Il Tirreno

Alla scoperta della città sotterranea

di Luigi Cignoni
Alla scoperta della città sotterranea

L’itinerario nella parte medico-lorenese di Portoferraio potrebbe essere valorizzato e divenire meta per studiosi o semplici turisti

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PORTOFERRAIO. Due ore e senza neppure accorgersene. Questo è stato il tempo che una sessantina di persone ha trascorso nelle viscere della Città mediceo-lorenese, mosse dal desiderio di scoprire luoghi d’interesse storico e capire, allo stesso tempo, il ruolo che ha ricoperto la città fino agli anni Sessanta/Settanta del secolo scorso. Così alto l’interesse, da non avverire neppure la fatica. E il disagio di trovarsi sottoterra. Parliamo della cosiddetta Città sotterranea, come è stata felicemente ribattezzata da chi ha avuto la possibilità di visitarla. Tale è stata l’esperienza fatta recentemente da gruppo di volontari di Portoferraio che, chiesto il permesso alla Cosimo de’ Medici, sono entrati da forte Falcone per ripercorrere il dedalo di cunicoli che portano fino alla punta del molo Gallo. Un labirinto di derivazioni ricavato sotto le fortezze della Città medicea. Li aveva così disegnati, nella prima decade del Cinquecento, l’architetto Camerini, colui che ideò Cosmopoli. Su questi, nel 1923, intervenne l’architetto Pierluigi Nervi che gli dette la forma e stabilì il ruolo che oggi si può ammirare. Una funzione prettamente militare. Vi alloggiavano 250 fra ufficiali, sottufficiali e soldati. Divenne un deposito di nafta e carburante per le navi da guerra di stanza a La Spezia e Genova. Facevano scalo al Gallo incrociatori, mas, dragamine e pure sommergibili. Importante e strategico punto di riferimento nell’alto Tirreno. E insieme anche, durante l’ultima guerra, ragione delle numerose incursioni aeree degli alleati (insieme all’esistenza degli altiforni), per bombardare la città allo scopo di rendere non più operative le pompe del molo Gallo, senza tuttavia riuscirci. Perché furono ideate nei sotterranei delle fortezze, a prova di bombe. Dunque la Cittadella sotterranea divenne deposito di carburante della Regia Marina Militare Italiana. Si parla di una superficie pari a circa 25 metri quadrati, che, insieme all’area fuori terra (circa 45 mila mq), ricadevano sotto la gestione della Marina Militare. In seguito, però, allo scandalo relativo alla vendita illegale dei residui di carburante rimasti ancora nei depositi (nafta pesante), il Comando dell’Alto Tirreno decise, nel 1982, di chiudere l’entrata all’impianto sotterraneo, lasciando a guardia dello stesso e dell’area fuori terra solo personale civile con il compito di ottemperare all’ordinaria manutenzione. Così è rimasto fino ai giorni nostri. E fino a ieri, quando il gruppo di volontari di Portoferraio (lo stesso che lavora gratuitamente per la cura del territorio e il decoro del verde pubblico) diretto da Vincenzo Fornino ha visto camerate, depositi, sistemi di controllo, centraline telefoniche e quant’altro. Tutto (o quasi) ancora come è stato abbandonato. Degli apparecchi telefonici che esistevano in diversi comparti ne sono rimasti pochi. Qualcuno, notte tempo, non ha trovato di meglio che staccarli e portarseli via. E’ vero anche che ci ha messo gli occhi sopra la cooperativa Arcipelago Toscano, di cui è presidente Carlo Bensa. L’associazione vorrebbe recuperare l’intero sistema, per farlo diventare un punto nevralgico e meta per visite di studiosi, ospiti o semplici curiosi che desiderano prendere contatto con i luoghi che hanno scritto la storia contemporanea sulla maggiore isola della Toscana. Però se ne parla dall’estate 2013, senza riuscirne a venirne a capo.

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