, li preparavano per la spedizione. Con la produzione ferma, di fatto il contratto è risolto. E 21 famiglie sono a casa, con la Naspi».
La Naspi vale qualche centinaio di euro al mese, ma già dal quarto di disoccupazione il netto cala del 3% e ogni mese il taglio si somma, fino a un massimo di due anni, peraltro non garantiti per tutti. In sostanza, a una famiglia non basta per sopravvivere.
«Serve a poco adesso dire che l’allarme l’avevamo lanciato da tempo. Ho sperato fino all’ultimo di sbagliarmi, ma ora la situazione è sotto agli occhi di tutti. Queste sono famiglie rimaste senza più tutele. Sono tutti lavoratori da 35 a 55 anni, in età dove non è facile trovare una nuova collocazione. Qualcuno potrà dire che sono “solo” 21, un centesimo rispetto ai 2000 di Aferpi, ma a forza di centesimi questa città sta andando in ginocchio. Tutto l’indotto è alla disperazione, a dicembre andranno a casa anche le lavoratrici di Serenissima e Cooplat».
@guifiorini . ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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