Attenzione
Oltre l’alcol e il disagio per tornare a vivere
di Claudia Guarino
Al club alcologico territoriale in via Dalmazia incontri per decine di famiglie Bianchi: «Questo è un luogo dove si fanno progetti, ponendosi obiettivi»
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PIOMBINO. Una stanza piccola, essenziale, accarezzata dai raggi del sole tra le fessure dell’avvolgibile. Alcune sedie disposte a cerchio. Su ognuna di esse chissà quante vite sono transitate, storie personali di disagio interiore.
Vivere una dipendenza è qualcosa che segna per sempre. È come un’ombra che scava dentro, impedendo al mondo di entrare, ed è abbastanza forte per rinchiudere l’esistenza su un piano prettamente interiore. Il consumo di alcol, di droga o il gioco d’azzardo riguardano tutti, senza distinzione di sesso, etnia o estrazione sociale. Anche a Piombino, a maggior ragione con l’avvento della crisi. Per questo, in via Dalmazia, esiste il club alcologico territoriale.
Lì le persone si incontrano, dialogano e cercano, piano piano, di costruire relazioni. «Lavoriamo con famiglie che si confrontano sul quotidiano – dice Manfredo Bianchi, vicepresidente dell’associazione italiana club alcologici territoriali – e interagiscono per arrivare a una crescita collettiva». Non si tratta di terapia di gruppo, ma di una condivisione di esperienze che stimola al cambiamento e al riequilibrio. Non viene affrontata «solo la dipendenza in sé, ma la vita a 360°. E il confronto porta a modificare il comportamento».
Il club, o meglio, la comunità multifamiliare di Piombino, come la chiama Manfredo Bianchi, conta oggi la partecipazione di 15 famiglie, che si incontrano una volta a settimana per due ore, divise in due gruppi. Ma, una volta finito il colloquio collettivo in sede, le famiglie si scambiano telefonate e organizzano iniziative insieme, perché è importantissimo coltivare relazioni. Il lavoro non ha una scadenza, a volte dura anni.
«Questo è un luogo dove si fanno progetti, ponendosi obiettivi. – sottolinea Bianchi – In 15 anni avremo incontrato un centinaio di famiglie. A Piombino la crisi economica ha influito sul disagio, anni di cassa integrazione conducono a non avere più obiettivi e si tende ad addormentare le emozioni, attraverso l’utilizzo di droghe e alcol o giocando d’azzardo».
Alcuni di coloro che si incontrano in via Dalmazia lo fanno per scelta diretta. Altri sono indirizzati dai servizi sanitari, con i quali il club collabora. Su richiesta delle famiglie sono previsti incontri con psicologi o psichiatri, ma l’attività del club non è medica, bensì «di solidarietà. Qui lavorano volontari. Molti hanno vissuto, in passato, esperienze di dipendenza e hanno deciso di rimanere per aiutare. Ci mancano però volontari con professionalità specifiche, come psicologi e assistenti sociali, e penso che il rapporto con i servizi dovrebbe essere rafforzato».
Una delle realtà con cui il club collabora è il Sert. Secondo le statistiche fornite nel 2016 dal Servizio per le tossicodipendenze di Piombino, il Sert ha avuto, nel 2014 circa 330 contatti con persone comprese tra i 16 e i 65 anni. Duecento erano tossicodipendenti, con un uso prevalente di eroina, come prima sostanza, e di cocaina. Circa novanta avevano problemi di alcol e una ventina di gioco d’azzardo. Nel 2015, invece, i contatti sono stati 276, un 20% dei quali costituiti da donne.
Al Sert spiegano che negli ultimi anni è aumentato l’uso dei cannabinoidi, soprattutto nei giovani, mentre è diminuito il consumo di allucinogeni, come l’Lsd. C’è poi chi fa uso di più droghe insieme, come eroina e cocaina combinate con l’alcol. «In questi ultimi anni secondo me – dice Bianchi – abbiamo assistito a un ritorno del consumo di eroina e cocaina, mentre in precedenza si usavano maggiormente sostanze come l’ecstasy. Il consumo di alcol, invece, è costante, del resto è la droga più a portata di mano». Abbattere i propri muri interiori, rafforzati dalle condizioni create dalla crisi economica, e rinunciare ad anestetizzarsi al mondo non è facile. «Qui viene chi si nega alla socialità – conclude Bianchi –, ci sono persone che hanno molto da dare. Devono trovare la forza di imparare di nuovo a vivere».
