Sicurezza
Cevital-Governo, via al braccio di ferro
di Cristiano Lozito
Nardi chiede la verifica sulla capacità dell’azienda di proseguire l’attività, Rebrab rilancia: produrremo 4 milioni di tonnellate
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PIOMBINO. Prime mosse secondo copione nella battaglia legale tra Cevital e il Governo. All’assemblea dei soci di Aferpi il commissario Piero Nardi ha formalizzato al collegio sindacale la richiesta di una verifica sulla sussistenza delle condizioni per la continuità industriale, in grado cioè di evitare una situazione di “insolvenza prospettica” e cioè tecnicamente una sorta di irreversibilità della situazione di dissesto.
Cevital invece, che si è presentata a Roma col proprietario, Issad Rebrab e l’ad, Said Benikene, ha addirittura rilanciato rispetto al piano industriale originario, parlando di un progetto da 4 milioni di tonnellate di produzione annue, di cui 2,2 milioni di “piani”, tre milioni da realizzarsi con l’altoforno riattivato in sei mesi e un milione entro due anni con un forno elettrico. Tutto ciò grazie ai nuovi soci in arrivo, tra cui ci sarebbe anche una società europea oltre a una cinese e una araba. Definitivamente spariti dal radar i progetti della logistica portuale e dell’agroalimentare.
I coordinatori delle rsu di Fim, Fiom e Uilm, saliti nello studio legale a cui si è affidata Aferpi, per consegnare la lettera che trovate nel pezzo a fianco, sono stati accolti da Rebrab. Il patron di Cevital ha chiesto di avere ancora fiducia in lui sostenendo – secondo fonti sindacali – che con Jindal la trattativa si è interrotta perché l’imprenditore indiano voleva lo stabilimento a costo zero. Che il Governo ha tradito le promesse e che i nuovi soci cinesi saranno a Piombino a fine mese per dare il via all’operazione di riaccensione dell’altoforno. Di fronte alle ovvie obiezioni del sindacato, Rebrab ha spiegato di ritenere possibile la rapida ripartenza dell’Afo perché così gli è stato assicurato dai tecnici.
«L’analisi dei conti – dice una nota di Aferpi – ha confermato che esistono tutte le condizioni economiche per eseguire il piano industriale oggetto del previsto accordo coi nuovi partner comunicati all’amministrazione Nardi e al Governo, entro il termine concordato del 31 ottobre». La nota spiega anche che nel fugace incontro con i sindacati, Rebrab «ha illustrato i prossimi passi previsti con i nuovi partner e ha ricordato che i tempi per attuare l’investimento di Piombino sono stati dilatati da complesse circostanze, non tutte nel controllo di Cevital. Il miglioramento del mercato e l’individuazione di nuovi partner consentiranno da subito – conclude la nota – la produzione di 3 milioni di tonnellate annue di acciaio, e entro due anni di un ulteriore milione, così da non dover dipendere ulteriormente dall’acquisto di semilavorati».
Dichiarazioni che hanno prodotto commenti estremamente negativi da parte dei sindacati. «A Rebrab - spiega Lorenzo Fusco, coordinatore rsu Uilm - abbiamo ribadito che sono trascorsi 30 mesi e siamo ancora agli annunci. Oggi il problema non sono solo i ritardi degli investimenti: abbiamo lo stabilimento fermo, smantellamenti mai partiti, clienti e mercato ormai persi forse definitivamente. Il tempo è scaduto».
Per la Fim siamo «all’ennesima presa in giro che rimandiamo al mittente. Non ci interessa neppure il gioco di dare le colpe al Governo per i mancati finanziamenti. Il nostro giudizio non cambia e per quanto ci riguarda Cevital conferma la sua inaffidabilità. Chiediamo al Governo di agire con tutte le sue forze affinché a Piombino si ricominci con nuovi soggetti che hanno manifestato la propria intenzione di investire nel territorio».
Infine la Fiom parla «di una suggestione visionaria da 4 milioni di tonnellate di acciaio. Dopo questo incontro ribadiamo che Cevital non ha più nessuna credibilità. Chiediamo al Governo di rimuovere nel più breve tempo possibile Cevital dal territorio di Piombino e di dotare immediatamente lo stabilimento di una nuova governance che sia in grado di far ripartire da subito tutti e tre i treni di laminazione».
