Sicurezza
Cure palliative: «Dignità per chi sta lasciando la vita»
Il servizio dedicato alle famiglie che hanno un malato grave in casa. Parla la responsabile del reparto, Costanza Galli
PIOMBINO. Cancro, tumore, neoplasia. Possiamo parlare di questa malattia chiamandola in mille modi diversi, ma qualsiasi sia il termine scelto, la verità è che il cancro, ancora oggi, fa paura, ma parlare di cancro in un’epoca in cui quasi una persona su tre ne è affetta è un compito doveroso oltre che fondamentale, come accompagnare nel modo più dignitoso possibile alla fine della vita chi non può essere più curato.
Fino a poco tempo fa gli oncologi curavano questa malattia allo stesso modo. Applicavano, cioè, il solito schema e gli stessi dosaggi terapeutici, ad uno stesso tipo di tumore per organo di partenza, istologia o stadio, in malati diversi. Ci si sorprendeva, dunque, del fatto che, a parità di trattamento alcuni malati morissero ed altri no. Fortunatamente adesso le cose sono cambiate, nel senso che si sono complicate, e per complessità in questo caso si intende che si è cominciato a comprendere quali variazioni, non solo genetiche, siano all’origine delle variazioni di risposta ad un'identica terapia, al punto che gli oncologi devono confrontarsi con cancri che richiedono un’oncologia sempre più personale, diversificandola da paziente a paziente. Ogni persona, dunque, acquisisce una propria identità oncologica che la contraddistingue da un’altra, nonostante lo stesso tipo di neoplasia. Se il paziente non è operabile, chemioterapia, radio e cure immunologiche sono le tre opzioni disponibili.
Quando, però, non è più possibile sconfiggere il tumore e la cura diventerebbe solo un accanimento terapeutico verso la persona, che non è più in grado di combattere, è necessario passare ad un altro tipo di assistenza: le cure palliative. Che sono gestite sia a livello ospedaliero, sia con un’associazione che a Piombino conta quasi 200 soci.
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«In Italia le cure palliative sono un Lea cioè un livello essenziale di assistenza, cioè una prestazione e un servizio sanitario che lo stato decide di erogare a tutti i cittadini per la sua rilevanza. Ogni cittadino residente ha il diritto di ricevere servizi di cure palliative sul suo territorio tanto quanto di andare al pronto soccorso e trovarlo aperto – ci spiega Costanza Galli, responsabile dell’Hospice, il reparto che si occupa di cure palliative –. Il servizio fa parte dei servizi erogati dalle zone-distretto e, quindi, non dall'ospedale e si attiva solo se e quando il medico di famiglia del paziente lo richiede. Questo è un aspetto molto delicato in quanto se il medico non fa domanda, il paziente resta senza».
Il responsabile della zona della Val di Cornia è la dottoressa Donatella Pagliacci, mentre per la linea professionale dell’Asl, Costanza Galli è la responsabile del coordinamento aziendale. Le cure palliative sono un servizio erogato su tre livelli: l’assistenza domiciliare, fatta in equipe, il livello residenziale o di ricovero che, in Val di Cornia viene eseguito nell’ospedale di comunità in cui il medico palliativista, i medici dell'Odc (ospedale di continuità) e di famiglia seguono il paziente e il livello ospedaliero, per la necessità di consulenze nei reparti e di ambulatori del dolore e per gestire gli altri sintomi.
«Il nostro reparto ha ottenuto un grande successo negli ultimi anni a livello di efficienza e puntiamo a rinforzare ulteriormente non solo l'offerta delle cure palliative negli ospedali di Cecina, Piombino e Portoferraio, ma anche il rapporto fondamentale con quelle associazioni operanti sul territorio (come della Val di Cornia, ndr) che, in un settore delicato come il nostro, riescono sempre a fare la differenza fra un buono e un ottimo servizio – sostiene Galli –. Adesso il problema più urgente, però, è che, nonostante la legge statale 38 del 2010 e quella regionale 199 del 2014, concretamente le cure palliative sono tra i servizi più scoperti di risorse, e non ci sono effettivamente un numero sufficiente di medici né di psicologi. L'accompagnare alla morte in modo dignitoso i nostri cittadini dovrebbe essere un oggetto di interesse che nella nostra società dovrebbe stare ai primi posti».
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