Il Tirreno

Il meccanismo perverso per ottenere i rimborsi

di Stefano Taglione
Il meccanismo perverso per ottenere i rimborsi

La domanda formalmente è semplice ma è complicato calcolare l’errore Solo a Portoferraio sono 150 i contribuenti che potrebbero essere risarciti

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PORTOFERRAIO. Quattro anni di rimborsi per la Tari “gonfiata”: dal 2014 al 2017.

La conferma – dopo le anticipazioni del Tirreno – ora arriva da una circolare del ministero dell’Economia e delle Finanze. Chi ha pagato la parte “variabile” sulle pertinenze, dovrà essere risarcito. Anche degli arretrati. E all’Elba – solo a Portoferraio – secondo un primo calcolo dell’Ufficio tributi sarebbero coinvolti dai 100 ai 150 contribuenti. Tutti coloro che avevano un secondo garage o una doppia cantina che – per un errore di calcolo che si è protratto negli anni – hanno pagato almeno un centinaio di euro in più di tassa sui rifiuti, visto che secondo il regolamento comunale la quota “variabile” dell’imposta veniva sistematicamente moltiplicata per ogni pertinenza in aggiunta alla prima, lo stesso meccanismo che alza la tariffa se in casa abita una persona in più. Ed è così anche a Capoliveri, Rio Marina e Rio nell’Elba, mentre a Campo nell’Elba l’errore c’è ma dalla terza pertinenza in poi e a Marciana Marina si possono sì chiedere i rimborsi, ma solo nel 2014, visto che dal 2015 il regolamento è stato aggiustato. Nessun problema, invece, né a Marciana, né a Porto Azzurro.

Un meccanismo perverso: per sapere con certezza se si ha diritto al risarcimento, però, bisogna sapere come si calcola l’imposta. Che è composta da una quota “fissa”, frutto della moltiplicazione di un coefficiente deciso dal Comune per il numero dei metri quadri dell’abitazione principale e delle sue pertinenze, come garage, solai, box auto o cantine; tutti al coperto, quindi se avete un giardino non è conteggiato.

Alla parte fissa va poi sommata la “variabile”. È una cifra, decisa ogni anno sempre dal Comune, che diventa più pesante al crescere degli abitanti sotto lo stesso tetto, visto che misura in bolletta l’effettiva produzione dei rifiuti. Sommate le due componenti, infine, si aggiunge un tributo provinciale (si chiama Tefa), che non incassano i Comuni, ma le Province: può essere massimo del 5% del totale.

Il minimo in Toscana è proprio nel Livornese, dove è fermo al 3,5%.

Per scoprire l’eventuale errore basta verificare dove (e per quante volte) viene sommata la parte “variabile” nelle varie voci della bolletta. Bisogna leggere la “scheda del contribuente” ricevuta insieme alla cartella della Tari. È un foglio in cui sono riepilogate le parti dell’immobile, con l’abitazione principale e le sue pertinenze. Ed è su queste ultime (non sull’abitazione principale) che dovete fare attenzione: non devono indicare niente accanto alla dicitura “parte variabile”, il cui campo della tabella deve essere vuoto o azzerato. Se riporta un qualche importo, c’è sicuramente un errore. E potete fare ricorso. La “parte variabile”, infatti, deve essere sì conteggiata, ma solo sull’abitazione principale. Una volta sola. Non due, tre o quattro.

Via ai rimborsi: il ministero invita i cittadini che ritengono di aver pagato di più a presentare una richiesta di rimborso all’Ufficio tributi. «L’istanza, che non richiede particolari formalità – si legge ancora nella circolare – deve però contenere tutti i dati necessari a identificare il contribuente, l’importo versato e quello di cui si chiede il rimborso nonché i dati identificativi della pertinenza che è stata computata erroneamente nel calcolo della Tari». Basterà una lettera in carta semplice, con tutti i dati, da consegnare all’Ufficio protocollo. Ma il consiglio è quello di contattare prima l’Ufficio tributi.

Visto che il ministero consiglia anche di indicare l’importo pagato in più, ecco come si può fare ricorrendo ad un semplice calcolo: dal totale pagato bisogna sottrarre il tributo provinciale (Tefa) e le parti “variabili” versate per errore. Poi moltiplicare il nuovo totale per il 3,5% (per aggiungere nuovamente il tributo provinciale).

Lo si può fare dividendo tutto per 100 e moltiplicando per 103,5.

È questo l’importo corretto che dovevate pagare dal 2014 ad oggi.



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