La prossima mossa toccherà al ministro Carlo Calenda che lunedì incontrerà Cevital. Già il giorno successivo si dovrebbe tenere un consiglio di fabbrica.
Cevital invece, che si è presentata a Roma col proprietario, Issad Rebrab e l’ad, Said Benikene, ha addirittura rilanciato rispetto al piano industriale originario, parlando di un progetto da 4 milioni di tonnellate di produzione annue, di cui 2,2 milioni di “piani”, tre milioni da realizzarsi con l’altoforno riattivato in sei mesi e un milione entro due anni con un forno elettrico. Tutto ciò grazie ai nuovi soci in arrivo, tra cui ci sarebbe anche una società europea oltre a una cinese e una araba. Definitivamente spariti dal radar i progetti della logistica portuale e dell’agroalimentare.
I coordinatori delle rsu di Fim, Fiom e Uilm, saliti nello studio legale a cui si è affidata Aferpi, per consegnare la lettera che trovate nel pezzo a fianco, sono stati accolti da Rebrab. Il patron di Cevital ha chiesto di avere ancora fiducia in lui sostenendo – secondo fonti sindacali – che con Jindal la trattativa si è interrotta perché l’imprenditore indiano voleva lo stabilimento a costo zero. Che il Governo ha tradito le promesse e che i nuovi soci cinesi saranno a Piombino a fine mese per dare il via all’operazione di riaccensione dell’altoforno. Di fronte alle ovvie obiezioni del sindacato, Rebrab ha spiegato di ritenere possibile la rapida ripartenza dell’Afo perché così gli è stato assicurato dai tecnici.
«L’analisi dei conti – dice una nota di Aferpi – ha confermato che esistono tutte le condizioni economiche per eseguire il piano industriale oggetto del previsto accordo coi nuovi partner comunicati all’amministrazione Nardi e al Governo, entro il termine concordato del 31 ottobre». La nota spiega anche che nel fugace incontro con i sindacati, Rebrab «ha illustrato i prossimi passi previsti con i nuovi partner e ha ricordato che i tempi per attuare l’investimento di Piombino sono stati dilatati da complesse circostanze, non tutte nel controllo di Cevital. Il miglioramento del mercato e l’individuazione di nuovi partner consentiranno da subito – conclude la nota – la produzione di 3 milioni di tonnellate annue di acciaio, e entro due anni di un ulteriore milione, così da non dover dipendere ulteriormente dall’acquisto di semilavorati».
Dichiarazioni che hanno prodotto commenti estremamente negativi da parte dei sindacati. «A Rebrab - spiega Lorenzo Fusco, coordinatore rsu Uilm - abbiamo ribadito che sono trascorsi 30 mesi e siamo ancora agli annunci. Oggi il problema non sono solo i ritardi degli investimenti: abbiamo lo stabilimento fermo, smantellamenti mai partiti, clienti e mercato ormai persi forse definitivamente. Il tempo è scaduto».
Per la Fim siamo «all’ennesima presa in giro che rimandiamo al mittente. Non ci interessa neppure il gioco di dare le colpe al Governo per i mancati finanziamenti. Il nostro giudizio non cambia e per quanto ci riguarda Cevital conferma la sua inaffidabilità. Chiediamo al Governo di agire con tutte le sue forze affinché a Piombino si ricominci con nuovi soggetti che hanno manifestato la propria intenzione di investire nel territorio».
Infine la Fiom parla «di una suggestione visionaria da 4 milioni di tonnellate di acciaio. Dopo questo incontro ribadiamo che Cevital non ha più nessuna credibilità. Chiediamo al Governo di rimuovere nel più breve tempo possibile Cevital dal territorio di Piombino e di dotare immediatamente lo stabilimento di una nuova governance che sia in grado di far ripartire da subito tutti e tre i treni di laminazione».
La prossima mossa toccherà al ministro Carlo Calenda che lunedì incontrerà Cevital. Già il giorno successivo si dovrebbe tenere un consiglio di fabbrica.
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