Sicurezza
Magona, l’arrivo di Arvedi è più vicino
Per l’antitrust Arcelor Mittal se vuole l’Ilva deve chiudere con Marcegaglia e cedere lo stabilimento di Piombino
2 MINUTI DI LETTURA
PIOMBINO. L’uscita del gruppo Marcegaglia dalla cordata formata con Arcelor Mittal per rilevare l’Ilva di Taranto e la cessione della Magona di Piombino da parte della stessa ArcelorMittal: queste le richieste che, secondo quanto appreso dall’agenzia Ansa, l’antitrust europeo avrebbe avanzato per superare le preoccupazioni che l’operazione Ilva ha sollevato sul fronte della concorrenza. La Commissione Ue, che lo scorso 8 novembre ha aperto un’indagine approfondita sull’operazione, non ha voluto commentare le indiscrezioni raccolte, una decisione definitiva sulla vicenda dell’acquisizione dell’acciaieria pugliese è attesa per il 23 marzo.
Se le indiscrezioni sui rilievi dell’antitrust saranno confermate, si spalancheranno le porte di Magona per Giovanni Arvedi, industriale dell’acciaio cremonese, il cui interesse per lo stabilimento piombinese era stato anticipato dal Tirreno lo scorso mese di settembre.
Arvedi ha da poco compiuto 80 anni ma è ancora saldamente al timone del gruppo che porta il suo nome e cui produzione di laminati piani e tubi saldati d’acciaio a fine anno sfiorerà i cinque milioni di tonnellate, con un fatturato di poco superiore ai due miliardi e oltre 2600 dipendenti. Il gruppo cremonese ha investito 1,5 miliardi di euro negli ultimi 10 anni, con l’acquisizione e il rilancio dell’ex Lucchini di Servola, e la modernizzazione degli impianti nell’acciaieria di Cremona, dove recentemente è entrato in funzione un nuovo forno elettrico.
Conclusa la due diligence su Magona, sarebbe già pronto un preliminare d’acquisto, ma finché non sarà ufficializzata l’acquisizione dell’Ilva, Arcelor Mittal non cederà il suo stabilimento di Piombino.
Magona ha 480 dipendenti, di cui oltre un centinaio in solidarietà, con ammortizzatori in scadenza nell’ottobre 2018.
Se le indiscrezioni sui rilievi dell’antitrust saranno confermate, si spalancheranno le porte di Magona per Giovanni Arvedi, industriale dell’acciaio cremonese, il cui interesse per lo stabilimento piombinese era stato anticipato dal Tirreno lo scorso mese di settembre.
Arvedi ha da poco compiuto 80 anni ma è ancora saldamente al timone del gruppo che porta il suo nome e cui produzione di laminati piani e tubi saldati d’acciaio a fine anno sfiorerà i cinque milioni di tonnellate, con un fatturato di poco superiore ai due miliardi e oltre 2600 dipendenti. Il gruppo cremonese ha investito 1,5 miliardi di euro negli ultimi 10 anni, con l’acquisizione e il rilancio dell’ex Lucchini di Servola, e la modernizzazione degli impianti nell’acciaieria di Cremona, dove recentemente è entrato in funzione un nuovo forno elettrico.
Conclusa la due diligence su Magona, sarebbe già pronto un preliminare d’acquisto, ma finché non sarà ufficializzata l’acquisizione dell’Ilva, Arcelor Mittal non cederà il suo stabilimento di Piombino.
Magona ha 480 dipendenti, di cui oltre un centinaio in solidarietà, con ammortizzatori in scadenza nell’ottobre 2018.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
