Il Tirreno

In arrivo blumi dall’India per tre settimane di lavoro

In arrivo blumi dall’India per tre settimane di lavoro

La Uilm: «Situazione intollerabile, ora il Governo prenda provvedimenti» Rossi preoccupato: c’è interesse perché qui non riparta la produzione di acciaio

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PIOMBINO. In attesa degli sviluppi dell’assemblea dei soci di Cevital, prevista a Roma per mercoledì prossimo, Aferpi ieri ha informato i sindacati che entro la prima settimana di dicembre arriverà dall’India un carico di blumi da 15mila tonnellate.

Il materiale permetterà la ripartenza della produzione del treno rotaie per circa tre settimane a cominciare dal 6 o 7 dicembre. Intanto, informano sempre fonti sindacali, le concessioni portuali all’azienda sono state prorogate sino a fine gennaio 2018.

«Come era pienamente prevedibile – ha commentato nel pomeriggio Lorenzo Fusco, coordinatore delle rsu Uilm – Cevital dimostra di non avere alcuna intenzione di mollare. Continua, anzi, con questo andamento a singhiozzo della laminazione che non può più essere tollerato. Ci aspettiamo che il Governo, alla luce di ciò che emergerà dall’assemblea dei soci, prenda tutti i provvedimenti necessari».

Intanto ieri sulla situazione della ex Lucchini si è espresso anche il presidente Enrico Rossi, secondo cui «la questione è serissima, preoccupante, speriamo che presto si veda uno spiraglio. Rebrab o è o non è, non può tenere ferma la situazione per troppo tempo. Ho sempre tenuto un elemento di fiducia in questo investitore – ha proseguito – quando però le cose non si sono attuate ho condiviso l’iniziativa del ministero dello Sviluppo economico. Nel frattempo Rebrab manda una serie di messaggi, altri mandano messaggi. Insomma sembra che tutti vogliano fare. Poi però, quando si arriva in fondo noi vogliamo vedere cose concrete, altrimenti non ci accontenteremo».

Rossi dice poi di avvertire «che contro Piombino si muovono troppe situazioni, mi sembra che ci sia un interesse affinché Piombino non riprenda a produrre acciaio. Invece voglio riconfermare, in modo nettissimo, che dalla crisi di Piombino si può uscire solo in un modo: tornando a produrre acciaio – ha aggiunto – Non ci accontenteremo mai della ripresa produttiva dei soli laminatoi, mai sosterremo un progetto che non preveda il ritorno alla produzione dell’acciaio. La produzione di acciaio è stata inventata in quelle zone qualche millennio fa, non saremo noi che acconsentiremo a una soluzione che non sia quella di produrre acciaio».

rossi ha concluso sostenendo che «intanto c’è una disperazione assoluta, lo stabilimento è fermo e 4 mila lavoratori sono a casa».



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