Il Tirreno

Pazienti oncologici costretti a pagare

di Valeria Parrini
Pazienti oncologici costretti a pagare

Il trasferimento in automedica a Livorno per fare un ciclo di radioterapia può costare anche più di duemila euro

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PIOMBINO. Sessantacinque euro a viaggio con l’automedica delle associazioni. Un ciclo di radioterapia, di norma, supera le 30 sedute. Significa che un paziente oncologico abitante a Piombino o in Val di Cornia può essere costretto a spendere duemila euro e oltre per sottoporsi a Livorno ad una cura salvavita. Erogata, quella sì, gratuitamente.

Non c’è solo la radio e non c’è solo Livorno. Per altre destinazioni le tariffe cambiano.

Si paga anche per andare a fare la Pet, i controlli specialistici o affrontare altre situazioni mediche nel capoluogo o in un altro centro distante.

E allora, treno, macchina o mezzo delle organizzazioni convenzionate con l’Asl, restano le tre opzioni. Pagando biglietto o benzina. Oppure, nell’ultimo caso, quei 65 euro che fino a qualche tempo fa non si pagavano.

Le esenzioni sono circoscritte e valutate dallo staff medico del reparto livornese. Dove, nella sala d’attesa, s’incrociano commenti. Si scambiano esperienze. Un porto di mare dove approdano da tutta la provincia, spesso con un familiare o un amico.

Fuori, nel parcheggio, sostano automediche e pulmini delle diverse associazioni. Misericordia, Croce Rossa e Pubblica assistenza per Piombino. Capita che arrivino a pochi minuti l’uno dall’altro. A volte semivuoti. E magari dallo stesso garage. Intanto dalla stazione o dal parcheggio esterno giungono altri piombinesi, o abitanti della zona, che hanno viaggiato con mezzi propri.

In molti fanno le stesse riflessioni a voce alta: possibile non ottimizzare le risorse, rivedere il servizio, magari su scala comprensoriale, con tappe lungo il percorso? Quanto costa all’azienda il trasporto? Mettere in rete domanda e capacità di risposta è così complicato? Eppure dalla riorganizzazione potrebbero derivare risparmi da destinare alla riduzione della quota che si è costretti a pagare. Unica eccezione i pazienti elbani. Limitatamente alle sedute per la radio, però.

Queste e altre sono le domande che si rincorrono in quella saletta, aspettando che l’infermiera scandisca da un microfono il nome del prossimo ad entrare nel bunker. Domande girate da tempo alla direzione aziendale. Che al momento ha fornito solo dei dati numerici. Eccone alcuni.

Da gennaio a settembre, i trasporti di pazienti oncologici eseguiti da Piombino sono stati 877, in gran parte per Livorno (526). Dalla Val di Cornia, dove operano anche altre associazioni, 1.664. Poco meno di 800 diretti all’ospedale del capoluogo, circa 500 a quello di Pisa. Il resto tra varie destinazioni. Inclusa Villamarina.

Lo scorso anno in Val di Cornia di trasporti ne sono stati registrati 2.490. Quasi la metà per Livorno.

Lì è stata anche Cristiana Boccini che testimonia con stupore il cambiamento. Ha 72 anni e otto anni fa ha avuto un tumore.

Racconta di essere stata operata a Piombino in modo eccellente, d’aver fatto un lungo ciclo di chemioterapia e, dopo, la radioterapia.

«Tutto a posto, un buon servizio, come mi risulta essere anche adesso. Anche allora veniva un pulmino della Pubblica assistenza a prendermi a casa e insieme ad altri pazienti andavamo a fare la terapia. Ora - aggiunge la lettrice - vengo a sapere che il Servizo sanitario non lo “passa” più e che i pazienti lo debbono pagare di tasca propria. Costo 65 euro al giorno per andare a fare una terapia che per un paziente che ha avuto un tumore è salvavita. E nessuno dice niente».

«L’assessore alla sanità Margherita Di Giorgi - aggiunge - non ne parla. L’amministrazione ospedaliera neanche. Persino l’associazione Sempre donna di cui faccio parte non si preoccupa di questo aspetto. Ma vi rendete conto che un paziente, per tante ragioni, può non avere soldi disponibili? Può essere disoccupato o in cassa integrazione, ad esempio. Può insomma non poter disporre delle risorse per garantirsi la sicurezza di vivere».

Cosa è successo, Cristiana Boccini vuol saperlo direttamente dal sindaco Massimo Giuliani.

«Se non è al corrente di quanto accade, come garante della sicurezza dei cittadini si informi e lo spieghi pubblicamente», chiude la lettrice.

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