La manifestazione
Vertenza Unicoop, il sindacato: "Non rispettano i patti"
Zannotti (Cgil) annuncia nuove mobilitazioni. Il piano di ristrutturazione non convince, a rischio l’indotto. L’azienda: i primi risultati sono nei limiti degli impegni assunti
VIGNALE RIOTORTO. Piani e accordi non bastano più. La fase di avvio del piano di ristrutturazione Unicoop ha alimentato la paura di nuove chiusure e dismissioni tra i lavoratori, che giovedì 26 ottobre si sono riuniti in assemblea davanti alla direzione a Vignale. Non convincono poi le modalità applicative degli ammortizzatori sociali concordati.
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«Siamo qui con rabbia e commozione, Unicoop Tirreno è una storia lunga 72 anni», esordisce Pieralba Fraddanni, segretaria Filcams Cgil Livorno. Poco più di un’ora d’interventi per far conoscere «un problema che non si può più nascondere come la polvere sotto il tappeto: lo stato di crisi è gravissimo, tanti sono i posti di lavoro a rischio» ripetono quanti sono riuniti sul piazzale.
Con voce rotta dall’emozione una dipendente legge un documento scritto coi colleghi, con dentro la storia de “La Proletaria”, dal ’45 a oggi: «La Cooperativa oggi è impegnata in uno sforzo di risanamento immane. I lavoratori non si tirano indietro e sono disposti ai sacrifici, purché distribuiti su tutti in modo proporzionato, sacrifici che consentano di vedere un traguardo, una luce, una strada. Una prospettiva di futuro. Sacrifici che richiedono un tempo adeguato per essere affrontati e sopportati. Sacrifici che devono consentire alla Cooperativa di riprendersi, non semplici tagli».
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A Vignale ci sono il sindaco Massimo Giuliani e la coordinatrice provinciale di Sinistra Italiana Simona Ghinassi. «Inaccettabile che Unicoop Tirreno non abbia un piano industriale – dice Fabrizio Zannotti, segretario provinciale Cgil – I piani annunciati a oggi non sono stati rispettati visto quanto sta già succedendo a Livorno, dalla chiusura di via Mastacchi alla gestione non concordata della cassa integrazione. Al netto – aggiunge – c’è da capire che cosa vuol fare da grande Unicoop, senza più rinvii, vista la già grave situazione di crisi della Val di Cornia. Unicoop vuol dire commercio, trasporti, agricoltura: un mondo che rischia di risentire in negativo della situazione. Occorre che le vertenze vengano unificate – spiega Zannotti – mettendo insieme il lavoro a Piombino, in tutti i comparti di tutte le categorie, dietro Aferpi e le ditte d’appalto. Con Unicoop non sono 400 i posti in ballo, ma l’intero indotto che rischia di saltare».
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Per il sindaco Giuliani «purtroppo si tratta di un’ennesima dimostrazione che su di noi il vento di crisi non accenna a diminuire. Anche in quest’ambito commerciale, non possiamo permetterci nessun tipo di ulteriore passo indietro occupazionale e di sviluppo: sarebbe uno degli atti finali per estinguere un territorio. L’azienda – prosegue Giuliani – non può pensare di tagliare con atti unilaterali, ci sono cose da fare tutti insieme, ciascuno col proprio ruolo. Da rivedere se il piano industriale resta perseguibile, altrimenti bisogna trovare basi comuni da cui ripartire, studiando azioni, tempi, modi. Se stiamo fermi saremo travolti. Il Comune – conferma – non vuole scagliarsi contro l’azienda, ma sicuramente siamo dalla parte dei lavoratori». Giuliani resta concentrato sulla volontà di traghettare abitanti e territorio «da un punto consunto di produttività a un nuovo tipo di sviluppo... Restiamo a disposizione per far dialogare le parti e faremo quanto necessario anche in ambito politico».
Luciano Gabrielli, Mdp, ex segretario Fiom, con la passione che lo contraddistingue garantisce aiuto: «Pronti sempre a dare una mano, ma i dirigenti si sveglino e taglino i costi di gestione. Saremo sempre al vostro fianco». Tutto affinché non siano i lavoratori a pagare il costo del risanamento e Unicoop conservi un’identità. L’assemblea di ieri pare solo l’inizio di nuove iniziative di mobilitazione.
«Ma noi stiamo lavorando per il rilancio». Poco dopo la fine dell’assemblea di Vignale, Unicoop Tirreno ha diffuso una nota in cui sostiene di essere «impegnata nel risanamento e nel rilancio dell’impresa secondo gli obiettivi fissati nel piano industriale 2017-2019. Il rilancio passa, oltre che dal miglioramento della gestione caratteristica, dalla riorganizzazione aziendale e dalla riduzione dei costi».
«Oltre a prevedere un generale efficientamento – prosegue l’azienda – la riorganizzazione passa attraverso il rilancio dei punti vendita dai quali ci si attende un miglioramento dei risultati (su alcuni nel 2017 la Cooperativa ha compiuto investimenti), ma pure con chiusure e cessioni di punti vendita in forte perdita. Parimenti si sta procedendo nella riduzione dei costi dei servizi che la sede di Vignale eroga a supporto delle attività di vendita e, più in generale, dei costi di funzionamento della cooperativa. I risultati che si registrano e le stime che si stanno proiettando per il ’17 si collocano entro i limiti che la cooperativa si è assegnata e degli impegni assunti con le coop finanziatrici. Determinante sarà il lavoro di questi ultimi mesi e la chiusura dell’esercizio annuale. Su queste basi si delineerà lo sviluppo del piano nel 2018».
Rispetto agli accordi sindacali sottoscritti Unicoop spiega che «consentono di conseguire l’obiettivo di minimizzare, con l’utilizzo degli ammortizzatori sociali, gli effetti della riorganizzazione sulle persone».
Unicoop Tirreno occupa oltre 4mila dipendenti di cui oltre 400 facenti capo alle attività di sede. «A oggi – ricorda l’azienda – in coerenza con gli accordi sindacali, è stata definita l’uscita incentivata di 200 persone e il ricorso alla cassa integrazione di 130 persone a Vignale e la ricollocazione in altri punti vendita del personale di rete in esubero per chiusure ed efficientamenti con ricorso a contratti di solidarietà. Su Vignale, lo schema di utilizzo della cassa integrazione – prosegue – impatta su 62 persone. In coerenza con gli obiettivi del piano nel 2017 sono stati chiusi 8 punti vendita (4 in Toscana e 4 nel Lazio) che presentavano irrecuperabili perdite e il personale è stato ricollocato».
Il problema più serio viene individuato dall’azienda nei due punti vendita della Campania e in quello di Terracina (dove sono occupate 130 persone) «che registrano perdite per circa 2,5 milioni annui. La ricollocazione di tutto il personale è insostenibile. Per quanto riguarda le esternalizzazioni si sperimentano soluzioni che riguarderanno 5 persone in sede e una decina in 3 punti vendita del Lazio. Comprendiamo la preoccupazione dei lavoratori ma la cooperativa – è la conclusione – non può sottrarsi al dovere di adottare tutte le possibili azioni di riorganizzazione per ridurre perdite e costi operativi».
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