Il Tirreno

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Centrato dai pallini un altro ibis eremita

di Cecilia Cecchi
Ibis in volo dall'Austria a Orbetello (Jeanne Perego)
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Ibis in volo dall'Austria a Orbetello (Jeanne Perego)

La polizia provinciale cerca il colpevole. Due gli uccelli colpiti e uccisi nel 2012 a San Vincenzo, condannato il cacciatore

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PIOMBINO.  Centrato un ibis eremita in una delle aree di caccia del Comune di Piombino. A trovarlo una ricercatrice-biologa austriaca del Waldrappteam e “mamma adottiva” di un gruppo di questi uccelli in migrazione dall’Austria in Toscana, seguiti grazie al trasmettitore Gps applicato sulla schiena. In allarme i volontari Wwf, immediato il traferimento dell’ibis prima al Cruma Lipu di Livorno e poi in clinica veterinaria a Firenze. Di sicuro non somiglia a un colombaccio né a parecchi altri uccelli cacciabili. Comunque preso a fucilate.

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Purtroppo in migrazione invernale questi uccelli non sorvolano mai l’Italia indenni. Ma proprio in Val di Cornia c’è un precedente unico, visto che per la prima volta, grazie al lavoro della polizia provinciale, dopo l’uccisione di due ibis a San Vincenzo si è arrivati alla condanna del cacciatore-bracconiere colpevole.
Il 13 ottobre 2012, i due ibis eremita Goja e Jedi (questi i nomi dei due ibis femmina del progetto Waldrappteam per il reinserimento della specie in Europa) stavano migrando verso Orbetello, quando a 80 km di distanza dall’oasi, vennero abbattuti da un cacciatore, regolarmente in possesso di una licenza per la caccia ai colombacci. Perdita di Goja di un rilievo ancor più particolare visto che si trattava di uno dei primi ibis in grado di migrare autonomamente dall’Austria all’Italia senza essere guidati da un parapendio a motore (e in quel caso portava con sè Jedi, il giovane esemplare morto nella stessa circostanza). Al tribunale di Livorno sentenza storica del processo nel settembre 2016, vista la condanna al pagamento di 2mila euro (pena sospesa) e licenza di caccia revocata.

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Di quanto successo lunedì 30 ottobre a Piombino ancora nessun commento né da Nicoletta Perco (comunicazione Italia) né da altri responsabili del progetto internazionale Waldrappteam, che grazie allo studio Life+ “Reason for Hope” cofinanziato dall’Ue, sta tentando di reintrodurre in natura – appunto con la migrazione guidata – questo uccello leggendario estinto in Europa da quattrocento anni. Ma il bracconaggio in Italia rischia di inficiare obiettivi e risultati.


E quello di Goja e Jedi è stato finora solo il primo e l’unico caso in cui è stato possibile identificare il bracconiere. Ecco perché Johannes Fritz, capo-progetto non aveva mancato di sottolinea come «la sentenza in proposito ha un significato speciale per il progetto. Ringrazio il nostro avvocato Carla Campanaro (responsabile ufficio legale LAV ndr) e la polizia provinciale di Livorno per l’impegno e l’aiuto». E di sicuro, anche stavolta, la polizia provinciale sta indagando.
 

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