Il Tirreno

COMMERCIANTI CORAGGIOSI

Dna da bottegai tra porcellane e bei giocattoli

di Cecilia Cecchi
Paola Onesti al centro con i figli Cristina e Massimo nello storico negozio "Idealcasa" (foto Paolo Barlettani)
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Paola Onesti al centro con i figli Cristina e Massimo nello storico negozio "Idealcasa" (foto Paolo Barlettani)

Onesti di “Idealcasa”, in corso Italia dal 1932 Cristina: «I clienti sono persone di famiglia»

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PIOMBINO. Dna da bottegai, per gli Onesti di “Idealcasa”, in corso Italia dal 1932. «Sempre solo commercianti dall’Ottocento – sorride Cristina, raccontando la storia di famiglia – Frutta e verdura all’ingrosso da parte di Lola Donnini, torta di ceci, allora genovese, già qui in corso Italia al numero 9 da parte Piero Onesti, tanto che la bisnonna lavorando e non esistendo baby sitter, teneva i suoi bambini “al caldo” vicino al fuoco spento: il forno era dove ora esponiamo gli articoli per la casa. Qui, poi, anche i primi gelati della città negli anni Venti». Ricomincia da qui un viaggio nel commercio cittadino per negozi storici e nuove (coraggiose) realtà tra problemi e attese di un settore che comunque regge, a servizio della città.

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Con “Idealcasa” l’emozione del ricordo, lo spaccato di un’altra Piombino, di un’altra Italia. «Però Lola – prosegue Cristina – antesignana in tutto per i suoi tempi, visto che cavalcava a pelo ed era purtroppo grande fumatrice, si è stufata di lavorare con prodotti alimentari ed avendo una gran passione per porcellana e ceramiche apre un negozio di giocattoli e casalinghi in via Pisacane. Poi il fidanzamento con nonno Piero e il matrimonio: appena sposati nel 1932 il negozio di corso Italia 9 diventa “Idealcasa” com’è ancora».

 

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Nel 1939 nasce Francesco, figlio unico, a breve a fianco dei genitori. Anni Cinquanta e Piombino già alle prese con le prime crisi delle fabbriche. «La mamma ha 14 anni – dice Cristina – e lavora al bar Tirrena (oggi Falesia). Il suo babbo era stato licenziato dalla Magona e non sapevano come fare. Con Francesco si conoscono, si innamorano e si sposano nel 1963». Così anche Paola Marcantonini Onesti entra in negozio. «Tutti e quattro insieme fino al 1972 – sottolinea Cristina – quando il titolare diventa il mio babbo». Cristina comincia ad aiutare già dalle superiori, durante le vacanze estive. Il fratello Massimo a lungo responsabile per lo sport nei club “ Viaggi del Ventaglio” (super surfista fin da ragazzo) si riunisce alla famiglia nei primi Duemila.

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Dopo la scomparsa improvvisa di Francesco c’è voluto un anno per la variazione ereditaria; dall’8 novembre 2006 “Idealcasa” è intestata ai fratelli Cristina e Massimo, terza generazione di Onesti. «Nonno era precisissimo – dice Cristina – calcolava le bollette prima che arrivassero. Ha sempre curato la parte amministrativa. Lola? Come detto, avanti per i suoi anni suonava pure il mandolino già negli anni Trenta. Le piacevano gli oggetti per la casa, la porcellana inglese, i giocattoli. Negozi ce n’erano ma è bello pensare che in ogni casa qui come all’Elba c’è un piatto, un bicchiere, una bambola, un ricordo di un regali di matrimonio che viene da Lola». I problemi c’erano e ci sono, ma la passione conta di più.

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«L’ultima volta che sono stata col babbo alla fiera Homi a Milano dedicata agli stili di vita – aggiunge – ho conosciuto un signore di più di 90 anni di un’azienda storica che ricordava ancora a memoria il numero di codice cliente dei nonni.... Dna da bottegai, fuori discussione, mi fregio di questa definizione. Essere una bottegaia è una punta d’orgoglio, significa essere l’anima della bottega. Chi entra in negozio non è solo un cliente, è una persona di famiglia, i vecchi negozi hanno una funzione sociale». Cristina è sposata con Franco e ha una figlia, Diletta, che studia matematica all’Università. Massimo e Federica sono genitori di Francesco, 10 anni.

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«C’è sempre stato un Francesco Onesti e anche mio padre ha tenuto fede al suo nome: modesto come il santo patrono d’Italia e onesto... abbiamo tanti difetti ma siamo Onesti fino in fondo». In casa si è sempre detto che Cristina somiglia a Lola: bella storia, che continua.
 

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