Il dolore
Aferpi, l’ora più drammatica, Re David: il Governo acceleri
Lunedì Calenda incontrerà Cevital chiamata a fornire le garanzie sul suo piano. Sullo sfondo la complicata ipotesi di un decreto sullo stile di quello per l’Ilva
2 MINUTI DI LETTURA
PIOMBINO. «È inaccettabile che Cevital continui a tenere in ostaggio lo stabilimento di Piombino, impedendo nei fatti qualsiasi tentativo di riavvio delle produzioni. Mercoledì ai lavoratori venuti a Roma per chiedergli di fare un passo indietro sono state ribadite le stesse promesse di sempre, che sono un’offesa per un territorio con una storia centenaria nella siderurgia».
Così si è espressa Francesca Re David, segretario generale della Fiom, indignata per «l’annuncio dell’arrivo a breve di fantomatici gruppi siderurgici in grado di far ripartire Piombino, quando sappiamo che non vengono prese in considerazione aziende solide che in queste settimane hanno dichiarato il proprio interesse per Piombino. È ora che il Governo – ha concluso – acceleri la rescissione del contratto così come dichiarato e come previsto dall’addendum».
Un giudizio duro, che del resto arriva nella fase più drammatica della vertenza ex Lucchini, con la fabbrica quasi completamente bloccata da mesi e l’avvio di una battaglia legale tra Governo e Cevital che rischia di durare a lungo, troppo a lungo per uno stabilimento che rischia di perdere anche il pezzo pregiato del suo mercato, le rotaie. Tutto ciò mentre i lavoratori hanno davanti solo 12 mesi di ammortizzatori prima del buio.
Che quella del ministro Carlo Calenda fosse una mossa obbligata quanto rischiosa era chiaro un po’ a tutti. Se la speranza era che prima le minacce di rescissione, e poi l’avvio del procedimento di contestazione dell’inadempienza, convincessero Issad Rebrab a trattare davvero con i potenziali acquirenti la cessione dello stabilimento, il risultato non è stato quello atteso.
L’avvio del contenzioso, la scelta di Rebrab di affidarsi a un importante studio legale romano, testimoniano della sua volontà di difendersi fino in fondo. Così come le nuove promesse di arrivare a produrre 4 milioni di tonnellate di acciaio, grazie a nuovi soci, che nel mezzo di un contenzioso obbligano il Governo a compiere le necessarie verifiche.
Lunedì dunque Calenda incontrerà Cevital e si capirà se dopo la prima mossa il ministro ne ha in serbo una seconda, o meglio se ha un Piano B dopo quello della strada giudiziaria.
Nessuno vuole più Rebrab, allo stesso tempo nessuno sembra sapere come fare a chiudere con Cevital. Sullo sfondo resta l’interesse di Sajjan Jindal, ma anche su questo fronte il tempo gioca un ruolo importante.
A Taranto il Governo ha tenuto in piedi l’Ilva usando l’arma del decreto per commissariare lo stabilimento dei Riva. Situazione diversa da quella di Piombino, certo, ma c’è da chiedersi – come fa una parte del sindacato – se quella carta è davvero impossibile da giocare anche a Piombino, per un Governo che ormai ha pochi mesi davanti. (cloz)
Così si è espressa Francesca Re David, segretario generale della Fiom, indignata per «l’annuncio dell’arrivo a breve di fantomatici gruppi siderurgici in grado di far ripartire Piombino, quando sappiamo che non vengono prese in considerazione aziende solide che in queste settimane hanno dichiarato il proprio interesse per Piombino. È ora che il Governo – ha concluso – acceleri la rescissione del contratto così come dichiarato e come previsto dall’addendum».
Un giudizio duro, che del resto arriva nella fase più drammatica della vertenza ex Lucchini, con la fabbrica quasi completamente bloccata da mesi e l’avvio di una battaglia legale tra Governo e Cevital che rischia di durare a lungo, troppo a lungo per uno stabilimento che rischia di perdere anche il pezzo pregiato del suo mercato, le rotaie. Tutto ciò mentre i lavoratori hanno davanti solo 12 mesi di ammortizzatori prima del buio.
Che quella del ministro Carlo Calenda fosse una mossa obbligata quanto rischiosa era chiaro un po’ a tutti. Se la speranza era che prima le minacce di rescissione, e poi l’avvio del procedimento di contestazione dell’inadempienza, convincessero Issad Rebrab a trattare davvero con i potenziali acquirenti la cessione dello stabilimento, il risultato non è stato quello atteso.
L’avvio del contenzioso, la scelta di Rebrab di affidarsi a un importante studio legale romano, testimoniano della sua volontà di difendersi fino in fondo. Così come le nuove promesse di arrivare a produrre 4 milioni di tonnellate di acciaio, grazie a nuovi soci, che nel mezzo di un contenzioso obbligano il Governo a compiere le necessarie verifiche.
Lunedì dunque Calenda incontrerà Cevital e si capirà se dopo la prima mossa il ministro ne ha in serbo una seconda, o meglio se ha un Piano B dopo quello della strada giudiziaria.
Nessuno vuole più Rebrab, allo stesso tempo nessuno sembra sapere come fare a chiudere con Cevital. Sullo sfondo resta l’interesse di Sajjan Jindal, ma anche su questo fronte il tempo gioca un ruolo importante.
A Taranto il Governo ha tenuto in piedi l’Ilva usando l’arma del decreto per commissariare lo stabilimento dei Riva. Situazione diversa da quella di Piombino, certo, ma c’è da chiedersi – come fa una parte del sindacato – se quella carta è davvero impossibile da giocare anche a Piombino, per un Governo che ormai ha pochi mesi davanti. (cloz)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
