Il Tirreno

Legato, ucciso e bruciato

di Alessandro De Gregorio
Legato, ucciso e bruciato

Fiamme all’alba in un appartamento in centro, poi la macabra scoperta

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PIOMBINO. Il polso sinistro legato alla spalliera del lettino. Una vasta ferita alla testa. Il corpo già semicarbonizzato. E due monetine appoggiate sugli occhi. Lo hanno trovato così i vigili del fuoco, quando sono riusciti a spegnere le fiamme e a crearsi un varco attraverso il fumo.

Si presume che fosse Fadhel Hamdi, 32 anni, tunisino da tempo residente in città. Si presume, perché quasi tutto è andato a fuoco compresi i documenti, e formalmente il riconoscimento di quel corpo bruciato, devastato, non è ancora avvenuto.

COSA SAPPIAMO. Sappiamo solo che in quell’appartamento al secondo piano di via Ferrer 74 abitava Hamdi, in affitto da non molto tempo. Sappiamo anche un’altra cosa importante: che non si può parlare di morte accidentale e che l’omicidio è molto più di una probabilità investigativa. Non fosse altro per quel braccio legato al letto. Uno solo, bloccato con una catenella.

Hamdi o comunque l’uomo trovato dai pompieri in quel letto era già morto, ma non si sa da quanto tempo e come. Se cioè divorato dalle fiamme, intossicato dal fumo o, come si ipotizza con più convinzione, ucciso prima. Forse proprio con un colpo alla testa, sferrato con una spranga o comunque con un corpo contundente. Oppure con un coltello. Al momento sulla scena del delitto è stato trovato solo quest’ultimo, un coltello. Sporco di sangue? Non si sa.

«La fuliggine aveva già imbrattato tutto, in questa fase è prematuro fare ipotesi. Servono accertamenti». Taglia corto il sostituto procuratore Fiorenza Marrara, che coordina le indagini e che ieri mattina si è precipitata a Piombino per un primo sopralluogo.

«Anche per la ferita alla testa bisogna considerare le condizioni del corpo, ormai bruciato» aggiunge il maggiore dei carabinieri Massimiliano Massarelli che conduce le indagini.

Ci vorranno gli accertamenti autoptici preceduti da altri esami, tra cui una Tac, per mettere ordine in questo caos inquietante. Ci vorranno altri elementi, altri reperti, altre testimonianze.

L’ALLARME. A lanciare l’allarme ieri mattina è stata una vicina che abita al piano superiore, il terzo e ultimo di quell’edificio che si affaccia sul parcheggio di fronte al Casone Maresma. All’alba, la donna è stata svegliata dall’odore acre del fumo, non riusciva a respirare, ha chiamato i pompieri. E’ stata portata al pronto soccorso dalla Croce rossa, medicata e poi dimessa. Quando sono arrivati i vigili del fuoco c’era già molta gente scesa in strada, spaventata per quell’incendio. Dalla finestra di Hamdi usciva un fumo denso e balenavano le fiamme. Ma era un rogo piuttosto circoscritto, per fortuna, tanto che per spegnerlo sono bastati un estintore e pochi getti di acqua.

IPOTESI INVESTIGATIVE. Chi ha ucciso con ogni probabilità ha poi dato fuoco alle lenzuola. Forse per coprire ogni traccia. Le fiamme hanno bruciato il materasso avvolgendo il tunisino. Nel rogo sono andate distrutte alcune suppellettili. Ma sia l’appartamento di Hamdi che quello della vicina al piano di sopra sono stati poi dichiarati agibili. Il primo, ovviamente, è sotto sequestro.

Chiamati dai pompieri, i carabinieri hanno eseguito i primi accertamenti insieme alla sezione investigativa giunta da Livorno e con la collaborazione della polizia scientifica del vicino commissariato.

IL MEDICO LEGALE. C’è stato anche un sopralluogo del medico legale Marco Di Paolo il quale però, considerando le condizioni della vittima, non ha potuto eseguire neanche un esame esterno limitandosi a dare un’occhiata. Ha chiesto solo di trasferire la salma direttamente all’istituto di medicina legale dell’Università di Pisa, dove verranno condotti gli esami. Il trasferimento è avvenuto intorno alle 13 attraverso la Pubblica assistenza. L’autopsia non è stata ancora fissata, ma dovrebbe essere eseguita domani.

INDAGINI A TUTTO CAMPO. Ce ne saranno altri, di sopralluoghi in quella casa. Nel frattempo i carabinieri hanno cominciato a raccogliere le prime testimonianze per ricostruire le ultime ore di Hamdi. Tra i vicini, a quanto pare nessuno sa a che ora sia rincasato il giovane. E soprattutto se lo abbia fatto insieme ad altre persone.

LA VITTIMA. Hamdi, separato dalla moglie e padre di un bambino, viveva da solo in quell’appartamento. Non risulta che avesse un’occupazione stabile. Non risulta neanche che fosse ai domiciliari, come si vociferava ieri mattina. Fino a qualche giorno addietro aveva l’obbligo di firma, ma ora era completamente libero. Con precedenti penali per droga e furto, ma nulla di importante, nel senso che non era mai finito in operazioni di livello. Si dice che comunque spacciasse in quella casa e quindi il movente viene cercato soprattutto negli ambienti della droga. Ma per ora sono solo supposizioni non suffragate da riscontri oggettivi.

ESECUZIONE. Qualcuno è entrato in quella casa e lo ha ucciso, questo sembra fuori discussione. Senza che nessuno dei vicini sentisse, senza forzare la porta. Forse gli ha aperto lui o magari è entrato insieme al proprio o ai propri killer. Che lo hanno immobilizzato prima e soppresso dopo.

Ipotesi, supposizioni. Ma quella che gli investigatori si sono trovati di fronte assomiglia molto a un’esecuzione. Rapida, silenziosa, perfetta. Roba da criminali veri.

LE MONETE. Infine, quel dettaglio delle monete messe sugli occhi della vittima. Potrebbe essere un antico rituale ripreso da molte religioni e molte culture, quello dei soldi per traghettare le anime. O potrebbe essere un messaggio in codice. Quello di uno sgarro pagato col sangue.

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