La manifestazione
I sindacati confermano: sciopero il 13
di Guido Fiorini
Braccia incrociate a dicembre dopo l’incontro a Roma con l’Ancc. Di Labio: «Abbiamo avuto risposte insoddisfacenti»
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VIGNALE. Lo sciopero generale del prossimo 13 dicembre dei dipendenti Unicoop Tirreno è confermato. L’incontro dei sindacati, ieri a Roma nella sede dell’Associazione nazionale cooperative di consumo, infatti, non ha dato le risposte che Filcams, Fisascat e Uiltucs si aspettavano. Ne parliamo con Alessio Di Labio, responsabile nazionale, per la Filcams Cgil, della vertenza Unicoop.
«Abbiamo presentato loro le varie criticità che abbiamo, chiedendo spiegazioni sull’occupazione in Campania e a Terracina, sul mancato utilizzo della Cassa integrazione in sede, sul perimetro dei negozi in crisi che continua a cambiare, sulla difficoltà di gestione dei punti vendita, sulle terziarizzazioni: in sostanza abbiamo detto loro che quanto sta accadendo non ha niente a che vedere con quanto abbiamo sottoscritto, insieme, il 9 maggio scorso».
Cosa avete chiesto a Ancc?
«Abbiamo chiesto all’Associazione nazionale delle cooperative di consumo di farsi carico di tutte le criticità di Unicoop e la risposta non è stata soddisfacente. Hanno precisato che l’intervento fatto non è stato per il controllo di Unicoop Tirreno, ma solo per rimettere in piedi il patrimonio e che, quindi, la cooperativa resta autonoma. Si aspettano che i risultati dei tre mesi estivi abbiano dato segnali importanti e hanno preso comunque l’impegno di raccogliere tutte le nostre informazioni e di verificarle».
Ma vi basta?
«No, è troppo poco. Noi ci aspettiamo un riscontro in tempi brevi, quindi la nostra mobilitazione non finisce e andrà avanti finché non sarà rispettato il patto occupazionale deciso il 9 maggio. Non è pensabile, ad esempio, dopo gli impegni presi, che non abbiano una soluzione occupazionale per i cento lavoratori della Campania. A Terracina prima hanno ceduto il supermercato a terzi, poi se lo sono ripreso annunciando il rilancio, quindi l’hanno chiuso con meno di un mese di preavviso con lavoratori che dovrebbero essere trasferiti a centinaia di chilometri. Non è pensabile che in sede, dove ci sono 160 esuberi, e c’è a disposizione un solo anno di cassa integrazione, nei primi tre mesi l’abbiano usata solo per 7 persone. Più tempo passa con la mancata rotazione della cassa, più quegli esuberi rischiano di diventare strutturali. Quindi non è pensabile che noi stiamo fermi ad aspettare, per il destino di 300 persone, il riscontro di Ancc».
Quindi lo sciopero del 13 è confermato?
«Ora Ancc sa tutto. E noi abbiamo già uno sciopero fissato, per il 13 dicembre, che a questo punto è confermato. È una data distante, non escludiamo che sia a livello nazionale che a livello territoriale, dove ci sono le situazioni più a rischio, metteremo in campo manifestazioni aggiuntive. Inoltre, dopo che all’incontro del 2 novembre Ancc e Piero Canova non si sono presentati e il direttore del personale non è stato in grado di fornirci alcun numero in prospettiva, vogliamo sapere come questa impresa vuole rispettare il patto occupazionale e soprattutto come vuole rilanciare l’azienda sulla base di un piano condiviso con noi e andato al referendum di 2200 lavoratori che hanno accettato sacrifici, compresi quelli dei punti vendita non in crisi. La mobilitazione quindi va avanti e Ancc lo sa, e non pensi Unicoop di scaricare su di noi le responsabilità se le cose non vanno per il verso giusto. Vengano al tavolo e ci dicano con chiarezza cosa vogliono fare, perché non si capisce come possa essere gestita così una cooperativa che deve, fra le altre cose, garantire il prestito a migliaia di soci».
«Abbiamo presentato loro le varie criticità che abbiamo, chiedendo spiegazioni sull’occupazione in Campania e a Terracina, sul mancato utilizzo della Cassa integrazione in sede, sul perimetro dei negozi in crisi che continua a cambiare, sulla difficoltà di gestione dei punti vendita, sulle terziarizzazioni: in sostanza abbiamo detto loro che quanto sta accadendo non ha niente a che vedere con quanto abbiamo sottoscritto, insieme, il 9 maggio scorso».
Cosa avete chiesto a Ancc?
«Abbiamo chiesto all’Associazione nazionale delle cooperative di consumo di farsi carico di tutte le criticità di Unicoop e la risposta non è stata soddisfacente. Hanno precisato che l’intervento fatto non è stato per il controllo di Unicoop Tirreno, ma solo per rimettere in piedi il patrimonio e che, quindi, la cooperativa resta autonoma. Si aspettano che i risultati dei tre mesi estivi abbiano dato segnali importanti e hanno preso comunque l’impegno di raccogliere tutte le nostre informazioni e di verificarle».
Ma vi basta?
«No, è troppo poco. Noi ci aspettiamo un riscontro in tempi brevi, quindi la nostra mobilitazione non finisce e andrà avanti finché non sarà rispettato il patto occupazionale deciso il 9 maggio. Non è pensabile, ad esempio, dopo gli impegni presi, che non abbiano una soluzione occupazionale per i cento lavoratori della Campania. A Terracina prima hanno ceduto il supermercato a terzi, poi se lo sono ripreso annunciando il rilancio, quindi l’hanno chiuso con meno di un mese di preavviso con lavoratori che dovrebbero essere trasferiti a centinaia di chilometri. Non è pensabile che in sede, dove ci sono 160 esuberi, e c’è a disposizione un solo anno di cassa integrazione, nei primi tre mesi l’abbiano usata solo per 7 persone. Più tempo passa con la mancata rotazione della cassa, più quegli esuberi rischiano di diventare strutturali. Quindi non è pensabile che noi stiamo fermi ad aspettare, per il destino di 300 persone, il riscontro di Ancc».
Quindi lo sciopero del 13 è confermato?
«Ora Ancc sa tutto. E noi abbiamo già uno sciopero fissato, per il 13 dicembre, che a questo punto è confermato. È una data distante, non escludiamo che sia a livello nazionale che a livello territoriale, dove ci sono le situazioni più a rischio, metteremo in campo manifestazioni aggiuntive. Inoltre, dopo che all’incontro del 2 novembre Ancc e Piero Canova non si sono presentati e il direttore del personale non è stato in grado di fornirci alcun numero in prospettiva, vogliamo sapere come questa impresa vuole rispettare il patto occupazionale e soprattutto come vuole rilanciare l’azienda sulla base di un piano condiviso con noi e andato al referendum di 2200 lavoratori che hanno accettato sacrifici, compresi quelli dei punti vendita non in crisi. La mobilitazione quindi va avanti e Ancc lo sa, e non pensi Unicoop di scaricare su di noi le responsabilità se le cose non vanno per il verso giusto. Vengano al tavolo e ci dicano con chiarezza cosa vogliono fare, perché non si capisce come possa essere gestita così una cooperativa che deve, fra le altre cose, garantire il prestito a migliaia di soci».
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