Sicurezza
«Via le moto dai sentieri della nostra isola»
L’ex presidente del Parco Tanelli: le istituzioni devono tutelare la ricchezza del turismo escursionistico
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PORTOFERRAIO. «Non può essere che azioni di questi tipo possano rovinare le opere faticosamente e costosamente realizzate dal Parco, Comuni, Regione e associazioni private per valorizzare e rendere fruibile il territorio». Giuseppe Tanelli, primo presidente del Parco nazionale dell’Arcipelago toscano, torna sulla segnalazione di Legambiente Arcipelago toscano, relative ai raid delle moto da enduro sulla rete sentieristica.
«Sono azioni che danneggiano la natura, la quiete, la serenità e talora la stessa incolumità delle persone che percorrono i sentieri a piedi od in bici – aggiunge l’ex presidente del Parco – sono sempre più numerosi gli escursionisti elbani e continentali che giungono nella nostra Isola da tanti paesi europei, per godere dei suoi paesaggi, colori e profumi; per scoprire le sue antiche vestigia e tradizioni. Questi “viaggiatori leggeri” concorrono in modo significativo all’economia elbana, in particolare nella bassa stagione. Sono una componente di quel turismo ecologico ed esperienziale che nel passaparola trova il suo più importante veicolo di promozione».
All’Elba ci sono una cinquantina di “enduristi attivi” iscritti al locale Moto Club, poi ci sono quelli non iscritti e quelli che vengono all’Elba dal continente. «Parlare per categorie è sempre sbagliato – rimarca Tanelli – bastano alcuni “barbari”, elbani o continentali che siano, sempre fisiologicamente presenti in tutti gli insiemi sociali, per rovinare i sentieri dell’Elba, e diffondere notizie che danneggiano l’immagine del Parco e l’economia ecoturistica dell’isola».
L’ex presidente ricorda come le scorribande dei motociclisti «siano un problema antico, che si ripete di tanto in tanto – racconta – è un problema difficile, che si può tentare di risolvere, sicuramente di ridurre, non abbassando la guardia e reiterando, da subito, i noti punti di intervento, culturali, amministrativi e di vigilanza, pianificati in un quadro di leale e trasparente collaborazione fra enti e associazioni. Serve una martellante campagna di sensibilizzazione ed educazione, promossa da Parco e Comuni e che a mio parere trova nelle attività del Gat e nella utilizzazione dei proventi della tassa di sbarco un idoneo punto di riferimento. Quindi occorre una classificazione da parte dei Comuni della viabilità secondaria (tracciati comunali, vicinali e privati) e emanazione di specifiche ordinanze che vietano il transito dei motori nei tracciati che sono parte integrante della Gte e della più importante sentieristica elbana, pur essendo fuori dal Parco. Inoltre sarebbe fondamentale posizionare telecamere mobili nei sentieri più frequentati e sviluppare indagini di “intelligence”, tese ad identificare qualche “barbaro”, le cui responsabilità, forse non è noto abbastanza, sono sia civili che penali».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
«Sono azioni che danneggiano la natura, la quiete, la serenità e talora la stessa incolumità delle persone che percorrono i sentieri a piedi od in bici – aggiunge l’ex presidente del Parco – sono sempre più numerosi gli escursionisti elbani e continentali che giungono nella nostra Isola da tanti paesi europei, per godere dei suoi paesaggi, colori e profumi; per scoprire le sue antiche vestigia e tradizioni. Questi “viaggiatori leggeri” concorrono in modo significativo all’economia elbana, in particolare nella bassa stagione. Sono una componente di quel turismo ecologico ed esperienziale che nel passaparola trova il suo più importante veicolo di promozione».
All’Elba ci sono una cinquantina di “enduristi attivi” iscritti al locale Moto Club, poi ci sono quelli non iscritti e quelli che vengono all’Elba dal continente. «Parlare per categorie è sempre sbagliato – rimarca Tanelli – bastano alcuni “barbari”, elbani o continentali che siano, sempre fisiologicamente presenti in tutti gli insiemi sociali, per rovinare i sentieri dell’Elba, e diffondere notizie che danneggiano l’immagine del Parco e l’economia ecoturistica dell’isola».
L’ex presidente ricorda come le scorribande dei motociclisti «siano un problema antico, che si ripete di tanto in tanto – racconta – è un problema difficile, che si può tentare di risolvere, sicuramente di ridurre, non abbassando la guardia e reiterando, da subito, i noti punti di intervento, culturali, amministrativi e di vigilanza, pianificati in un quadro di leale e trasparente collaborazione fra enti e associazioni. Serve una martellante campagna di sensibilizzazione ed educazione, promossa da Parco e Comuni e che a mio parere trova nelle attività del Gat e nella utilizzazione dei proventi della tassa di sbarco un idoneo punto di riferimento. Quindi occorre una classificazione da parte dei Comuni della viabilità secondaria (tracciati comunali, vicinali e privati) e emanazione di specifiche ordinanze che vietano il transito dei motori nei tracciati che sono parte integrante della Gte e della più importante sentieristica elbana, pur essendo fuori dal Parco. Inoltre sarebbe fondamentale posizionare telecamere mobili nei sentieri più frequentati e sviluppare indagini di “intelligence”, tese ad identificare qualche “barbaro”, le cui responsabilità, forse non è noto abbastanza, sono sia civili che penali».
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