Il Tirreno

«Unicoop non rispetta i patti»

di Cecilia Cecchi
«Unicoop non rispetta i patti»

Zannotti (Cgil) annuncia nuove mobilitazioni. Il piano di ristrutturazione non convince, a rischio l’indotto

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VIGNALE RIOTORTO. Piani e accordi non bastano più. La fase di avvio del piano di ristrutturazione Unicoop ha alimentato la paura di nuove chiusure e dismissioni tra i lavoratori, che ieri si sono riuniti in assemblea davanti alla direzione a Vignale. Non convincono poi le modalità applicative degli ammortizzatori sociali concordati.

«Siamo qui con rabbia e commozione, Unicoop Tirreno è una storia lunga 72 anni», esordisce Pieralba Fraddanni, segretaria Filcams Cgil Livorno. Poco più di un’ora d’interventi per far conoscere «un problema che non si può più nascondere come la polvere sotto il tappeto: lo stato di crisi è gravissimo, tanti sono i posti di lavoro a rischio» ripetono quanti sono riuniti sul piazzale.

Con voce rotta dall’emozione una dipendente legge un documento scritto coi colleghi, con dentro la storia de “La Proletaria”, dal ’45 a oggi: «La Cooperativa oggi è impegnata in uno sforzo di risanamento immane. I lavoratori non si tirano indietro e sono disposti ai sacrifici, purché distribuiti su tutti in modo proporzionato, sacrifici che consentano di vedere un traguardo, una luce, una strada. Una prospettiva di futuro. Sacrifici che richiedono un tempo adeguato per essere affrontati e sopportati. Sacrifici che devono consentire alla Cooperativa di riprendersi, non semplici tagli».

A Vignale ci sono il sindaco Massimo Giuliani e la coordinatrice provinciale di Sinistra Italiana Simona Ghinassi. «Inaccettabile che Unicoop Tirreno non abbia un piano industriale – dice Fabrizio Zannotti, segretario provinciale Cgil – I piani annunciati a oggi non sono stati rispettati visto quanto sta già succedendo a Livorno, dalla chiusura di via Mastacchi alla gestione non concordata della cassa integrazione. Al netto – aggiunge – c’è da capire che cosa vuol fare da grande Unicoop, senza più rinvii, vista la già grave situazione di crisi della Val di Cornia. Unicoop vuol dire commercio, trasporti, agricoltura: un mondo che rischia di risentire in negativo della situazione. Occorre che le vertenze vengano unificate – spiega Zannotti – mettendo insieme il lavoro a Piombino, in tutti i comparti di tutte le categorie, dietro Aferpi e le ditte d’appalto. Con Unicoop non sono 400 i posti in ballo, ma l’intero indotto che rischia di saltare».

Per il sindaco Giuliani «purtroppo si tratta di un’ennesima dimostrazione che su di noi il vento di crisi non accenna a diminuire. Anche in quest’ambito commerciale, non possiamo permetterci nessun tipo di ulteriore passo indietro occupazionale e di sviluppo: sarebbe uno degli atti finali per estinguere un territorio. L’azienda – prosegue Giuliani – non può pensare di tagliare con atti unilaterali, ci sono cose da fare tutti insieme, ciascuno col proprio ruolo. Da rivedere se il piano industriale resta perseguibile, altrimenti bisogna trovare basi comuni da cui ripartire, studiando azioni, tempi, modi. Se stiamo fermi saremo travolti. Il Comune – conferma – non vuole scagliarsi contro l’azienda, ma sicuramente siamo dalla parte dei lavoratori». Giuliani resta concentrato sulla volontà di traghettare abitanti e territorio «da un punto consunto di produttività a un nuovo tipo di sviluppo... Restiamo a disposizione per far dialogare le parti e faremo quanto necessario anche in ambito politico».

Luciano Gabrielli, Mdp, ex segretario Fiom, con la passione che lo contraddistingue garantisce aiuto: «Pronti sempre a dare una mano, ma i dirigenti si sveglino e taglino i costi di gestione. Saremo sempre al vostro fianco». Tutto affinché non siano i lavoratori a pagare il costo del risanamento e Unicoop conservi un’identità. L’assemblea di ieri pare solo l’inizio di nuove iniziative di mobilitazione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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