Vivere una dipendenza è qualcosa che segna per sempre. È come un’ombra che scava dentro, impedendo al mondo di entrare, ed è abbastanza forte per rinchiudere l’esistenza su un piano prettamente interiore. Il consumo di alcol, di droga o il gioco d’azzardo riguardano tutti, senza distinzione di sesso, etnia o estrazione sociale. Anche a Piombino, a maggior ragione con l’avvento della crisi. Per questo, in via Dalmazia, esiste il club alcologico territoriale.
Lì le persone si incontrano, dialogano e cercano, piano piano, di costruire relazioni. «Lavoriamo con famiglie che si confrontano sul quotidiano – dice Manfredo Bianchi, vicepresidente dell’associazione italiana club alcologici territoriali – e interagiscono per arrivare a una crescita collettiva». Non si tratta di terapia di gruppo, ma di una condivisione di esperienze che stimola al cambiamento e al riequilibrio. Non viene affrontata «solo la dipendenza in sé, ma la vita a 360°. E il confronto porta a modificare il comportamento».
Il club, o meglio, la comunità multifamiliare di Piombino, come la chiama Manfredo Bianchi, conta oggi la partecipazione di 15 famiglie, che si incontrano una volta a settimana per due ore, divise in due gruppi. Ma, una volta finito il colloquio collettivo in sede, le famiglie si scambiano telefonate e organizzano iniziative insieme, perché è importantissimo coltivare relazioni. Il lavoro non ha una scadenza, a volte dura anni.
«Questo è un luogo dove si fanno progetti, ponendosi obiettivi. – sottolinea Bianchi – In 15 anni avremo incontrato un centinaio di famiglie. A Piombino la crisi economica ha influito sul disagio, anni di cassa integrazione conducono a non avere più obiettivi e si tende ad addormentare le emozioni, attraverso l’utilizzo di droghe e alcol o giocando d’azzardo».
Alcuni di coloro che si incontrano in via Dalmazia lo fanno per scelta diretta. Altri sono indirizzati dai servizi sanitari, con i quali il club collabora. Su richiesta delle famiglie sono previsti incontri con psicologi o psichiatri, ma l’attività del club non è medica, bensì «di solidarietà. Qui lavorano volontari. Molti hanno vissuto, in passato, esperienze di dipendenza e hanno deciso di rimanere per aiutare. Ci mancano però volontari con professionalità specifiche, come psicologi e assistenti sociali, e penso che il rapporto con i servizi dovrebbe essere rafforzato».
Una delle realtà con cui il club collabora è il Sert. Secondo le statistiche fornite nel 2016 dal Servizio per le tossicodipendenze di Piombino, il Sert ha avuto, nel 2014 circa 330 contatti con persone comprese tra i 16 e i 65 anni. Duecento erano tossicodipendenti, con un uso prevalente di eroina, come prima sostanza, e di cocaina. Circa novanta avevano problemi di alcol e una ventina di gioco d’azzardo. Nel 2015, invece, i contatti sono stati 276, un 20% dei quali costituiti da donne.
Al Sert spiegano che negli ultimi anni è aumentato l’uso dei cannabinoidi, soprattutto nei giovani, mentre è diminuito il consumo di allucinogeni, come l’Lsd. C’è poi chi fa uso di più droghe insieme, come eroina e cocaina combinate con l’alcol. «In questi ultimi anni secondo me – dice Bianchi – abbiamo assistito a un ritorno del consumo di eroina e cocaina, mentre in precedenza si usavano maggiormente sostanze come l’ecstasy. Il consumo di alcol, invece, è costante, del resto è la droga più a portata di mano». Abbattere i propri muri interiori, rafforzati dalle condizioni create dalla crisi economica, e rinunciare ad anestetizzarsi al mondo non è facile. «Qui viene chi si nega alla socialità – conclude Bianchi –, ci sono persone che hanno molto da dare. Devono trovare la forza di imparare di nuovo a vivere».
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